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Temperature record per terre e mari

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Fonte C3S

Con l’avvio del nuovo anno non scompaiono le due principali minacce: la pandemia e l’allarme sul fonte climatico. Nuovi studi scientifici mostrano infatti che le temperature della Terra e dei mari raggiungono nuovi record

Anno nuovo, problemi vecchi: da un lato la pandemia che non accenna a rallentare la diffusione dei contagi, pur offrendo spiragli positivi per quanto riguarda la letalità del virus. Dall’altro il clima, ormai avviato verso una spirale di record per quanto riguarda l’aumento delle temperature.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, infatti, nel corso del 2021 le temperature dell’oceano Pacifico hanno segnato un nuovo record, raggiungendo i valori più caldi mai misurati per il sesto anno consecutivo.

Ma dato ancora più allarmante è quello legato al Mediterraneo che conferma essere il bacino che si scalda più velocemente.

Lo studio pubblicato, firmato da un team internazionale di 23 ricercatori di 14 istituzioni (tra i quali Simona Simoncelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Franco Reseghetti di Enea), è stato realizzato utilizzando i dati disponibili al 31 dicembre 2021.

I ricercatori evidenziano che la variazione del contenuto termico degli oceani nel 2021 è equivalente all’energia che si otterrebbe facendo esplodere 7 bombe atomiche ogni secondo per tutta la durata dell’anno.

Il nuovo record, avvertono gli studiosi, è stato raggiunto nonostante nel 2021 si sia manifestato il fenomeno conosciuto come La Niña che ha contribuito a limitare il riscaldamento nell’oceano Pacifico.

Simona Simoncelli dell’Ingv sottolinea che “l’oceano assorbe poco meno di un terzo della CO2 emessa dall’uomo, ma il riscaldamento delle acque riduce l’efficienza di questo processo, lasciandone una percentuale maggiore in atmosfera.

Il monitoraggio e la comprensione di come evolvono nelle acque oceaniche la componente termica e quella legata alla CO2, sia individualmente che in sinergia, sono molto importanti per giungere a un piano di mitigazione che rispetti gli obbiettivi approvati per limitare gli effetti del cambiamento climatico.

Per esempio, in conseguenza del riscaldamento delle acque degli oceani (tralasciando l’apporto dell’acqua di fusione dei ghiacciai), sta aumentando il volume e quindi il livello del mare con ripercussioni drammatiche per gli atolli del Pacifico e stati insulari come le isole Maldive ma anche per le nostre aree costiere.

Inoltre, acque degli oceani sempre più calde creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese.

Tutto questo, senza considerare gli effetti biologici: l’acqua più calda è meno ricca in ossigeno influisce sulla catena alimentare, così come acqua con acidità più elevata ha effetti anche pesanti sulle forme viventi“.

Gli ultimi sette anni sono i più caldi a livello globale

Non sono buone nemmeno le notizie riguardanti le temperature del Pianeta. Secondo le rilevazioni del Copernicus Climate Change Service dell’Unione europea, infatti, il 2021 è stato tra i sette più caldi mai registrati.

L’Europa ha vissuto un’estate di estremi con forti ondate di calore nel Mediterraneo e inondazioni in Europa centrale.

Nei sette anni record, il 2021 si colloca tra gli anni più freschi, insieme al 2015 e al 2018. Nel frattempo, l’Europa ha vissuto la sua estate più calda mai registrata, seppur simile alle precedenti estati più calde del 2010 e del 2018.

L’analisi preliminare delle misurazioni satellitari conferma inoltre che le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno continuato ad aumentare nel corso del 2021, con i livelli di anidride carbonica (CO2) che raggiungono un record globale annuale medio di colonna di circa 414 ppm e il metano (CH4) raggiunge un record annuale di circa 1876 ppb.

Le emissioni di carbonio provocate dagli incendi in tutto il mondo ammontano complessivamente a 1.850 megatonnellate, in particolare alimentate dagli incendi in Siberia. Questo dato è leggermente superiore a quello dell’anno scorso (1.750 megatonnellate di emissioni di carbonio), sebbene la tendenza sia in calo dal 2003.

Per Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Servicequesti fenomeni sono un severo promemoria di quanto sia necessario modificare i nostri comportamenti, compiere passi decisivi ed efficaci nella direzione di una società più sostenibile e lavorare al fine di ridurre le emissioni nette di carbonio“.

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