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Decarbonizzazione e riduzione dei consumi di gas: si può dare un contributo anche in casa

riscaldamenti elettrici
Immagine da Depositphotos

La situazione bellica in Ucraina ha messo in luce la fragilità dell’attuale sistema di approvvigionamento delle risorse energetiche italiane, troppo legate alla fornitura di gas dalla Russia. Una proposta di Legambiente e Kyoto Club per ridurre i consumi in casa, elettrificando i sistemi di riscaldamento…

Quanto pesa la nostra dipendenza energetica dalla Russia? Tanto… in termini assoluti, secondo le stime del Ministero della Transizione Ecologica, nel 2020, sono stati importati complessivamente 28,7 miliardi di metri cubi di gas naturale (su un totale di 66,4 miliardi di metri cubi importati).

Inoltre, per quanto riguarda invece gli impegni di decarbonizzazione al 2030 che ci siamo assunti a livello europeo, dobbiamo accelerare la transizione ecologica ed energetica per eliminare l’uso di petrolio e carbone e per ridurre, nel reparto residenziale, del 40% l’uso di gas naturale per il riscaldamento.

Da qui la conclusione – abbastanza drastica – dell’International Energy Agency (Iea) che vorrebbe che le caldaie a combustibili fossili non venissero più vendute a partire dal 2025, se vogliamo raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Ecco perché il Consiglio dell’Ue, nel maggio dello scorso anno, ha invitato la Commissione europea a preparare le condizioni per eliminare gradualmente gli apparecchi di riscaldamento a gas e altri combustibili fossili.

In questo contesto si inserisce la proposta di Legambiente e Kyoto Club affinché il nostro Governo prenda posizione per elettrificare i riscaldamenti degli edifici.

Infatti, il settore del riscaldamento è responsabile per il 18% delle emissioni di CO2 nel nostro Paese. Ecco perché vanno riformate a livello europeo le normative sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichetta energetica, puntando al tempo stesso all’elettrificazione dei consumi per il riscaldamento.

Secondo la Campagna europea #Coolproducts i ritardi nell’iter di revisione del settore del riscaldamento ci stanno facendo immettere nell’atmosfera circa 4,59Mt di CO2 entro il 2030 e 11,6 miliardi di euro di costi aggiuntivi – dichiarano Giacomo Pellini e Sibilla Amato, di Kyoto Club e Legambiente – Serve accelerare l’adozione di normative più avanzate di Ecodesign e di Energy Label, aumentare la loro ambizione, vietare la vendita dei dispositivi altamente inefficienti delle classi F e G entro, rispettivamente, entro il 2023 e il 2025 e declassare la maggior parte degli apparecchi alimentati a combustibili fossili nelle fasce più basse“.

Kyoto Club e Legambiente chiedono quindi che l’Italia si allinei al gruppo dei virtuosi europei – Germania, Danimarca, Francia, Austria, Svezia – che chiedono una normativa più ambiziosa per l’Ecodesign.

La progettazione ecocompatibile (Ecodesign) e l’etichettatura energetica (Energy Label) sono due politiche fondamentali, perché funzionano come un meccanismo push and pull.

Il primo stabilisce i requisiti minimi di efficienza legali in modo che gli apparecchi ad alto consumo energetico non siano nemmeno ammessi sul mercato europeo; quindi, le etichette energetiche indirizzano i consumatori verso i migliori elettrodomestici.

Le due associazioni ambientaliste hanno ribadito la centralità della progettazione ecocompatibile (Ecodesign) e dell’etichettatura energetica (Energy Label) nel taglio delle emissioni del comparto del riscaldamento in un position paper (disponibile online), sottolineando l’importanza della revisione del nuovo regolamento europeo Ecodesign, che dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2023.

Crediti immagine: Depositphotos

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