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Efficienza energetica, ecco perché la crisi ucraina rappresenta anche un’opportunità

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èNostra - energie rinnovabili
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L’invasione dell’Ucraina ha reso evidente la necessità di una rapida transizione verde: ecco perché la crisi energetica attuale potrebbe essere l’occasione per migliorare l’efficienza energetica europea.

Come spesso accade, ci si accorge di quello che si sarebbe dovuto fare troppo tardi e soltanto quando ci si trova con le spalle al muro. In questa crisi umanitaria, ambientale, energetica ed economica – causata dal conflitto in Ucraina – l’Europa si è resa conto troppo in ritardo della sua debolezza energetica.

Facile ora dire che si sarebbero dovute sviluppare prima infrastrutture di produzione energetica da fonti rinnovabili, oppure che la dipendenza dal gas russo avrebbe dovuto essere meglio equilibrata e bilanciata.

Oggi dobbiamo risolvere il problema di rifornire di energia le nostre industrie; ma la crisi, potrebbe essere anche una potente occasione di miglioramento della nostra efficienza energetica.

Dalla survey Energy 4 Europe, condotta dalle camere di commercio tedesche estere di Italia, Francia, Portogallo e Spagna, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, emerge come per molte aziende ci sia la convinzione che la crisi può portare anche opportunità.

Tra queste, oltre al cambiamento nelle catene di fornitura, anche un miglioramento dell’efficienza energetica e l’introduzione di misure europee contro il carbon leakage.

Il sondaggio aveva l’obiettivo di rilevare le previsioni delle imprese circa l’andamento dei prezzi dell’energia, l’impatto sul fatturato e le strategie di decarbonizzazione, così come le soluzioni messe in campo e le misure auspicate a livello politico a fronte dell’attuale scenario energetico.

Energy 4 Europe (qui trovate i dati relativi alle risposte della survey) mette in evidenza che l’influenza del caro energia sulla performance delle aziende è rilevante, con il dato italiano in linea con quello complessivo delle quattro camere di commercio europee.

Per molte aziende la spesa per l’energia è arrivata al 10% di quella totale, con picchi al 20%. Inoltre, in Italia, Francia, Portogallo e Spagna le aziende prevedono ulteriori aumenti dei prezzi, con una conseguente perdita di competitività sui mercati internazionali.

Per il nostro Paese, inoltre, si aggiunge anche la preoccupazione di non trovare manodopera qualificata nei prossimi anni: il tema energetico da noi si aggancia in modo evidente ai problemi strutturali della nostra economia, mettendo a rischio transizione ecologica e industria 4.0.

L’Italia è però leggermente più ottimista rispetto al campione generale per quanto riguarda la percezione delle opportunità portate dalla transizione (a segnalarlo è oltre il 75% delle imprese italiane).

Si ritiene infatti che il momento attuale possa essere decisivo per la rimodulazione delle catene di fornitura energetica, così come per gli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’aumento dell’efficienza energetica.

In questo senso le nostre aziende si attendono misure importanti – come quelle contro il carbon leakage – a livello europeo per la tutela della competitività e degli obiettivi ambientali.

L’invasione dell’Ucraina ha reso evidente e forte come mai prima d’ora la necessità di una rapida transizione verde“, apriva così il documento presentato a inizio marzo, subito dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, a supporto del piano RePowerEu presentato dalla Commissione europea.

In esso, oltre alla preoccupazione contingente per i rifornimenti e i prezzi energetici, si elencavano le azioni per risolvere o almeno mitigare la crisi.

Infatti, secondo le stime della Commissione, la dipendenza europea dai combustibili fossili russi potrebbe essere eliminata entro il 2030 e ridotta dell’80% circa già quest’anno.

Una strategia che si basa su due pilastri: diversificazione degli approvvigionamenti di gas e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili attraverso l’efficientamento energetico, anche accelerando i processi di risparmio energetico ed elettrificazione.

Ben vengano allora – e presto speriamo – queste misure green che accellerino la transizione ecologica e rendano più libera e democratica la produzione energetica – leggi comunità energetiche.

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