Home Eco Lifestyle La moda guarda al metaverso e si trasforma in digital couture

La moda guarda al metaverso e si trasforma in digital couture

pubblicato il:
e-fashion e metaverso
Immagine da Depositphotos

La pandemia e la più recente nascita del metaverso sono stati i propulsori della velocissima rivoluzione in atto nel settore della moda. Chi sta osservando questo processo individua diversi vantaggi in termini ecologici ed economici.

La moda usa e getta ha le ore contate. La Commissione Europea nell’ambito del Green Deal ha varato un nuovo pacchetto di regole, la Circular Economy Action Plan che ha l’obiettivo di porre dei limiti al fast fashion per ridurne le conseguenze ambientali negative entro il 2030.

Si richiede impegno da parte dei produttori, che dovranno dichiarare quanti tessuti mandano in discarica ogni anno e che dovranno scegliere fibre ecologiche e sostenibili, oltre a limitare le collezioni.

Allo stesso tempo anche i consumatori saranno stimolati a compiere scelte più consapevoli e a ridurre gli scarti. Spazio al riciclo, sono previste anche agevolazioni fiscali per incentivare servizi come il riuso e le riparazioni.

Dal fast fashion all’e-fashion

La moda, quarto settore più inquinante al mondo, si trova dunque costretto a cambiare pelle e in parallelo sta sviluppando l’e-fashion. Ma di che cosa si tratta?

La moda – per sua natura prodotto tangibile che coinvolge i sensi – ha iniziato a trasformarsi a partire dal 2019, a causa della pandemia, con il lancio della collezione di capi digitali Final Fantasy di Louis Vuitton.

Il lockdown globale ha messo in discussione le modalità di vendita e di presentazione delle collezioni. Già nel 2018 Carlings, un rivenditore scandinavo, ha lanciato la prima collezione di abbigliamento digitale, che prevede l’invio di una propria fotografia su cui un team di designer realizza in 3D capi di abbigliamento digitale e una t-shirt che può essere modificata con l’intervento della realtà aumentata.

L’It inizia a entrare prepotentemente nella moda per creare prodotti, facilitare il marketing e le vendite e comunicare con partner e consumatori.

Le stesse sfilate hanno subito un grande cambiamento: nel luglio 2020 è stata organizzata la prima edizione della Milano Digital Fashion Week, proposta dalla Camera Nazionale della Moda su una piattaforma digitale, con un palinsesto ricco di eventi in streaming fruibili su tutti i canali social più importanti.

E sembra che sia stata apprezzata. La pandemia e la nascita del metaverso, l’ambiente virtuale lanciato da Facebook, sono stati propulsori di questa tendenza già in atto.

A pochi mesi dal lancio di metaverso gli utenti sono già 350 milioni, come dichiarato all’Ansa qualche giorno fa da Vincenzo Cosenza, social media strategist che ha sviluppato un osservatorio su questa realtà spiegando che l’evoluzione delle tecnologie sta cambiando il mondo, rendendo virtuale anche il luogo di incontro fra brand e consumatori, che presto sarà una piattaforma per vendere e acquistare.

Abiti digitali e virtual game

Molti stilisti si stanno rivolgendo alle piattaforme digitali per creare capi di abbigliamento e commercializzarli in maniera molto più diretta e veloce.

La moda si sta fondendo con il mondo dei giochi virtuali e dell’abbigliamento virtuale chiamato skin, utilizzato per vestire i personaggi dei giochi.

Oggi i brand utilizzano il metaverso non solo per attività di marketing, promozione, comunicazione ma anche per realizzare digital couture, capi virtuali creati con tecnologia 3D.

Questo tipo di produzione riduce notevolmente i costi e gli sprechi, in quanto la personalizzazione avviene nel mondo digitale. Così il tessuto digitale diventa più sostenibile ed è considerato un’alternativa ecologica.

Negli ultimi tempi sono nati anche giovani marchi di moda interamente digitali. Sembrerebbero essere molti i vantaggi in termini ecologici e di riduzione dei costi.

L’uso della tecnologia nel processo di produzione della moda consente di eliminare gli sprechi di tessuto in eccesso, utilizzando la precisa tecnologia al laser e ridurre l’inquinamento dell’acqua, derivante da coloranti chimici e delle emissioni di carbonio.

L’uso del software rende più veloce la correzione degli errori e consente personalizzazioni efficaci. Victoria Trofimova, Ceo di Nordcurrent, la più grande società di sviluppo di giochi in Lituania, spiega: “Man mano che gli articoli passano di moda e spuntano nuove tendenze, si crea un ciclo di danni ambientali.

I vecchi oggetti finiscono nelle discariche, mentre la creazione di nuovi emettono enormi quantità di CO2 e impoveriscono le risorse idriche. I giochi riducono questo impatto, poiché i pezzi non indossati possono essere semplicemente cancellati e sostituiti da altri oggetti.

Gli articoli di abbigliamento della vita reale trovano sempre più la loro strada sulle piattaforme digitali. Con le famose case di stilisti che si stanno cavalcando questa tendenza, i guardaroba virtuali stanno diventando più simili a quelli della vita reale: gli utenti possono esplorare tendenze, stili e marchi senza dover acquistare pezzi fisici, riducendo quindi l’impatto ambientale dell’industria della moda“.

Una vera rivoluzione, difficile da comprendere fino in fondo, ma ben venga se consente di ridurre l’impatto ambientale e di promuovere, soprattutto tra i giovani, nuove abitudini di consumo.

Crediti immagine: Depositphotos

» Leggi tutti gli articoli di Eco Fashion (#echofashion)

Silvia Massimino Silvia Massimino: è convinta che le scelte di tutti i giorni possono fare la differenza. Da tanti anni si occupa di moda, in particolare di moda sostenibile, per informare e comunicare gli sviluppi del settore; è stata attivista per i diritti degli animali, altra sua grande passione | Linkedin
Condividi: