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Immagine tratta da Green Bond Principles di Icma Group

Il 2021 sarà ricordato, dagli operatori del settore finanziario, come l’anno dei green bond. Vediamo perché…

Un’analisi condotta da Olivia Albrecht, global head of Esg di Tcw, realtà americana presente nel mercato dell’asset management, illustra, in tre passaggi, la fotografia, a fine anno, del mercato obbligazionario verde.

Grazie alla forte sensibilizzazione a valle della Cop26, la conferenza mondiale sul clima, la domanda e l’offerta nei confronti di questo strumento di finanziamento è letteralmente esplosa negli ultimi mesi.

Il primo aspetto, di natura generale, riguarda appunto la crescita del mercato: il valore delle obbligazioni, etichettate come Esg, in circolazione a fine settembre 2021 era pari a 2.300 miliardi di dollari; nell’ultimo trimestre dell’anno sono cresciuti del 43% sull’anno precedente.

La forte crescita dell’offerta dei green bond ha generato un altro fenomeno, positivo, per gli investitori: la riduzione del greenium, ovvero del premium sui green bond.

Questo premio rappresenta il differenziale di prezzo, rispetto a obbligazioni tradizionali analoghe in termini di rendimento, che gli investitori pagano per entrare in possesso di un green bond; tale fenomeno, che è espresso quantitativamente in termini di spread (negativo) si sta riducendo nel corso degli ultimi mesi.

Il terzo punto riguarda l’emissione di bond legati alla Sostenibilità (i sustainability-linked bond), aumentata di 7,4 volte nel 2021 rispetto al 2020 e arrivata a un valore di 25.800 miliardi di dollari.

A differenza dei green bond, i sustainability-linked bond sono strumenti di raccolta fondi più generalisti che consentono all’azienda che ne richiede l’emissione il raggiungimento della propria strategia di Sostenibilità in senso ampio.

Per questa caratteristica intrinseca, quindi, devono essere periodicamente analizzati, così da garantire che gli obiettivi di Sostenibilità si mantengano solidi nel tempo.

L’investitore che voglia indirizzare la propria strategia di gestione del patrimonio verso le obbligazioni green può fare affidamento sui principi dei green bond (green bond principles o Gbp), le linee guida procedurali non vincolanti pubblicate da Icma, International Capital Market Association.

Quali sono i principi dei Green Bond

Le linee guida raccomandano agli emittenti di seguire una procedura e di adottare un’informativa trasparente e accurata, così da orientare al meglio le scelte di investitori, istituti bancari, sottoscrittori e consulenti finanziari.

I principi dei green bond si articolano in quattro componenti fondamentali:

  1. l’utilizzo dei proventi deve essere adeguatamente descritto all’interno della documentazione legale e deve essere destinato a progetti che generano evidenti benefici a livello ambientale (a titolo di esempio: energia rinnovabile, efficienza energetica, prevenzione e controllo dell’inquinamento, trasporto pulito, conservazione della biodiversità, adattamento al cambiamento climatico, edilizia ecologica)
  2. processo di valutazione e selezione del progetto: l’emittente del green bond deve comunicare, in maniera trasparente, gli obiettivi ambientali e i processi con cui si determina la compatibilità dei progetti scelti con i criteri ambientali espressi dalle linee guida (compresi i criteri di esclusione)
  3. i proventi derivanti dai green bond devono essere registrati e tracciati in un sistema informativo controllato in modo appropriato, possibilmente con supervisione da parte di un revisore contabile o soggetto terzo indipendente
  4. attività di reporting: gli emittenti sono tenuti a elaborare e mantenere aggiornate le informazioni relative all’utilizzo dei proventi, quantomeno con cadenza annuale; all’interno del report devono essere elencati i progetti a cui sono stati assegnati i proventi derivanti dal green bond

Icma ha anche elaborato un centro di risorse web che include modelli, case study e documentazione di varia natura utile sia per gli emittenti che per le parti interessate.  (informazioni online).

Le linee guida incoraggiano la supervisione da parte di un revisore esterno, anche in modalità parziale, per garantire obiettività e imparzialità di tutto il processo.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l'area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell'etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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