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Energia per il futuro, cause e possibili soluzioni alla crisi energetica

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Cause e possibili soluzioni della crisi energetica odierna: se n’è parlato in un evento online in cui si sono dibattute le necessità e le opportunità di costruire un nuovo sistema energetico a misura di ambiente e uomo.

Energia per il futuro, l’evento online organizzato da Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda lo scorso 7 aprile, ha approfondito il tema, attuale, della crisi energetica secondo tre direttrici: le cause e le possibili soluzioni della crisi odierna, la possibilità di costruire un sistema energetico strategico ottimane tra Italia ed Europa nell’ambito dell’Agenda 2030 e, infine, il ruolo e le opportunità per le imprese nella transizione energetica.

Secondo i dati illustrati durante il convegno, l’aumento dell’energia, dal marzo del 2021 a oggi, è stato di 3,7 volte mentre, a livello prospettico, il costo delle bollette dell’energia per le imprese italiane potrebbe toccare, per il 2022, 37 miliardi di euro.

Importo superiore a quello che il Pnrr ha dedicato alla transizione ecologica – consideriamo che il profilo energetico italiano dipende, in modo importante, dall’utilizzo del gas, in particolar modo russo, a cui si aggiunge l’eccessiva tassazione, che incide sulle dinamiche di prezzo.

La questione della transizione energetica nasce da lontano, con le crisi petrolifere avvenute negli anni ’70 del secolo scorso; se, in quel momento storico, la crisi fu principalmente di tipo economico e, in seguito, anche ambientale, oggi lo scenario vede la centralità degli aspetti ecologici, a cui si aggiunge la necessità di dare un impulso innovativo di tipo digitale.

In questo contesto, resta un grosso rischio di natura geopolitica, determinato dall’eccessiva dipendenza da un numero limitato di paesi produttori di fonti energetiche tradizionali.

I problemi ambientali, dunque, non possono essere confinati a tematiche settoriali, appannaggio solamente di specialisti. Il grande dilemma, quindi, in questo momento riguarda la capacità di accelerare la transizione ecologica verso le fonti di tipo rinnovabile.

A questa opportunità si contrappone la possibilità di tornare a ricorrere a soluzioni tradizionali, quali carbone e nucleare. L’Europa, in questo momento, sembra optare per un approccio progressivo ma comunque attivo: con il piano Repower Eu l’Unione vuole infatti rispondere alla crisi dell’energia con azioni mirate a ridurre la dipendenza dal gas proveniente dalla Russia, a diversificare le forniture, ad aumentare i volumi di produzione e di importazione di biometano e di idrogeno rinnovabile, a costruire una piattaforma comune per l’acquisto e lo stoccaggio di gas.

L’efficienza energetica è il primo pilastro delle strategia energetica; a esso si aggiungono atri due tasselli, il passaggio verso le rinnovabili e l’elettrificazione, che ha impatti principalmente sulla mobilità privata (auto elettriche) e il riscaldamento domestico (pompe di calore).

I dati economici e quantitativi oggi a disposizione permettono di smontare alcuni falsi miti legati al costo eccessivo delle energie rinnovabili, ai problemi di stoccaggio di fonti che, per loro natura, sono caratterizzate da intermittenza nella fornitura e all’eccessivo consumo di suolo e di risorse.

Gli sviluppi tecnologici consentono di abbattere i costi e di gestire in modo efficace la domanda di energia mentre, per quanto riguarda la disponibilità di materie prime, ci sono ricerche in corso per approfondire la portata di questo problema e dei suoi legami con la supply chain.

Uno dei vantaggi indiretti derivanti dall’utilizzo delle energie rinnovabili riguarda lo sviluppo di comunità energetiche locali in cui le modalità di gestione dei fabbisogni energetici permettono di raggiungere obiettivi di risparmio e di efficienza consistenti, favorendo anche la partecipazione sociale di imprese, istituzioni e cittadini.

Questo fenomeno sta interessando anche le banche e gli investitori, alle prese con la definizione di modelli di calcolo del ritorno sull’investimento.

Oltre alle comunità energetiche esiste un altro strumento, poco diffuso in Italia, per indirizzare la domanda e l’offerta di energia: il Ppa, ovvero power purchase agremment.

Si tratta di contratti di acquisto dell’energia, che permettono uno scambio diretto tra il produttore di energia rinnovabile e il consumatore; questo strumento, a differenza delle comunità energetiche che favoriscono aspetti di territorialità locale, non richiede la vicinanza geografica tra acquirente e compratore.

In questo modo è possibile pianificare i fabbisogni di energia e tutelarsi, al tempo stesso, dall’aumento dei prezzi.

Gli imprenditori, in tutto questo, possono attivarsi per avere sussidi nel breve periodo ma devono entrare nell’ottica che la questione energetica, al pari della fiscalità e del costo del lavoro, è una tematica che va approfondita e studiata al meglio, così da capire le ricadute sul modello di impresa ed essere parte attiva e consapevole del processo di transizione energetica.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l'area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell'etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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