Cos’è la plastica Pet e come si ricicla

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Foto di tanvi sharma da Unsplash

La plastica può impiegare fino a cento anni prima di decomporsi completamente e, dato che i tempi di decomposizione sono così lunghi, migliaia di oggetti di plastica si depositano e accumulano ogni anno in ogni fiume, mare e spiaggia di tutto il mondo.

Tali residui di plastica possono influire negativamente sulla vita di moltissime specie animali, che potrebbero mangiarli accidentalmente, rimanere feriti o, peggio ancora, intrappolati.

Dalle balene alle tartarughe marine fino anche agli uccelli e ai crostacei che a loro volta vengono mangiati dall’essere umano, la realtà compromessa dai residui di plastica è molto più ampia di quello che si possa pensare.

Che cos’è la plastica Pet

Esistono nel mondo più di 200 tipologie differenti di plastica, alcune riciclabili (per esempio Pet, Pvc e Ldpe) e altre non riciclabili (per esempio Policarbonato e Bpa).

Tra queste sicuramente il Pet è la più virtuosa in quanto non solo è riciclabile al 100% e riutilizzabile un numero elevato di volte, ma è anche sicura e idonea allo stretto contatto con gli alimenti.

La plastica Pet è infatti il tipo di plastica maggiormente utilizzata nella produzione di bottiglie per acqua, succhi di frutta, latte e altre bevande in quanto è adatta per il contatto con i prodotti alimentari. Il Pet – polietilene tereftalato – è in realtà una resina termoplastica che può essere di forma amorfa (intermedia tra solida e liquida) o di forma semi-cristallina.

Il Pet si produce con il petrolio, con il gas naturale o con delle materie prime di origine vegetale ed è completamente riciclabile. Infatti, la plastica Pet si può riutilizzare molteplici volte sia per la realizzazione di bottiglie che per moltissimi altri prodotti e oggetti di vario genere.

Per riconoscere quando un prodotto è realizzato con questo specifico tipo di materiale riciclabile, basta cercare sulla sua superficie il classico simbolo triangolare proprio del riciclo o la scritta Pet all’interno di una figura circolare o esagonale.

I prodotti monouso che verranno vietati

Per far fronte all’inquinamento sia dei mari che dell’ambiente in generale, l’Unione europea ha approvato una direttiva che si muove basicamente su due linee guida principali:

  • riduzione di prodotti di plastica monouso
  • incentivo a riciclare plastica già esistente nell’ambiente per la creazione di nuovi prodotti

A seguire la lista dei prodotti di plastica monouso che dal 2022 non possono più essere prodotti.

  • cannucce
  • piatti
  • salviette umidificate
  • posate
  • contenitori alimentari
  • scatole monouso
  • assorbenti igienici
  • aste per palloncini
  • cotton fioc
  • sacchetti per l’immondizia in plastica leggera
  • contenitori alimentari in polistirolo espanso
  • articoli di plastica oxo-degradabili

Sono inoltre inclusi nella direttiva europea anche i rifiuti da tabacco (per esempio i mozziconi di sigaretta che contengono il 50% di plastica) e gli articoli da pesca.

Effetti sull’ambiente del riciclo di plastica

Secondo una stima effettuata da Althesys è risultato che mentre il riciclo degli imballaggi di plastica è costato circa 1,9 miliardi di euro, i benefici tratti da tale riciclaggio sono stati pari a 4,9 miliardi di euro, ovvero molto più del doppio.

Tali benefici provengono sia da un utilizzo minore delle materie prime che, di conseguenza, dalla riduzione dello smaltimento dei rifiuti.

Il tema dell’inquinamento, però, non è soltanto una problematica ambientale, ma un fenomeno che riguarda ogni singolo individuo.

Uno studio effettuato dall’Agenzia dell’Ambiente Austriaca su 8 soggetti di diverse parti del mondo, infatti, ha dimostrato che le microplastiche sono presenti anche nella catena alimentare degli umani.

È importante dunque incentivare le pratiche di riciclo e l’utilizzo di prodotti riciclabili in modo da ridurre l’inquinamento di oggi e prevenire quello di domani.

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