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Rifiuti raccolti, con la pandemia è calato il loro numero

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Secondo l’analisi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Infocamere, sui dati del Modello Unico di Dichiarazione ambientale 2021, la quantità dei rifiuti raccolti e trattati in Lombardia è calato rispetto al periodo pre-pandemia. Intanto Sima ammonisce sulla deroga ai limiti di rifiuti trattati nei cementifici

Un calo di oltre un milione di tonnellate all’anno: questa è la differenza tra i rifiuti raccolti e trattati in Lombardia nel 2021 rispetto allo stesso periodo pre-pandemia.

Erano infatti più di 10 milioni le tonnellate prima della crisi sanitaria, mentre sono state 9 milioni quelle raccolte lo scorso anno. Nel dettaglio, a Milano sono state raccolte e trattate 6,5 milioni di tonnellate, a Monza Brianza 1,4 milioni e a Lodi oltre 1 milione.

Di queste, ben l’89,5% del totale raccolto nei tre territori è stato avviato al recupero (8 milioni di tonnellate), con l’eccellenza di Lodi che ha recuperato il 98,3% dei rifiuti raccolti: si tratta soprattutto di materiali da costruzione, terra, cemento ma anche frammenti di metallo, imballaggi di carta, veicoli inutilizzati, oli da motore usati.

Oltre mezzo milione di rifiuti domestici è stato invece utilizzato come combustibile.

I pericoli di una deroga ai limiti di rifiuti bruciati nei cementifici

A questo proposito – ovvero il numero di rifiuti trattati e trasformati in combustibile per i cementifici – arriva un ammonimento sulla deroga ai limiti quantitativi di rifiuti che è possibile bruciare nei cementifici, introdotta nel Decreto Legge Energia, da parte di Sima, la Società Italiana di Medicina Ambientale.

Per il presidente Sima, Alessandro MianiI cementifici sono pressoché gli unici altri impianti – oltre a quelli chimici, alle centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili e alle acciaierie – presenti nell’elenco delle 620 industrie fonte di maggiore impatto ambientale e sanitario in Europa, costantemente aggiornato con stime sulla mortalità evitabile dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea) sulla base degli inventari delle emissioni di CO2, ossidi di azoto, Pm2.5 e Pm10 (questi ultimi fonte di danno polmonare e vascolare ma classificati anche come cancerogeni certi per l’uomo)“.

Secondo Sima, infatti, la norma introdotta nel decreto Energia rappresenta un pericolo per la salute umana e per questo l’associazione chiede a Governo e Parlamento di fare marcia indietro sulla misura.

Quel che continua a mancare, soprattutto a livello locale e regionale, è una lettura sanitaria dei dati ambientali – le cui soglie di riferimento non corrispondono a limiti di sicurezza sanitari – che può facilmente realizzarsi da parte delle competenti autorità analizzando i flussi di dati di accesso alle strutture sanitarie a fronte delle concentrazioni di polveri sottili e altri inquinanti rilevate dalle centraline” conclude Miani.

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