Home Risparmio energetico Al lavoro sull’energia del 2022 che potrebbe stabilizzare il nostro Paese

Al lavoro sull’energia del 2022 che potrebbe stabilizzare il nostro Paese

pubblicato il: - ultima modifica: 4 Febbraio 2022
accumulo e comunità energetiche

Una tavola rotonda con esperti del settore per affrontare le nuove sfide legate ai temi energetici, al rinnovamento e alla riqualificazione del costruito, per una comunità che guarda al futuro. E crea posti di lavoro. Qualificati…

I problemi legati all’energia – consumo e poca efficienza in primis – sono tanti e lo dimostrano anche le pesanti critiche legate al Dl Sostegni volto a contenere l’aumento dei costi delle bollette e che invece ha scontentato tutti.

Ma non mancano neppure le opportunità che collimano con riqualificazione anche di territori e professioni e transizione energetica. Opportunità che sono in mano a una filiera di professionisti identificabili con architetti, progettisti e installatori.

A monte le soluzioni dei vendor. Dunque, per capire meglio le tendenze in atto, greenplanner.it ha riunito attorno a una tavola rotonda – virtuale – alcuni rappresentanti proprio della filiera citata.

Ecco, il reportage con gli interventi di Roberto Tognetti, direttore di Fondazione Italia Rigenera e architetto esperto di riqualificazione; Paolo Panciroli, funzionario di Cna Lombardia, esperto di energia; Paolo Cattaneo, Ceo di Aurica Energia che proprio in Cna Lombardia è capofila di una trentina di società esperte in efficienza energetica; Simone Scotto di Carlo, direttore tecnico e presidente di Is Energy (azienda di professionisti e installatori che progetta e realizza interventi di riqualificazione energetica ed efficienza energetica) e l’architetto Fabio Sironi, esperto nella gestione energetica e responsabile della Commissione Tecnica e Sostenibilità dell’ordine Architetti di Monza e Brianza.

Con noi anche Fabio Ottavi, direttore commerciale di Sonnen e il collega della stessa divisione commerciale Alberto Sabbadin.

I focus identificati come opportunità del 2022 sono le comunità energetiche, l’accumulo soprattutto collegato a impianti da fotovoltaico e lo scambio sul posto: elementi concatenati tra di loro e su cui è possibile, da un certo punto di vista, innescare una sorta di stabilità energetica italiana.

Di rinnovabili abbiamo molto bisogno e anche il comparto residenziale può contribuire a ottenere buoni risultati.

Comunità energetiche avanti tutta

E allora ben vengano le comunità energetiche (che forse in un certo senso ci sono già).

Il punto di partenza per definire le comunità energetiche deriva da una prima constatazione tecnica, ovvero che la rete elettrica che attraversa il nostro Paese è ormai datata, nata per un sistema centralizzato di distribuzione, che quindi presenta difficoltà nella gestione dello scambio sul posto, perché non riesce ad assorbire e a gestire tutta l’energia in entrata.

Di fronte a questo problema, la soluzione possibile è incentivare l’autoconsumo, ovvero incentivare la produzione di energia elettrica in quantità sufficiente per le esigenze di una comunità.

Fino a oggi è stata proposta la possibilità di vendere al gestore di energia le quantità eccedenti prodotte dal fotovoltaico, quindi prodotte con fonte rinnovabile e non consumate, immettendole nella rete per altri utilizzi, ma andando a destabilizzare la rete stessa.

La direttiva europea 22/4/21 prevede quindi la graduale abolizione dello scambio sul posto: i proprietari dell’impianto potranno/dovranno gestire la propria produzione in maniera differente.

E come spiega bene Sabbadin: “ciò riguarderà all’inizio i nuovi impianti“. Cosa accadrà dunque con l’introduzione di questa direttiva?

Oltre al fatto che converrà meno vendere energia alla rete, ci sarà molta più consapevolezza delle quantità che non dobbiamo più sprecare (una volta le rivendevamo alla rete) e che possiamo immagazzinare (con un sistema di accumulo) o girare a un partner della nostra stessa comunità energetica.

L’importanza dell’accumulo

Grazie al fotovoltaico combinato con i sistemi di accumulo è possibile creare un mondo nel quale i bisogni energetici del singolo possono essere soddisfatti attraverso una fonte di energia pulita e decentralizzata, un sistema in cui tutti gli utenti siano in grado di connettersi tra di loro per condividere l’energia quando e dove ne hanno bisogno.

Questo rappresenta oggi il nuovo obiettivo, nell’ottica di emancipare il nostro mondo dalla dipendenza dall’energia da fonte fossile; parliamo quindi di energia pulita, a basso costo, e gestibile in modo più proficuo, perché l’accumulo risolve la criticità delle fonti rinnovabili, che per loro natura non sono programmabili né preventivabili.

Panciroli ha evidenziato che Regione Lombardia ha già pianificato una legge per sostenere la nascita delle comunità energetiche, così come altre regioni italiane.

Inoltre, in riferimento alle aree industriali dismesse e al Pnrr ha precisato che “ci è stato presentato un avviso e prime indicazioni legati alla necessità di raggiungere obiettivi per promuovere la produzione locale di idrogeno da fonti rinnovabili, il relativo uso, utilizzando le aree industriali abbandonate – spiega il manager di Cna – La ricaduta sarà sul tessuto economico locale nei settori dell’industria e piccola media imprese. Per cui c’è un grande lavoro da fare attorno a questo tema delle aree industriali da recuperare, aree che possono essere messe in disponibilità per lo sviluppo di nuovi progetti. In questo caso verrà messa a disposizione attraverso questo avviso secondo le prime indicazioni una risorsa che ammonta circa a 500milioni di euro per l’Italia complessivamente intesa“.

Si sperava che ogni Regione non procedesse in autonomia, ma a quanto pare invece sarà di nuovo così.

Fabio Ottavi di Sonnen torna sul tema: sottolineando come in effetti le comunità energetiche siano ancora progetti sperimentali ma con una forte adesione sul territorio e qui – ritiene il manager – “effettivamente l’accumulo di energia agisce come stabilizzatore della rete. È già successo: Sonnen sta lavorando con Terna per stabilizzare, all’abbisogna i carichi. Ciò dimostra come le rinnovabili servano al Sistema Italia più di quanto si pensa. E sulla consapevolezza va ricordato un caso emblematico legato a un 25 aprile (era il 2016) dove in alcune zone della Sicilia si è avuto un fenomeno di sovraproduzione di energia, superiore alla quantità di energia richiesta e la tariffa zonale oraria, in alcune zone, è andata a 0“.

Ma è andata a zero – sottolinea Ottaviper il semplice motivo che in Italia non può andare in negativo, perché altrimenti chi produceva energia avrebbe dovuto pagare la rete per quel tipo di servizio“.

Ecco qui l’importanza dell’accumulo.

Informare e formare

Peccato, che il cliente finale sia poco informato di tutto ciò: questi temi – è emerso dalla tavola rotonda – sono ancora poco conosciuti soprattutto in Italia; da non molto anche i singoli proprietari di casa stanno pensando di svincolarsi dalla dipendenza dal gas e richiedono quindi di potersi staccare dall’impianto e utilizzare soltanto energia elettrica, ma spesso si opta ancora per sistemi ibridi.

Gli aumenti recenti dei costi dell’energia sicuramente offrono nuovi spunti di riflessione. Secondo l’architetto Sironi si tratta anche di fare una corretta informazione perché “già attraverso una riqualificazione energetica attenta, che agisce sull’involucro e sull’impianto, elevando le prestazioni di entrambi, l’edificio stesso diventa una accumulatore di energia; per questo in realtà possiamo già ragionare in comunità energetiche se intese sia su macroscala che su microscala; nota però anche che su questo fronte non sono ancora stati previsti incentivi necessari e anzi direi indispensabili in quanto a fronte di un impianto fotovoltaico realizzato i costi della batteria di accumulo dell’energia sono ancora molto alti“.

Tutti i presenti alla tavola rotonda concordano sul fatto che serviranno i contributi della parte dello Stato per procedere su questa strada.

Le tecnologie dell’accumulo hanno avuto un ottimo sviluppo è attualmente possono godere di quanto previsto dal Superbonus, ma è ancora una misura non sufficiente e inoltre limitata nel tempo.

Quello che fa un po’ da freno in questo momento – sottolinea Simone Scotto di Carloè che un sistema di accumulo da 10Kw/h costa più o meno come un impianto fotovoltaico da 5-6 kw quindi è difficile da proporre se non ci sono degli incentivi adeguati in questo campo“.

Scotto di Carlo e la sua azienda puntano a rendere le case degli italiani libere dal gas e ricorda anche il perché: “sono ancora troppo gli incidenti che avvengono per metano o Gpl“.

Però, ammette, il mercato in questo momento è drogato dal Superbonus: “I clienti vogliono avere una bolletta ridotta del 70/80%, vogliono avere l’App dove controllano l’autoconsumo tutti i giorni e sono felici di vedere che in giornate di pieno sole il prelievo della rete ammonta all’1-2%. Quindi diciamo che l’utente medio, che si affaccia al mondo delle rinnovabili, del risparmio energetico, vuole l’accumulo perché, offrendoglielo insieme al fotovoltaico, trainato dal superbonus, è troppo conveniente“.

Ma che succede se non si rientra? Nel dibattito emerge l’indispensabile necessità di progettare un impianto fotovoltaico in modo molto preciso e quindi di avere una adeguata formazione delle figure professionali, un aspetto questo su cui si può ancora agire e migliorare.

È infatti importante la costruzione di un impianto equilibrato; il fine ultimo resta la costruzione di un edificio sostenibile, quindi più in generale l’approccio a una vita più rispettosa dell’ambiente.

E va detto: ci sono grandi opportunità professionali per gli esperti e gli specialisti di queste tematiche. Tutti i presenti lo hanno sottolineato: il settore assume, il lavoro qui non manca.

Paolo Cattaneo di Aurica lo fa notare: “se disegnare un impianto efficiente non è complicato, farlo bene è un’altra cosa: l’impianto fotovoltaico di per sé stesso, tecnicamente, non è un impianto complesso, però va progettato opportunamente. E non è così facile trovare figure professionali all’altezza dell’attività e penso che ancora serva un’adeguata formazione. Figure senior in grado di fare bene questa attività non sono così diffuse. Collegare una batteria non è complesso, ma è farla funzionare bene che diventa più delicato. Su questo ci sono sicuramente delle mancanze professionali“.

Formare, incentivare le professioni e riqualificare. Ecco i tre verbi che sono emersi nella tavola rotonda virtuale organizzata da GreenPlanner.

È tutta questione di riqualificazione: lo sa bene Roberto Tognetti, lui da tempo lavora con la Fondazione che dirige per rigenerare territori e società. E lo dice bene: “il tema energia è importante, ma spesso ancora sottovalutato“.

Con le comunità energetiche si potrà raggiungere un doppio livello di efficienza forse. Anche a livello di territori. Speriamo.

(alla stesura dell’articolo hanno collaborato Cristina Molteni e Camilla Lorenzi)

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