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9 aprile, giornata italiana del “riscatto” della lana autoctona

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Immagine da Depositphotos

Dalla tosatura delle pecore italiane un rifiuto che deve tornare a essere una risorsa. I modi e le tecnologie ci sono, come ci racconta a Pink&Green Patrizia Maggia, presidente dell’Agenzia Lane d’Italia.

La filiera della lana italiana è in difficoltà: non lo nascondono gli addetti ai lavori che proprio in occasione del 9 aprile 2022, data in cui si celebra da due anni la Giornata Italiana della Lana, si riuniranno per “alzare la coperta” e lanciare importanti messaggi.

Tra cui quello che si incanala sui binari dell’economia circolare che tramuta, non per magia, ma impegno e tecnologie, lo scarto in risorsa.

Immaginiamo questa situazione, ogni primavera inoltrata: le pecore devono essere tosate, ma il vello rasato non è più appetibile sul mercato e, se non viene venduto, è considerato dalla legge italiana un rifiuto speciale.

Il pastore non può abbandonarlo nei campi, pena l’inquinamento del suolo, né bruciarlo, pena l’inquinamento dell’aria. Il problema pare quindi non avere soluzione.

Dato che ogni pecora produce almeno 1,5 Kg di lana all’anno, ogni anno 1 milione di chili di lana viene bruciato, interrato, disperso o smaltito come rifiuto speciale, con alti costi ambientali ed economici.

A oggi l’80% della lana italiana viene esportato come lana sucida (non sudicia, come alcuni dicono erroneamente) e cioè imballata direttamente dalla tosatura, senza alcuna operazione di pulizia e di lavaggio e inviata – principalmente in India, Cina e sud est Europa – a essere mischiata con fibre sintetiche, quindi rivenduta per la produzione di tappeti a uso domestico o industriale.

Un 10-15% viene utilizzato per consumo interno. Resta quindi ancora un 5-10% che si presume vada disperso (bruciato o interrato) o trattato come rifiuto speciale.

Eppure, la lana italiana è un’ottima risorsa che gli allevatori possono mettere a disposizione dell’industria, evitando di incorrere in problematiche ambientali o economiche. Tanto che si è studiato un Manifesto delle Lane Autoctone.

A raccontarci come e perché, in questa nuova puntata di Pink&Green, è Patrizia Maggia, presidente dell’Agenzia Lane d’Italia: biellese doc, la Maggia ha a che fare da sempre con il mondo della tessitura, l’utilizzo di telai manuali e delle lane autoctone.

Da qui a creare una materia prima seconda è stata pura passione. Ma non solo.

Gli intrecci, quando si parla di filati, sono potenti e qui entra in gioco anche Gomitolorosa, onlus di cui la Maggia è presidente del Comitato tecnico scientifico, che dal 2012 propone il recupero della lana autoctona italiana di scarto a scopo terapeutico e solidale, dando vita a un virtuoso meccanismo di supporto sociale.

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