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Le cattive notizie del sesto rapporto Ipcc, con qualche sprazzo di ottimismo

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strategia di adattamento ai cambiamenti climatici
Foto di naturfreund_pics da Pixabay

Intervento umano per ridurre le emissioni o potenziare gli assorbimenti di gas serra: è il titolo del sesto rapporto sul clima pubblicato da Ipcc – Intergovernmental panel on climate change – ammonisce ancora una volta sull’azione insufficiente, ma lancia anche qualche messaggio meno pessimista.

L’Ipcc, l’ente intergovernativo che studia gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità e l’ambiente, ha rilasciato nei giorni scorsi il suo stesto rapporto.

Ancora una volta ammonendo dell’insufficiente azione umana per ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici. Ma, questa volta, qualche spunto ottimista è emerso, tra i tanti punti di dolente attenzione che da più parti vengono messi in risalto.

In particolare, Ipcc avvisa che non siamo sulla buona strada per limitare il riscaldamento a 1,5°C e che senza riduzioni immediate e consistenti delle emissioni di gas serra in tutti i settori, questo obiettivo è fuori portata. serve, dunque, accelerare lo sviluppo sostenibile.

Pertanto i prossimi anni saranno cruciali per cambiare rotta; a questo punto, emerge la parte ottimistica del rapporto. Infatti, abbiamo molti modi per migliorare le nostre possibilità di successo, soprattutto in virtù di una maggiore evidenza dell’azione per il clima dei vari governi, degli enti e delle organizzazioni di cittadini.

Per Stefano Caserini, professore di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici al Politecnico di Milano, socio fondatore e membro del Consiglio Direttivo di Italian Climate Network, “il terzo volume del sesto rapporto dell’Ipcc dice chiaramente che senza azioni di mitigazione urgenti, efficaci ed eque, il cambiamento climatico minaccerà sempre più il benessere delle persone in tutto il mondo, gli ecosistemi e la biodiversità.

D’altra parte, il rapporto dice chiaramente che agire per mitigare il cambiamento climatico offre molti benefici per il perseguimento di altri obiettivi di sviluppo sostenibile e che la transizione energetica offre tante opportunità per creare più posti di lavoro durevoli“.

Caserini evidenzia come le disponibilità finanziarie per agevolare l’azione umana di transizione ci sono: “per quanto riguarda il tema finanza sostenibile il terzo volume del sesto rapporto Ipcc chiarisce che ci sono capitali e liquidità globali nel sistema finanziario sufficienti per colmare il divario fra gli investimenti globali necessari per politiche di mitigazione ambiziose e quelli fino a oggi previsti“.

A questo punto l’azione spetta a noi e alle politiche ambientali e industriali perché, ribadisce il professore, “i rapporti dell’Ipcc non sostengono alcuna specifica opzione di mitigazione, ma mostrano il potenziale (le possibilità di riduzione delle emissioni climalteranti), i pro, i contro, le barriere e i co-benefici delle diverse azioni, sia nel breve e lungo termine, per diversi obiettivi di contenimento del riscaldamento globale“.

I punti di attenzione del sesto rapporto dell’Ipcc

Vediamo nel dettaglio i punti di attenzione individuati dal rapporto (qui trovate il documento completo), alcuni dei quali mettono uteriore pressione sulle tempistiche di intervento ma altri, invece, evidenziano gli aspetti più positivi che possono aiutarci nella rincorsa agli obiettivi di decarbonizzazione e di limitazione dell’aumento delle temperature.

Non siamo sulla buona strada per limitare il riscaldamento a 1,5°C

  • le emissioni medie annue di gas serra nel periodo 2010-19 sono state le più alte della storia dell’umanità
  • le emissioni di gas serra causate dall’uomo hanno continuato ad aumentare tra il 2010 e il 2019. Nel 2019 sono state superiori di circa il 12% rispetto al 2010 e del 54% rispetto al 1990
  • a livello globale, il 10% delle famiglie più ricche contribuisce a circa il 40% delle emissioni globali di gas serra (derivanti dai consumi). Il 50% più povero delle famiglie contribuisce per meno del 15% (13-15%)
  • le emissioni di CO2 delle infrastrutture per combustibili fossili esistenti e pianificate (senza, per esempio, impianti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio) superano da sole le emissioni cumulative di CO2 compatibili con la limitazione del riscaldamento a 1,5°C
  • senza un rafforzamento delle politiche adottate entro la fine del 2020, si prevede che le emissioni di gas serra continuino ad aumentare anche dopo il 2025, portando a un riscaldamento globale medio che raggiungerebbe 3,2°C entro il 2100
  • Covid-19: le emissioni di CO2 prodotte da combustibili fossili e da attività industriali sono diminuite temporaneamente nella prima metà del 2020 a causa delle risposte alla pandemia, ma sono risalite prima della fine dell’anno

C’è una maggiore evidenza dell’azione per il clima

Dal 2010, ci sono state riduzioni consistenti, fino all’85%, nei costi relativi all’energia solare, all’eolico e alle batterie. Allo stesso tempo, c’è stato un considerevole aumento della capacità installata.

