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Finanziare la crescita sostenibile delle imprese

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investire nella transizione
Foto di Towfiqu barbhuiya da Unsplash

Sono sempre più numerose le aziende italiane che chiedono e ottengono finanziamenti per accrescere la sostenibilità dei propri processi produttivi, spesso operando in un’ottica di economia circolare. Un passaggio necessario per acquisire quella resilienza necessaria ad affrontare le sfide del clima e della decarbonizzazione.

Il rapporto The net zero transition: What it would cost, what it could bring, appena pubblicato da McKinsey & Company, non lascia spazio ai dubbi.

Fin dalle prime pagine, chiarisce infatti che per raggiungere le emissioni nette zero occorrerà trasformare l’economia globale e, in particolare, i sistemi energetici e quelli legati all’uso dei suoli.

Un’operazione colossale, che da qui al 2050 proclamerà svariati vincitori e lascerà sul campo molti sconfitti ma che, se gestita in modo ordinato, potrà generare almeno 15 milioni di nuovi posti di lavoro.

Il numero risulta dalla differenza tra i posti di lavoro persi nella transizione, secondo la società di consulenza potrebbero ammontare a 187 milioni e i 202 creati per soddisfare le necessità di una nuova economia net zero nei 69 paesi considerati nello studio, paesi che assieme generano l’85% delle emissioni globali di gas serra.

Lo studio precisa che la transizione riguarderà tutti settori, a partire dalla generazione di calore ed elettricità per arrivare all’industria (ambito in cui rientrano la produzione di acciaio, cemento e prodotti chimici, l’estrazione e la raffinazione di petrolio, gas e carbone), ai trasporti (compresi quelli aerei, ferroviari e marittimi), al residenziale, all’agricoltura, fino alla silvicoltura e al settore dei rifiuti.

Serviranno, per avviarla e portarla a compimento, somme enormi: il capitale investito in asset fisici dovrebbe ammontare a circa 275 trilioni di dollari, quasi l’8% del Pil globale.

Si tratta di una cifra che, su base annuale, ammonta a circa 9,2 trilioni di dollari, equivalenti a un aumento (rispetto alla spesa attuale) di 3,5 trilioni di dollari in nuove spese per i beni a basse emissioni e per le infrastrutture necessarie.

Somme enormi – lo studio non approfondisce il tema del chi pagherà, limitandosi a precisare che la transizione richiederà un’azione globale, soprattutto per evitare che i costi non siano ripartiti in modo equo – ma comunque inferiori a quelle che sarà necessario sostenere nel caso la transizione non venisse gestita in modo ordinato e che andranno a ridurre i costi degli impatti dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità.

Ed è proprio questa logica, investire oggi per ridurre i costi operativi e scongiurare le conseguenze più pesanti delle turbolenze del clima, che è stata adottata da alcune aziende italiane.

Scarpa, leader nella produzione di calzature per la montagna e l’outdoor, ha annunciato un piano di investimenti da 12 milioni di euro, erogato da UniCredit, con garanzia parziale di Sace, per potenziare sostenibilità, internazionalizzazione e capacità di innovazione.

Per quanto riguarda il primo ambito, verrà ampliato e potenziato l’impianto fotovoltaico della sede di Asolo e sono previsti investimenti in nuovi macchinari che consentiranno di abbattere il consumo di energia e di migliorare l’efficienza energetica nelle produzioni.

Scarpa ha poi deciso di investire sullo sviluppo di materiali totalmente riciclabili ed ecologici senza intaccare le prestazioni e la durata dei propri prodotti e sta inoltre puntando sull’industria 4.0, attraverso un ammodernamento delle infrastrutture It che permetterà di potenziare la digitalizzazione dei processi produttivi.

Anche Lucart, brand del settore cartario, ha concluso un accordo di finanziamento, questa volta da 10 milioni di euro, con Intesa San Paolo, tutelato da Garanzia Green di Sace.

Il finanziamento servirà a sostenere il piano di crescita e di sviluppo dell’azienda, articolato in un’ottica di circolarità ed Eeg (Environmental, Social e Governance).

In particolare, il finanziamento si caratterizza per un meccanismo di pricing legato, da un lato, all’ultimazione della linea produttiva di Castelnuovo di Garfagnana, in provincia di Lucca, che permetterà alla società di aumentare l’utilizzo di packaging alternativo e, dall’altro, al potenziamento del ciclo di recupero dei cartoni per alimenti poliaccoppiati tipo Tetra Pak nello stabilimento di Diecimo (anche questo in provincia di Lucca).

Infine, è stato concluso da pochi giorni l’accordo tra Confapi Calabria, Sorgenia Bioenergie ed Ep New Energy Italia per la creazione di un sistema di controllo sull’origine e il trasporto delle biomasse vegetali da utilizzare per produrre energia rinnovabile.

Il progetto utilizza una piattaforma digitale che consente di confrontare in tempo reale i quantitativi effettivamente venduti e quelli autorizzati in ogni singola area, per garantire che il processo di approvvigionamento sia il più possibile trasparente ed evitare fenomeni di illegalità nel comparto, che in Calabria può fare riferimento a un patrimonio boschivo di oltre 600.000 ettari.

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