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Basta rottamare: ecco la petizione su Change.org

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Come sottolinea il testo della petizione Basta rottamare! (ora su change.org) il legislatore italiano può ispirarsi a misure comprovate come il sistema di incentivi alla riparazione introdotto in Svezia già nel 2016, quando l’Iva sulla riparazione di biciclette, elettronica, vestiti, mobili o scarpe è passata dal 25% al 12%.

Il vuoto legislativo italiano continua a ostacolare il pieno sviluppo dell’economia del riutilizzo che, in un sistema circolare, rappresenta la seconda fase più importante nella gerarchia dei rifiuti dopo la riduzione.

Su questa scia, Zero Waste Italy ha da poco lanciato una raccolta firme su Change.org che chiede al nostro Governo di dare un quadro normativo chiaro e semplice alle attività di “preparazione per il riutilizzo e il riuso“: dal recupero degli oggetti scartati per essere ricondizionati alla loro reintroduzione sul mercato.

La petizione  prende il nome di Basta rottamare! E ha come sottotitolo “una normativa chiara su riparazione e riuso è urgente!“.

I risultati sono sorprendenti, segno che anche gli italiani sono d’accordo nell’agire in maniera diversa: meno rottamazione e più riparazioni.

Il tema sta riscuotendo un forte interesse e supporto, ma non è la prima volta: come già successe a cavallo tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, quando la petizione per il Diritto alla riparabilità raccolse, sempre su Change.org, più di 100.000 firme nello spazio di tre mesi.

Esprimendo così chiaramente il loro desiderio di vedere realizzarsi una vera e propria economia circolare, i cittadini sono ancora una volta più avanti rispetto a chi li governa.

Se con il Green Deal europeo l’attenzione si è spostata sulla riduzione e il riuso, la legislazione italiana sembra essersi fermata alle fasi finali, a basso valore, del ciclo di vita dei rifiuti: il riciclaggio per ottenere materia prima secondaria, l’utilizzazione dei rifiuti per produrre energia e le condizioni del conferimento in discarica o incenerimento.

Dare regole semplici e chiare alla “preparazione per il riutilizzo” permetterebbe di attribuire a tantissimi manufatti, lo statuto di prodotti da ricondizionare e riutilizzare, estendone così il ciclo di vita, piuttosto che trattarli come semplici assemblaggi di materiali da estrarre.

Perché ciò accada è necessario semplificare le normative che regolano i centri di riparazione e ricondizionamento; introdurre incentivi per chi ripara e ricondiziona e sgravi per chi fa riparare o acquista prodotti ricondizionati.

Come sottolinea il testo della petizione Basta rottamare! il legislatore italiano può ispirarsi a misure comprovate come il sistema di incentivi alla riparazione introdotto in Svezia già nel 2016 quando l’Iva sulla riparazione di biciclette, elettronica, vestiti, mobili o scarpe è passata dal 25% al 12%.

Crediti immagine: Depositphotos

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