Una gamma crescente di politiche e leggi ha migliorato l’efficienza energetica, ridotto i tassi di deforestazione e accelerato la diffusione delle energie rinnovabili.

In tutti i settori sono disponibili opzioni che possono almeno dimezzare le emissioni entro il 2030

Nel settore energetico, ridurre le emissioni richiederà profondi cambiamenti. Ciò comporterà una sostanziale riduzione dell’uso complessivo dei combustibili fossili, l’utilizzo di soluzioni per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS), sistemi energetici a emissioni di carbonio basse o nulle, elettrificazione diffusa, l’uso di combustibili alternativi come l’idrogeno e i biocarburanti sostenibili, una migliore efficienza energetica.

Cambiamenti significativi nel settore dei trasporti, nell’industria, nell’edilizia e nell’uso del territorio renderanno più facile per le persone condurre stili di vita a basse emissioni di carbonio e, allo stesso tempo, miglioreranno il benessere.

Entro il 2050, una combinazione di politiche efficaci, migliori infrastrutture e tecnologie che favoriscono un cambiamento comportamentale ha il potenziale per permettere una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 40 e il 70%.

Un numero crescente di città sta fissando obiettivi di emissioni nette di gas serra pari a zero. Le opzioni di mitigazione possibili in tutte le città includono sistemi di produzione e modelli di consumo sostenibili, l’elettrificazione (con produzione di energia a basse emissioni) e il miglioramento dell’assorbimento del carbonio.

L’azione in questo decennio (fino al 2030) è fondamentale per capitalizzare pienamente il potenziale di mitigazione degli edifici. Ci sono esempi di edifici che non consumano energia o che garantiscono zero emissioni di carbonio in quasi tutti i climi.

La riduzione delle emissioni nell’industria comporterà un uso più efficiente dei materiali, il riutilizzo e il riciclo dei prodotti e la riduzione al minimo dei rifiuti, ma questi sono attualmente sottoutilizzati nelle politiche e nelle pratiche industriali.

La riduzione delle emissioni renderà anche necessari nuovi processi di produzione, l’uso di elettricità a basso o nullo contenuto di gas serra, l’uso dell’idrogeno e, se necessario, la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

Il settore dei trasporti ha un significativo potenziale per la riduzione delle emissioni, ma questo dipende dalla decarbonizzazione del settore energetico.

I veicoli elettrici, combinati con elettricità a emissioni basse o nulle, offrono il potenziale di riduzione delle emissioni più elevato. I progressi nelle tecnologie delle batterie potrebbero aiutare l’elettrificazione dei camion per integrare le ferrovie elettriche convenzionali nell’ambito del trasporto merci.

L’idrogeno prodotto e utilizzato con basse emissioni e i biocarburanti offrono alternative nel trasporto marittimo e aereo.

Il settore afroforestale non solo può fornire riduzioni di emissioni di gas serra su larga scala, ma può anche rimuovere e immagazzinare CO2.

Le opzioni di risposta alle esigenze di mitigazione possono apportare benefici per la biodiversità, aiutarci ad adattarci al cambiamento climatico e garantire risorse per mezzi di sussistenza, cibo, acqua e legno.

I prossimi anni saranno cruciali, ma abbiamo molti modi per migliorare le nostre possibilità di successo

