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A Beautiful Ending, il nuovo libro dello storico John Martin sull’apocalisse. Anche ambientale?

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Un libro per far riflettere sul pericolo di alcune credenze apocalittiche, che persistono in varie forme di nazionalismo. Ma anche per ragionare sul fatto che è nostra responsabilità se il mondo è sull’orlo dell’abisso, anche ambientale…

È fresco di stampa americana (in libreria dal 3 maggio) A Beautiful Ending: The Apocalyptic Imagination and the Making of the Modern World (Yale University Press, 2022, euro 29, 336 pagine – qui il link per acquistarlo) il nuovo libro di John Jeffries Martin, docente di storia alla Duke University.

Un lavoro approfondito di ricerca storica, incentrato su un arco temporale che va dal 15esimo al 17esimo secolo, sull’immaginario apocalittico legato alla fede cristiana, ebraica e musulmana.

Perché ne parliamo su GreenPlanner.it, testata che si occupa di ecologia? Perché è lampante il binomio con la fine del mondo causata dalla crisi climatica per mano dell’uomo.

Apocalisse è sinonimo di disastro? In realtà il libro di Martin effettua la sua anlisi utilizzando il suo significato di rivelazione (la vera traduzione greca) e forse qui sta ancora la nostra speranza.

Contro i fanatismi di ogni genere

L’autore del libro ha anche un altro obiettivo: “spero che questo libro possa fare riflettere anche sul pericolo di alcune credenze apocalittiche, che persistono in varie forme di nazionalismo cristiano, sia negli Stati Uniti sia nella Russia di Putin, che contribuiscono non poco all’estremismo dell’imperialismo e alla crisi delle democrazie.

E direi che sia Trump sia la guerra in Ucraina hanno approfittato di questi movimenti che hanno una dinamica molto similare a quello che ho studiato in A Beautiful Ending“.

Il lancio del libro in Italia è stato organizzato in GreenParlor con la partecipazione di Davide Riserbato, docente di teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

presentazione libro john martin

Qui abbiamo incontrato l’autore sollecitandolo sul ruolo degli storici in questo preciso momento storico. La domanda è: vi sentite sconfitti, quando viene calpestata la saggezza che proprio la storia dovrebbe insegnare?

A Beautiful Ending – fa notare Martinè un libro di storia in cui ho cercato di capire il passato, ma sono sicuro che sono stato molto influenzato, soprattutto su un livello inconscio, dalle sfide che stiamo affrontando proprio oggi.

Però mi sono reso conto di questo soltanto alla fine del processo di scriverlo quando ho scritto nell’epilogo: The world we have constructed over the last two centuries seems no more permanent to us than it did to those who lived in the late Middle Ages and the early modern era” – (ricordiamo a questo proposito che il libro è in inglese e al momento non è prevista la traduzione in italiano).

Insomma: “Crisi climatica e ritorno alle armi nucleari (fino a poco tempo fa una cosa impensabile) potrebbero condurci forse non a una fine assoluta, ma sicuramente molti aspetti della nostra civiltà potrebbero scomparire. Sarebbe la fine della modernità come l’abbiamo conosciuta” è la previsione dello storico americano.

Sul ruolo degli storici, Martin aggiunge: “Certo, gli storici si sentono in un certo modo sconfitti. Nel rinascimento gli umanisti italiani hanno visto la storia come la maestra della vita, con un certo ottimismo che loro, principi e magistrati, potevano imparare dal passato. Ma, dalla rivoluzione francese in poi, c’è un senso molto diverso della storia. Possiamo studiare il passato, ma le lezioni che possiamo trarre da questi studi sono molto limitate“.

Dal libro però emerge un altro fattore sostanziale. Nel passato si credeva che sarebbe stato Dio e non gli essere umani a mettere fine al mondo.

Forse oggi capiamo che non sarà cosi. E la nostra responsabilità è angosciante perché siamo noi gli artefici di un mondo sull’orlo dell’abisso.

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