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Dall’Ue 50 milioni euro per finanziare l’agricoltura in tempo di guerra

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Il perdurare della guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia e il blocco delle importazioni di grano potrebbero esasperare le situazioni già a rischio nei Paesi dipendenti dalle esportazioni.

La guerra in Ucraina provoca un effetto domino che si ripercuote sull’ambiente, lo stiamo vedendo, ma anche sulle imprese del comparto agricolo.

È quindi fondamentale, per l’Europa, intervenire in maniera concreta, anche accelerando la transizione del sistema alimentare verso una maggiore sostenibilità e resilienza.

Bruxelles mette infatti a disposizione un pacchetto di misure, del valore di 500 milioni di euro, sia per far fronte ai rincari dei prezzi dell’energia e delle materie prime e garantire la sicurezza alimentare dei cittadini, sia per gestire al meglio la qualità dei prodotti agroalimentari esportati e da esportare nel resto del mondo.

I fondi derivano dalla riserva di crisi della Pac a cui si aggiungono i cofinanziamenti nazionali degli Stati membri, che raggiungeranno la quota di 1,5 miliardi di euro.

All’Italia dovrebbero andare 50 milioni di euro, ai quali aggiungere le risorse nazionali. I fondi andranno prioritariamente agli agricoltori impegnati in attività sostenibili e ai settori più colpiti dalla crisi.

L’attenzione in questo periodo è rivolta particolarmente al settore dei mangimi, di cui, il settore agricolo europeo è un importatore.

Gli agricoltori, il prossimo autunno, dovranno anche mettere in agenda una data, quella del 16 ottobre, a partire dalla quale riceveranno gli anticipi sulle misure di sviluppo rurale relative alla superficie e agli animali e quelle del mercato delle carni suine.

Trema la geopolitica dell’agroalimentare

Il perdurare della guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia e il blocco delle importazioni di grano potrebbero esasperare le situazioni già a rischio nei Paesi dipendenti dalle esportazioni.

Russia e Ucraina rappresentano quasi 1/4 delle esportazioni mondiali di grano. Oltre al grano sono anche grandi esportatori di mais, orzo e altri cereali su cui si basa la produzione alimentare di gran parte del resto del mondo.

In Russia, la quota di esportazione di grano è entrata in vigore il 15 febbraio e sarà mantenuta fino al 30 giugno 2022. E poi cosa ne sarà della baguette francese? E l’Italia?

Il Bel Paese, secondo un recente studio della Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – Food and Agriculture Organization of the United Nations), importa ogni anno il 50% del suo consumo di grano tenero e il 40% di quello duro.

Ma chi, per ora, sta maggiormente subendo i risvolti della guerra, vicini ormai alla carestia alimentare, sempre secondo la Fao, sono Paesi come il Libano, la Libia, lo Yemen, il Bangladesh, l’Egitto e la Turchia.

Russia e Ucraina rappresentano anche 1/5 del commercio mondiale di mais e circa l’80% della produzione dell’olio dai semi di girasole e la Fao, stima che fino al 30% delle aree coltivate a grano e a semi di girasole in Ucraina non saranno seminate o non sarà poi possibile raccoglierle, mentre anche un importante Paese agricolo come l’Argentina blocca le esportazioni di diversi prodotti agricoli.

I problemi per le stagioni della semina e del raccolto, aggravati da problemi di manodopera e dei trasporti provocati dalla guerra, potranno avere un impatto sui mercati globali per queste materie prime agricole, innalzando anche i prezzi dei prodotti alimentari per i prossimi 3 anni.

Quindi cosa bisognerà seminare in Italia?

I terreni agricoli potranno essere coltivati anche utilizzando fitofarmaci, mantenendo inalterato il livello del pagamento a favore degli agricoltori.

Per l’inverdimento, il greening e questo, secondo uno studio di Coldiretti, sarebbe un buon risultato per l’Italia che riuscirebbe a recuperare circa 200mila ettari di terreno, oltre a un incremento della produzione di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di grano tenero per la panificazione di circa 15 milioni di quintali.

L’Europa ha attivato sia un piano di lavoro temporaneo per gli aiuti di Stato, che copre gli agricoltori, i produttori di fertilizzanti e il settore della pesca, sia un meccanismo di coordinamento con gli Stati membri (European Food Security Crisis preparedness and response Mechanism – Efscm) per condividere mensilmente i dati sulle scorte di prodotti essenziali per alimenti e mangimi e avere una panoramica della loro disponibilità.

È importante rafforzare la sicurezza alimentare a livello globale, soprattutto in un periodo in cui pandemia e guerra si sono incrociate sulla medesima strada, provocando un’escalation di tensione e pericoloso disorientamento.

E infatti l’Europa continuerà a tenere saldi i rapporti con le organizzazioni internazionali, come la Fao e l’Omc (Organizzazione Mondiale del Commercio) per coordinare anche le politiche agricole.

Per il periodo 2021-2027 l’Europa, con circa 70 Paesi partner, sta sviluppando dei rapporti di cooperazione per la sostenibilità dei sistemi alimentari, che sono tutt’ora fondamentali in questo periodo di crisi.

Questo anche grazie all’impegno scaturito nell’inverno 2021 durante il vertice Nutrizione per la Crescita che si era tenuto in Giappone, a Tokyo, durante il quale, gli Stati membri, si sono impegnati a continuare a combattere la malnutrizione con oltre 4 miliardi di euro, circa 2,5 miliardi di euro a sostegno della cooperazione internazionale europea per raggiungere gli obiettivi in materia di alimentazione per il periodo 2021-2024.

Per migliorare l’accessibilità economica dei prodotti alimentari e sostenere gli agricoltori e i consumatori finali, l’Italia e gli altri Stati membri possono anche attingere al Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead).

Data la situazione allarmante è sempre più necessario investire nella ricerca e nell’innovazione, magari Made In, per trovare delle alternative anche all’uso di concimi sintetici.

Tra le proposte dell’Europa, un uso più efficiente dell’azoto, la transizione verso l’ammoniaca verde per i concimi e la valorizzazione della biomassa, sono da tenere in considerazione.

Bruxelles invita quindi gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili nei propri piani strategici della Pac per il periodo 2023-2027, come l’uso di strumenti di gestione del rischio, lo sviluppo dell’agricoltura di precisione o il sostegno combinato per stimolare le colture proteiche che coniugano sostenibilità ambientale e approvvigionamento di proteine vegetali, sia per uso umano sia per uso zootecnico.

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