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Inquinamento atmosferico, la politica faccia la sua parte!

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Immagine Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell'Umbria

Il vantaggio, non di poco conto, è che si è ormai accumulata una quantità enorme di informazioni su come ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria. Abbiamo anche le tecnologie per farlo, dal livello locale fino a quello globale. Manca ancora, nonostante ci siano stati dei miglioramenti, l’azione della politica, che spesso guarda a questo problema con troppa compiacenza

A settembre dell’anno scorso la World Health Organization ha presentato le nuove linee guida sull’inquinamento atmosferico, con cui ha fissato limiti molto stringenti per i vari inquinanti, indicando in particolare una media annua per il Pm10 di 15 μg/m3, molto più bassa rispetto al limite attualmente vigente in Europa (40 μg/m3).

Il tema è tornato di attualità in questi giorni, dopo che l’assessore all’ambiente e al clima in Lombardia ha affermato che i valori indicati dalla Who sarebbero impossibili da raggiungere a causa dell’orografia sfavorevole del bacino della Pianura Padana.

Dichiarazioni che hanno suscitato l’immediata presa di posizione di Legambiente, che ha rilasciato un documento in cui, partendo dalla constatazione che il contesto padano appare adeguatamente reattivo alle politiche di riduzione delle emissioni inquinanti, ha evidenziato come adottando misure decise per i trasporti e gli allevamenti intensivi si potrebbero centrare gli obiettivi indicati dalla Who.

Palazzo Lombardia si astiene dall’attivare misure efficaci per tentare di ridurre le emissioni che sono la causa dell’accumulo di inquinanti nell’aria invernale. E i sindaci, a cui spetta anche il compito di tutelare la salute dei cittadini, dato il periodo complicato causato dalla pandemia, aspettano silenziosi che il tempo cambi.

Mai come in questo momento è evidente che le misure da mettere in campo devono essere trasversali se vogliamo tenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico prima di arrivare al limite della sopportazione umana” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

E in tempi nemmeno troppo lunghi: intensificando gli sforzi di riduzione (e non adeguando in ritardo le norme ai cambiamenti e alle richieste dall’Europa) sarebbe possibile avere un’aria decisamente migliore già entro il 2030.

L’analisi degli effetti dei lockdown imposti per contrastare la pandemia da Covid potrebbe dare un contributo alla definizione di migliori politiche di riduzione dell’inquinamento.

È quanto emerge da uno studio da Copernicus Atmosphere Monitoring Service insieme alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, che ha analizzato i livelli dei principali inquinanti (tra cui NO2, ozono, particolato fine Pm2,5 e Pm10) in 47 grandi città europee e il tasso di mortalità associato, nella primavera e all’inizio dell’estate 2020.

Gli autori dello studio hanno stimato che, grazie al momentaneo miglioramento della qualità dell’aria, si siano evitati almeno 800 decessi e che le misure più efficaci sono state quelle che hanno agito sulla quotidianità, come la chiusura di scuole e luoghi di lavoro, mentre quelle relative ai viaggi nazionali e internazionali hanno avuto impatti trascurabili sui livelli di inquinamento locale.

Com’era prevedibile, considerato che la sua fonte primaria è il traffico automobilistico, l’inquinante su cui le misure hanno avuto gli impatti più marcati è l’NO2.

I due anni di pandemia hanno inoltre ribadito la necessità di avere aule scolastiche più salubri (e messo in evidenza i drammatici ritardi della stragrande maggioranza delle strutture), non solo per evitare la diffusione del Covid-19 ma anche per non compromettere capacità di concentrazione e risultati scolastici.

I ricercatori di Qaes, un progetto coordinato da Idm Alto Adige, organizzazione che si occupa di innovazione e sviluppo, hanno condotto uno studio in 12 scuole dell’Alto Adige e del Ticino.

Dall’analisi emerge che solo i sistemi attivi (come per esempio la ventilazione meccanica controllata o i serramenti con apertura automatizzata, che garantiscono un ricambio dell’aria a prescindere dagli interventi degli utenti) e quelli di monitoraggio con notifica (a patto che determinino un intervento manuale o automatico di ricambio dell’aria con un sistema di indicatori semaforici) sono efficaci per abbattere la CO2 (parametro facile da rilevare e da sempre associato alla qualità dell’aria, anche in termini di possibile presenza di sostanze nocive volatili o di virus e batteri).

Nessun miglioramento è stato invece rilevato usando sistemi di purificazione che trattano l’aria senza ricambiarla con l’esterno, né con sistemi passivi (che migliorano l’aria senza bisogno di energia elettrica, come per esempio i tessuti assorbenti e le vernici fotocatalitiche) e nemmeno con i sistemi di monitoraggio senza notifica, che controllano la qualità senza fornire indicazioni sulle azioni da intraprendere.

Qualunque politica di riduzione delle emissioni ha poi bisogno di dati solidi: Skynet è una rete di 100 fotometri installati in tutto il globo (in Italia si trovano ad Aosta, Bologna e Roma) che effettuano misurazioni continue sulle interazioni tra aerosol, nuvole e radiazione solare.

La rete Skynet fornisce informazioni preziose sui cambiamenti climatici e sulla qualità dell’aria e, di recente, il coordinamento delle sue attività è stato assegnato a Monica Campanelli dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche.

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