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Facciamolo questo vuoto a rendere: ne guadagneremmo tutti

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Marzo 2022
vuoto a rendere
Immagine da Depositphotos

Perché conviene recuperare con un sistema di deposit return system – il vuoto a rendere – bottiglie di plastica, vetro e lattine? Ce lo spiega Silvia Ricci del coordinamento Campagna A Buon Rendere – molto più di un vuoto

Gli italiani sono favorevoli al vuoto a rendere per bottiglie di plastica, vetro e lattine. Lo dice un’indagine condotta da AstraRicerche: l’83% è a favore di un sistema di desposito cauzionale per contenitori monouso di bevande.

La risposta positiva ha indotto l’Associazione nazionale Comuni Virtuosi (in collaborazione con molte associazioni ambientaliste) a spingere sull’acceleratore e a lanciare la campagna A Buon Rendere – molto più di un vuoto.

Solo lo scorso novembre il governo Draghi era stato sollecitato a prendere una decisione. Ora è la volta dei cittadini: la campagna A Buon Rendere – molto più di un vuoto punta a sensibilizzare i cittadini, la politica, l’industria delle bevande e della distribuzione organizzata sui benefici di un sistema di deposito.

A tal fine, la campagna si avvarrà di strumenti quali petizioni, sondaggi, eventi pubblici, attività di citizen science, quali i report sui materiali che frequentemente si trovano dispersi durante i cleanup, produzione di studi e di materiali divulgativi.

A Buon Rendere – molto più di un vuoto vuole essere una voce autorevole nel dibattito italiano per contribuire alla velocizzazione dei tempi di approvazione di una legge nazionale.

I vantaggi del vuoto a rendere

Molti gli aspetti positivi legati all’introduzione di un sistema di deposito cauzionale: dalla protezione dell’ambiente, agli obiettivi meglio centrati di raccolta selettiva e riciclo – nei Paesi europei dove si fa Drs (Deposit return system) i tassi medi di intercettazione degli imballaggi per bevande superano il 90%.

Silvia Ricci, del coordinamento Campagna Abr si batte da anni per portare il tema all’attenzione di tutta la catena degli stakeholder del settore. La Ricci ammette che tra gli ostacoli maggiori c’è la “mancanza di una legge/normativa che renda il sistema obbligatorio per tutti i produttori di bevande“.

Eppure questo è fondamentale: “Il primo passo in tutti i Paesi che hanno in vigore un Drs – fa notare la Ricciè stato quello di arrivare alla formulazione di decreti attuativi che normino il sistema di deposito cauzionale che nelle esperienze europee più moderne e di maggiore successo ha portata nazionale.

Deve diventare obbligatorio per tutti i produttori di bevande e deve prevedere la raccolta degli imballaggi vuoti presso la distribuzione organizzata e i rivenditori indipendenti.

Il Governo indica gli obiettivi di raccolta che il sistema deve conseguire nel primo anno e successivi e quanto deve essere l’importo minimo della cauzione in modo che si possa arrivare e superare in poco più di due anni il 90% di intercettazione media degli imballaggi in vetro, plastica e lattina.

I produttori e rivenditori di bevande sono i soggetti incaricati dal Governo a finanziare e gestire il sistema attraverso un ente no profit che si occupa di tutti gli aspetti: dalla contabilità, alla logistica, alla gestione dei dati e dei deposito che sono, attraverso i depositi non riscossi, una delle tre voci che finanziano il sistema“.

Eppure, c’è chi fa vuoto a rendere in Italia: citiamoli…

In Italia non esiste un vero sistema di deposito cauzionale. Ci sono il settore Horeca e i servizi domiciliari che utilizzano bottiglie in vetro ricaricabili, ma il funzionamento non è comparabile a quello che avviene nei paesi dove tali sistemi sono in vigore da tempo e i cittadini trovano a scaffale contenitori destinati alla ricarica (in Germania bottiglie in vetro e Pet) oppure al riciclo.

E invece da chi potremmo prendere come esempio?

La Germania è il Paese europeo con un tasso di riuso più alto in Europa che supera il 50% rispetto all’immesso proprio per la normativa adottata che permette ai cittadini di riportare i contenitori a uso singolo e multiplo presso gli stessi punti di raccolta.

In Italia abbiamo delle iniziative spot incentivanti, diverse a seconda delle località, che prevedono l’elargizione di un incentivo sotto forma di buono o punti fedeltà per i consumatori che partecipano nel programma.

Tali sistemi sono costosi e non permettono certamente il raggiungimento degli obiettivi di raccolta previsti dalla direttiva Sup (90% entro il 2029).

Esperienze simili a quelle italiane avviate all’estero sono state tutte chiuse per varie problematiche ma soprattutto perché economicamente insostenibili.

Problema incentivi: cosa proponete?

Un sistema cauzionale si basa sull’incentivo del deposito che permette intercettazioni sino al 98% dell’immesso, come in Germania sul fronte dei consumatori.

Il sistema che viene finanziato attraverso tre modalità  –contributo Epr pagato dai produttori di bevande, con i proventi dalla vendita delle materie raccolte o via deposito non riscosso dai consumatori che non hanno riconsegnato l’imballaggio vuoto – sta in piedi ambientalmente perché permette un riciclo bottle-to-bottlee o can-to-can economicamente sostenibile perché tutti i soggetti che partecipano al suo finanziamento vengono ripagati per i servizi prestati, mentre i contribuenti non ne pagano i maggiori costi come avviene attualmente.

I rivenditori che raccolgono gli imballaggi vuoti vengono compensati da una commissione di gestione per ogni imballaggio gestito, così come gli operatori della logistica e dello smistamento che permettono ai materiali di arrivare ai riciclatori o agli impianti di lavaggio e imbottigliatori nel caso dei contenitori ricaricabili.

Crediti immagine: Depositphotos

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