  • gli sforzi per limitare il riscaldamento globale in modo tale da garantire benefici più ampi alla società possono aumentare il ritmo, la portata e l’ampiezza della riduzione delle emissioni in tutti i paesi
  • i flussi finanziari sono da tre a sei volte inferiori rispetto ai livelli che bisogna ottenere entro il 2030 se si vuole limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C o 2°C. Ci sono sufficienti capitali globali e liquidità per colmare le attuali carenze di investimenti
  • una mitigazione ambiziosa ed efficace richiede un coordinamento tra i governi, la definizione e l’attuazione di strategie, e la costruzione del consenso tra le diverse parti interessate. La misura in cui gli individui e i gruppi sono coinvolti influenza il sostegno politico per la mitigazione dei cambiamenti climatici e le relative politiche
  • molti strumenti normativi ed economici possono essere rafforzati e ampliati in modo significativo
  • pacchetti di politiche che guardano ad ambiti diversi sono maggiormente in grado di ottenere un cambiamento sistematico (rispetto a singole politiche)
  • il sostegno all’innovazione tecnologica a basse emissioni viene rafforzato attraverso un aumento delle politiche e degli investimenti come quelli per la formazione scientifica e per Ricerca & Sviluppo
  • la cooperazione internazionale è fondamentale per raggiungere obiettivi climatici ambiziosi. Le partnership transnazionali stanno giocando un ruolo crescente

Senza riduzioni immediate e consistenti di emissioni di gas serra in tutti i settori, l’obiettivo 1,5°C è fuori portata

Negli scenari valutati dall’Ipcc, limitare il riscaldamento a circa 1,5°C richiede:

  • che le emissioni globali di gas serra raggiungano il loro picco massimo, al più tardi, entro il 2025, e poi, entro il 2030, siano ridotte del 43% rispetto ai livelli del 2019
  • che il metano, un gas serra a vita breve ma potente, sia ridotto di circa un terzo (34%) nello stesso periodo
  • riduzioni rapide e profonde delle emissioni di gas serra per tutti i prossimi decenni degli anni 2030, 2040, 2050
  • il raggiungimento di zero emissioni nette di anidride carbonica nei primi anni 2050. Questo è fondamentale perché la temperatura media globale si stabilizzerà all’incirca quando questo traguardo sarà raggiunto

Per limitare il riscaldamento a circa 2°C sarà necessario che le emissioni di gas serra raggiungano il loro picco massimo, al più tardi, prima del 2025, che, entro il 2030 si riducano di un quarto (27%) rispetto ai livelli del 2019 e che si arrivi a zero emissioni di CO2 all’inizio degli anni 2070. Saranno necessarie anche riduzioni profonde e sostanziali di altri gas

Con tagli rapidi e più profondi delle emissioni di gas serra fino al 2030, possiamo minimizzare le possibilità di superare temporaneamente un aumento della temperatura di 1,5°C, ma un certo grado di quello che chiamiamo overshoot (superamento) è quasi inevitabile

La rimozione dell’anidride carbonica è inevitabile per raggiungere le emissioni nette zero. Può controbilanciare le emissioni difficili da eliminare – per esempio quelle provenienti dall’aviazione, dall’agricoltura e dai processi industriali – che ci impediscono di arrivare a zero emissioni effettive.

Accelerare l’azione climatica è fondamentale per lo sviluppo sostenibile

  • il cambiamento climatico indotto dalle attività umane è il risultato di oltre un secolo di energia, uso del suolo, stili di vita, modelli di consumo e di produzione insostenibili. I cambiamenti climatici minacciano sempre più la salute e i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo e provocano gravi impatti sui sistemi naturali
  • un’azione climatica accelerata ed equa per mitigare e adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici è fondamentale per lo sviluppo sostenibile
  • riduzioni rapide e profonde delle emissioni potrebbero portare a un significativo spostamento dell’occupazione dai settori ad alto contenuto di carbonio a quelli a basso contenuto di carbonio. Un’economia a basse emissioni di carbonio può creare più posti di lavoro che durano nel tempo
  • l’equità e le transizioni giuste (just transitions) possono portare a una più profonda ambizione per accelerare l’azione climatica. Molti paesi e regioni stanno già applicando i principi della giusta transizione e li attuano attraverso efficaci processi decisionali

E in Italia, qual è la situazione rispetto al percorso di decarbonizzazione della nostra economia? Secondo le analisi di Italy for Climatedobbiamo urgentemente invertire la rotta e tagliare le emissioni entro il 2030 del 44% rispetto a oggi. Negli ultimi anni l’Italia sta perdendo la sua leadership nel processo di decarbonizzazione dell’economia: fondamentale tagliare i consumi di energia del 15% e raddoppiare il consumo di energia da fonti rinnovabili“.

Per Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e promotore di Italy for Climate, “Le politiche messe in campo fino al 2020 porteranno in realtà ad un aumento della temperatura globale di 3,2°C a fine secolo. Il richiamo a rivedere al rialzo i target di riduzione presentato alla recente Cop26 di Glasgow è più che evidente.

