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BioInItaly Report 2022: uno sguardo allo stato di salute delle biotecnologie in Italia

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rapporto biotecnologie
Immagine da Depositphotos

Con la difficile parentesi della pandemia alle spalle e l’irrinunciabile opportunità rappresentata dal Pnrr davanti a sé, per il settore delle biotecnologie è ora tempo di bilanci. Al momento giusto, il nuovo report realizzato dalla collaborazione tra Assobiotec e Enea si candida a essere lo strumento ideale per fare il punto della situazione.

Un comparto vivo, stabile e, anzi, pronto a ripartire con una marcia in più: nemmeno lo shock pandemico sembra essere riuscito a spezzare il settore delle biotecnologie.

Questo il quadro che emerge dal rapporto annuale curato da Assobiotec-Federchimica ed Enea, Le imprese di biotecnologie in Italia.

Non solo un’istantanea dello stato di salute dell’industria biotecnologica nel nostro Paese, quanto piuttosto un quadro dinamico della crescita del settore nel tempo e della sua capacità di rispondere alle sfide che hanno investito l’economia mondiale ed europea negli ultimi anni.

I numeri del biotech italiano raccontano un comparto solido e innovativo, con una popolazione di imprese stabile, quando non in lieve crescita, nonostante l’impatto forte della crisi dovuta all’emergenza sanitaria.

Il rapporto, che raccoglie e analizza informazioni e stime aggiornate fornite dalle attività biotecnologiche a fine 2021, insieme ai bilanci del 2020 e ai dati del Sistema Statistico Nazionale, offre una opportunità imperdibile per riflettere sui punti di forza e di debolezza del settore in un momento cruciale come quello attuale, a metà tra le difficoltà appena superate e le occasioni che offrirà il nuovo capitolo dell’economia del Paese.

I numeri delle biotecnologie in Italia

Torna a crescere nel 2021 il numero delle imprese biotech, superando con 790 aziende il livello raggiunto al termine del 2019.

Dopo un lieve, prevedibile calo a fine 2020 (comunque limitato a meno dell’1%, a fronte di una flessione che a livello generale nello stesso anno è stata più che doppia), il settore riparte con ritrovata energia: crescono tutti gli ambiti di applicazione delle biotecnologie e in particolare le imprese dedicate alla ricerca e sviluppo nelle biotecnologie a controllo italiano, trainate da quelle con applicazione prevalente nelle biotecnologie industriali, con un +9% di imprese fra il 2019 e il 2020.

numeri comparto biotech
fonte Assobiotec

Con oltre 10 miliardi di fatturato e più di 13mila addetti, il comparto biotech si consolida uno dei motori dell’innovazione nazionale e un paradigma virtuoso di come sia possibile trasformare la conoscenza in economia, anche in momenti di crisi.

Non soltanto il fatturato nel 2020, anno in cui è stata massima la scossa inferta dalla pandemia, ha mostrato una sostanziale tenuta, ma addirittura nello stesso periodo hanno registrato una forte crescita di fatturato le imprese dedicate alla ricerca e sviluppo biotech, vale a dire quelle aziende che investono almeno il 75% del proprio budget dedicato a R&S proprio in ricerca biotecnologica.

A livello territoriale, è ancora la Lombardia la regione trainante del settore in quanto a produzione e fatturato e, con essa, le altre regioni del nord.

Non resta a guardare, tuttavia, il Mezzogiorno, che registra un aumento del proprio peso sul totale nazionale. In generale negli ultimi anni si attesta una progressiva diffusione su tutto il territorio nazionale del tessuto produttivo del biotech, con una crescita delle regioni del Sud e del Nord Est, particolarmente presenti nel settore delle biotecnologie industriali.

I settori di applicazione delle biotecnologie

Indubbiamente, quando si fa riferimento alle biotecnologie in Italia il pensiero va soprattutto alla loro articolazione più rossa del termine. E in effetti, a occupare la fetta più grossa della torta sono ancora le imprese attive nell’ambito della salute umana (48,5% sul totale delle imprese biotecnologiche italiane).

Non si può ignorare, tuttavia, la progressiva e continua crescita del numero di imprese attive nelle biotecnologie industriali (+29% fra il 2014 e il 2021) e, in particolare nell’ultimo periodo, quelle che si rivolgono ad applicazioni in agricoltura e zootecnia (addirittura +35% nello stesso arco temporale).

settori biotecnologie
fonte Assobiotec

A livello di fatturato, comunque, la demarcazione è ancora netta. Circa tre quarti del fatturato totale è prodotto dal settore della salute, che si consolida per distacco come motore trainante del comparto. Segue, con un considerevole 17% sul fatturato totale, il settore votato a industria e ambiente.

fatturato biotech
fonte Assobiotec

I numeri della bioeconomia

Degni di nota anche i dati riguardanti il macrosettore della bioeconomia, intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche quale input per la produzione di beni ed energia e all’interno del quale sono compresi i settori dell’agricoltura, dell’alimentazione, della pesca, della silvicoltura, dell’industria del legno e della carta, e quello delle industrie bio-based.

La pandemia ha messo in evidenza nel modo più traumatico, ma forse più efficace, come il modello di produzione e di consumo su cui facciamo affidamento sia fondamentalmente fragile e poco lungimirante e come a un approccio incentrato sulla dissipazione delle risorse naturali e sulla delocalizzazione della produzione sia necessario sostituire un modello di sviluppo sostenibile, sorretto da una logica di innovazione, circolarità e utilizzo di rinnovabili.

A raccogliere questa lezione più di tutti è stato il settore della bioeconomia e, soprattutto, il mondo delle biotecnologie industriali, che ne costituisce una forza motrice imprescindibile.

Per il 2020, con un fatturato che supera gli 1,7 miliardi e mezzo, seppure in lieve contrazione rispetto all’anno precedente e gli oltre 2.800 addetti totali, l’area delle biotecnologie industriali conferma il suo ruolo primario nell’ambito della bioeconomia.

Registra invece un peso inferiore, ma comunque consistente, l’area delle biotecnologie applicate all’agricoltura e alla zootecnia, che sfiora gli 800 milioni di fatturato e i poco più di 1100 occupati.

Oggi, alla fine dell’emergenza sanitaria ma di fronte a nuove, urgenti, drammatiche necessità – crescita economica sostenibile, diversificazione e ampliamento delle fonti energetiche ma anche capacità di approvvigionamento di materie prime per l’alimentazione umana e animale – le biotecnologie possono giocare ancora una volta un ruolo cruciale – commenta Elena Sgaravatti, vicepresidente Assobiotec-Federchimica – Il Paese, con il Pnrr ha una straordinaria occasione per ripartire e non può permettersi adesso di sbagliare.

Scegliere di avviare riforme e investire le risorse del Next Generation Eu sull’innovazione significa traghettare il Paese verso un futuro migliore e il biotech è certamente una tecnologia che, in questa prospettiva, non può essere trascurata“.

Crediti immagine: Depositphotos

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