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Allevatori di cavalli a rischio estinzione: i carabinieri della biodiversità

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carabinieri della biodiversità
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Conosciamo una frazione infinitesimale della biodiversità delle specie del Pianeta e ancora meno è quella con cui entriamo in contatto nella nostra vita quotidiana. Abbiamo però la possibilità di conoscere alcune di queste specie, grazie anche a pratiche di allevamento intelligenti e lungimiranti.

Ci permette, letteralmente, di respirare e ci garantisce l’acqua e il cibo di cui abbiamo bisogno. È il deposito da cui attingiamo i materiali che ci servono per realizzare gran parte degli oggetti che usiamo ogni giorno; costituisce lo sfondo su cui da sempre ambientiamo le storie che ci aiutano a dare un senso a quello che ci succede.

È la biodiversità, termine cappello che riassume la diversità della vita sulla Terra, dai singoli individui alle specie e fino agli ecosistemi, contro cui gli esseri umani, negli ultimi secoli, si sono accaniti con una furia semplicemente incomprensibile.

La devastiamo abbattendo le foreste, cementificando i prati, la irroriamo con pesticidi e diserbanti e trasportiamo in giro per gli ecosistemi del mondo specie aliene che spazzano via quelle autoctone…

Tra le iniziative che possono contribuire a mantenere e proteggere questo patrimonio, ci sono senz’altro quelle portate avanti da coltivatori e allevatori, che lavorano per tenere in vita specie in pericolo, magari semplicemente perché gli animali sono troppo piccoli o perché il mercato non li considera abbastanza attraenti per i consumatori.

I protettori della biodiversità

Una delle realtà più attive in questo campo nel nostro paese è il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità che, oltre a tutelare la biodiversità nelle 130 riserve naturali e nei parchi nazionali, a vigilare sull’applicazione della Cites (la convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), si occupa anche di allevare specie di cavalli preservandole dall’estinzione e curandone nel contempo la selezione della razza.

Di recente, il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità ha stipulato con la sezione veneta della Federazione italiana sport equestri (Fise) una convenzione, chiamata Razze autoctone, che offre in comodato d’uso gratuito per due anni ai circoli ippici federali del Veneto cavalli di razza Avelignese e del cosiddetto Cavallino di Monterufoli.

Si tratta di razze antichissime di cavallino, l’equivalente italiano inglese pony, che, per motivi di altezza e struttura, non possono essere utilizzati nelle attività istituzionali dell’Arma, ma che sono perfettamente adatti per essere utilizzati nelle scuole di equitazione, sia per i principianti sia per gli agonisti e nelle attività turistiche.

Al termine dei due anni, i cavalli possono essere restituiti o riscattati a un prezzo puramente simbolico. I primi quattro esemplari sono già stati consegnati ai centri della provincia di Padova e l’obiettivo è ampliarne il numero estendendone l’utilizzo nelle sezioni della Fise di tutta Italia.

Crediti immagine: Depositphotos

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