Il documento sottolinea anche la criticità connessa con i combustibili fossili, pur senza indicare una deadline esplicita per gli investimenti: afferma infatti che le infrastrutture dedicate ai combustibili fossili, esistenti e attualmente programmate, senza ulteriori interventi di riduzione delle emissioni, ci porteranno a superare il limite di +1,5°C“.

Quello che invece manca nel rapporto pubblicato da Ipcc, secondo Italy for Climate, “è una indicazione netta sulla eliminazione dei combustibili fossili, magari con una deadline almeno agli investimenti in queste tecnologie, come chiedevano in molti“.

I combustibili fossili sono la causa principale della crisi climatica, dei conflitti e della guerra, che provocano immense sofferenze alle persone di tutto il mondo. Semplicemente, non c’è più spazio per nuove attività di ricerca ed estrazione di fonti fossili: smettiamo di investire denaro in questi combustibili per il profitto di pochi.

Sia le minacce che le opportunità sono oggi più grandi che mai, così come il potere delle persone che si uniscono per il cambiamento” afferma Martina Borghi, responsabile Campagna Foreste di Greenpeace Italia.

Il rapporto dell’Ipcc indica che la protezione delle foreste e degli ecosistemi, insieme all’adozione di diete a prevalente base vegetale nelle società ad alto reddito, sono elementi essenziali per vincere questa sfida.

Per far questo bisogna assicurare i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali, difendere la sovranità alimentare e i mezzi di sussistenza rurali“.

Cambiare i nostri modelli di sviluppo, rendendoli sostenibili

Protezione del suolo e della biodiversità, ma anche ideazione di un nuovo stile di vita che deve trovare riscontro in città evolute e a misura di uomo e ambiente.

Città migliori non sono solo possibili, ma necessarie per affrontare meglio i cambiamenti climatici. Questo rapporto indica ai governi locali che bisogna investire nell’energia pulita e ridurre le emissioni derivanti dai consumi.

Le città possono giocare un ruolo chiave per salvare il clima, ma bisogna andare subito verso una mobilità sostenibile accessibile a tutti e a basse emissioni, oltre ad aumentare gli spazi verdi urbani” afferma infatti Chiara Campione, coordinatrice del progetto Hack Your City di Greenpeace.

Dalla necessaria evoluzione nei nostri stili di vita emerge, forte, anche l’importanza che rivestirà l’inserimento nella nostra costituzione di due articoli specifici – il 9 e il 41 – a tutela dell’ambiente, della salute e degli interessi delle future generazioni.

Questo cambiamento è un passaggio importante del percorso del nostro Paese verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 e sono certamente il punto di partenza per accelerare la transizione ecologica.

Per contrastare pandemie, cambiamenti climatici e guerre servono decisioni coraggiose, che abbiano una visione a lungo termine, lungimirante e condivisa, basata sul raggiungimento di modelli di sviluppo ancorati fortemente su equità sociale, partecipazione civica e responsabilità generale.

Le riforme della Costituzione realizzano le proposte formulate dall’Asvis fin dalla sua nascita, nel 2016, e dimostrano che in Italia c’è la capacità di costruire consenso e di raggiungere intese politiche su un tema rilevante come la sostenibilità” ha dichiarato Marcella Mallen, Presidente dell’Asvis.

Ma transizione ecologica ed energetica siginifica anche cambiare il modello di sviluppo. Per farlo servono tecnologie innovative e finanziamenti. L’interesse verso la finanza etica e sostenibile è sempre più forte anche da parte dei grandi investitori.

Il Pnrr e i suoi progetti, quindi, alimenteranno lo sviluppo delle tecnologie green e sostenibili. I flussi finanziari verso queste tecnologie e le relative applicazioni stanno crescendo significativamente, ma dovranno moltiplicarsi in misura ancor più significativa.

E qui entra in gioco la capacità dei policy makers di definire politiche chiare e di costruire contesti legislativi e regolatori favorevoli alla transizione – spiega Stefano Pareglio, independent senior advisor di Deloitte – tecnologia e finanza sono leve decisive per sostenere questo cambiamento, che rappresenta una straordinaria occasione di crescita economica e di sviluppo per nuove industrie, nuovi stili di vita, nuove aree del pianeta“.

Franco Amelio, team leader sustainability di Deloitte conferma che “la tecnologia abiliterà questi cambiamenti e la finanza li sosterrà, perché più remunerativi e meno rischiosi. Sono molti i temi da affrontare in azienda per intraprendere la strada della decarbonizzazione: dalle competenze del board, alle metriche e ai target, dalla strategia alla capital allocation“.

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