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L’agricoltura conservativa è vincente anche per l’ambiente

pubblicato il: - ultima modifica: 16 Febbraio 2022
agricoltura conservativa
Foto di Marta Ortigosa da Unsplash

Le sperimentazioni di agricoltura conservativa effettuate da Veneto Agricoltura possono servire a far partire la transizione verso una vera sostenibilità in campagna.

L’uomo ha bisogno di mangiare per sopravvivere, ma anche la terra ha bisogno del giusto nutrimento per poter continuare a fornirne a noi.

La salute del territorio italiano dedicato all’agricoltura non è delle migliori, in molte aree il terreno sta perdendo sostanze nutritive, subisce fenomeni di erosione, dilavamento e anche desertificazione.

L’agricoltura convenzionale, basata sulla lavorazione del terreno e sull’uso di fertilizzanti, diserbanti e insetticidi, è responsabile di questo depauperamento e il rischio che diverse zone dell’Italia si ritrovino con terreni poveri di sostanze nutritive è molto alto.

Sono in atto diversi programmi di natura europea per accompagnare l’agricoltura industriale verso pratiche più rispettose del suolo.

In Veneto la regione, in collaborazione con l’Università di Padova e Veneto Agricoltura, agenzia per l’innovazione nel settore primario, ha avviato negli anni 2011-2018 una serie progetti, alcuni ancora in corso, di transizione verso l’agricoltura conservativa, un insieme di pratiche agricole che prevedono l’applicazione contemporanea dell’avvicendamento colturale, della riduzione delle lavorazioni e della copertura permanente del suolo.

Obiettivo dell’agricoltura conservativa è permettere al suolo di recuperare e aumentare la sostanza organica e di contrastare i fenomeni erosivi.

In poche parole: tornare fertile, senza necessità di supporti chimici e con interventi meccanici ridotti al minimo necessario. L’esperienza veneta ha dimostrato che un’altra agricoltura è possibile, ma dimentichiamoci Harry Potter e un colpo di bacchetta magica.

La transizione dura diversi anni e ha un costo, specialmente all’inizio. I progetti di Veneta Agricoltura hanno coinvolto tre aziende agricole caratterizzate da una propria impronta pedologica, con un diversa quantità di sostanza organica.

Rispettando i principi dell’agricoltura conservativa si è effettuata la non inversione degli strati del terreno, escludendo di fatto l’aratura, al fine di preservarne la struttura, la pedofauna e la sostanza organica.

Il suolo è stato coperto in modo permanente con colture di copertura, residui e coltri protettive ed è stata effettuata la rotazione delle colture così da garantire diversi vantaggi agronomici, come l’aumento dei microrganismi del suolo, il contrasto alle erbe infestanti e ai parassiti delle piante.

I risultati sono stati positivi per quello che riguarda il ripristino della fertilità del terreno, meno positivi per quello che riguarda le rese, o meglio il calo iniziale fatto registrare dalla agricoltura conservativa rispetto a quella convenzionale è legato al cambiamento di lavorazione, di macchinari e di esperienza.

Inoltre è necessario che il terreno riacquisti le sue migliori caratteristiche e per fare questo è necessario lasciare che la natura faccia il suo corso, per esempio i lombrichi con il loro incessante lavoro permettono al suolo di acquisire la porosità ideale, ma bisogna dargli il tempo di operare e garantirgli l’ambiente idoneo a farlo.

I risultati di questa esperienza di Veneto Agricoltura sono incoraggianti, a patto di accettare un percorso di trasformazione che all’inizio può essere difficile e con dei costi.

Man mano che gli appezzamenti di prova venivano coltivati l’agricoltura conservativa guadagnava punti su quella convenzionale.

Gli studi fatti portano a supporre – solo il tempo darà la conferma – che l’agricoltura conservativa risanando il terreno aumentando la quantità di sostanze nutrienti e proteggendolo da fenomeni erosivi sarà in grado di garantire rese paragonabili a quella convenzionale, ma con saldo energetico positivo, specialmente se si tecniche di agricoltura di precisione.

Un aspetto importante dell’agricoltura conservativa è l’aumento di carbonio organico nel suolo. Questo ha una duplice valenza, indica la fertilità e la qualità dei terreni e permette di sottrarre carbonio dall’atmosfera, fissandolo nel suolo.

Le misurazioni fatte in questi anni hanno mostrato come nei primi strati il carbonio aumenti e questo si mantenga costante nel tempo. Inoltre, parlando di riduzione di gas serra, l’agricoltura conservativa mette sul tavolo una significativa riduzione di emissioni in atmosfera di questi, sia nel breve sia nel medio/lungo periodo.

L’agricoltura conservativa, rispettando i ritmi della natura, è una strada percorribile per rendere più sostenibile la produzione di cibo, salvaguardando la salute del suolo e la biodiversità dei territori. Ora è il momento di dare il via a questa transizione.

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