La transizione energetica, in Italia, passa necessariamente dall’energia solare

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Obiettivo decarbonizzazione: non c’è più tempo se vogliamo riuscire a raggiungere gli obiettivi che, come Europa, ci siamo posti entro il 2030. L’energia solare è la fonte energetica pulita e più facilmente sfruttabile in Italia. Ma si deve fare in fretta

Se come recita il ritornello di una celebre canzone, questo è il Paese del Sole, è arrivato il momento di investirci fortemente e di usare l’energia solare per decarbonizzare il più possibile.

Soprattutto in ambito residenziale, dove le possibilità di efficientamento e di sfruttamento delle energie rinnovabili porta vantaggi sia al singolo utente sia all’interna nazione.

I dati relativi allo scorso anno sono positivi: per quanto riguarda il fotovoltaico, infatti, Terna mostra come le installazioni in ambito residenziale siano cresciute di oltre il 30% nel 2021, passando da una produzione di 18,9 GW nel 2020 a 25,2 GW nel 2021.

In calo invece le installazioni nel segmento commerciale-industriale, scese a 19,9 GW rispetto ai 20,6 GW dell’anno precedente, probabilmente a causa della crisi economica che ha investito i settori produttivi.

Le previsioni per il 2022 sono anche migliori e a trainare la crescita del settore, per gli esperti, sarà la necessità di accelerare la transizione energetica e di ridurre sempre di più la nostra dipendenza dal gas importato; il fotovoltaico è quindi la via migliore e più immediata.

Il residenziale sarà, anche per il 2022, il settore in cui le installazioni di impianti fotovoltaici cresceranno maggiormente. Soprattutto perché gli utenti hanno imparato che, oltre a fare del bene all’ambiente, attraverso l’energia solare si possono ottenere significativi risparmi economici.

Soprattutto se si può configurare e acquistare in autonomia, direttamente attraverso una piattaforma online, l’impianto più adatto alla propria situazione immobiliare come permette di fare l’offerta fotovoltaico di Sorgenia.

Innovazione tecnologica ed efficienza energetica

A dare una mano al settore energetico ci sono, inoltre, due grandi trend: il primo è quello legato all’efficienza energetica – che riguarda incentivi e bonus fiscali – e quello dell’innovazione tecnologica per la produzione di moduli e di sistemi di accumulo avanzato.

Nel primo caso, è indubbio che la prima forma di decarbonizzazione è quella legata alla riduzione degli sprechi energetici. Se attraverso una maggiore educazione civica e prezzi, si riducono gli sprechi, va da sé che verranno ridotte anche le emissioni.

Inoltre, grazie agli incentivi fiscali offerti dal Governo, si è anche provveduto a una riqualificazione energetica del nostro parco immobiliare – tra i più vecchi e i meno efficienti d’Europa. Grazie a cappotti esterni, a nuovi infissi, all’installazione di caldaie moderne e più efficienti si è andati ad agire su un minor impatto ambientale del comparto residenziale.

Per quanto riguarda invece l’innovazione tecnologica, stiamo assistendo a una ricerca per sviluppare pannelli fotovoltaici sempre più efficienti e con materiali meno costosi – progettando i prodotti anche in un’ottica di economia circolare, che punta al riciclo dei materiali – e, soprattutto, per la realizzazione di batterie e sistemi di accumulo sempre più performanti.

Dal momento che l’energia solare non è programmabile e dipende fortemente dai periodi di luce, in cui il pannello fotovoltaico produce energia, le possibilità di accumulo dell’energia, in modo efficiente, sarà sempre più decisiva.

Ecco che a questo proposito, fa ben sperare quanto realizzato da un team di ricercatori tedeschi, che ha sviluppato un metodo per immagazzinare l’energia prodotta dal Sole in una molecola, per riutilizzarla in un secondo momento.

La particolarità del processo inserito nello studio pubblicato su Nature Chemistry – che al momento è focalizzato alla produzione di idrogeno – sta però nel fatto che le molecole che trattengono l’energia possono essere caricate e scaricate più volte, in modo più efficiente e con tassi di riutilizzo maggiori rispetto agli attuali sistemi.

Con evidenti vantaggi per la produzione di sistemi di accumulo innovativi, anche se, al momento, il processo si basa su un metallo raro – il rutenio – e molto costoso. Si dovranno, quindi, trovare alternative più sostenibili economicamente, ma la via è tracciata.

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