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Tecnologie digitali, alleate dei porti italiani

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Da nord a sud dell’Italia, le attività e le aree portuali diventeranno sempre più smart e green, grazie anche ai progetti finanziati dall’Europa e dal Pnrr.

Grazie a un software – il Dsfe (Datach Ship Footprint Evaluator), della Datach Technologies Srl – sarà possiile calcolare in tempo reale le emissioni inquinanti prodotte dalle navi nei porti della Spezia e di Marina di Carrara.

È uno degli strumenti che l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale (AdSpmlo), sta fornendo per favorire la riduzione degli impatti ambientali delle attività portuali sui territori tra Liguria e Toscana, come prevede il Piano Operativo Triennale 2022-2024.

Il nuovo software acquisirà e rielaborerà i dati aggiornati di posizionamento per ogni nave presente nei porti, così da gestire l’insieme di tutti i dati tecnici, definendo con certezza in tempo reale l’impronta ecologica marittima dei porti governati dall’AdSpmlo.

Favorire lo sviluppo di politiche green a beneficio del rapporto porto-città

Le tecnologie digitali sono il giusto alleato per favorire uno sviluppo sostenibile, attraverso l’uso di strumenti efficaci per governare i processi di transizione energetica, orientati a favore della salute dei cittadini, dell’ambiente e del clima.

Lasciando il versante tirrenico e scendendo verso quello adriatico, fino al porto di Bari, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale ha collaudato la pala eolica con generatore ad asse verticale, che ha quindi un minore ingombro rispetto alle turbine ad asse orizzontale.

Una pala eolica di potenza nominale di 30 kilowatt, installata nella zona commerciale, è il primo progetto pilota realizzato in un porto italiano, che può, sia ridurre di parecchio i costi dell’Ente nell’utilizzo di energia elettrica – si stima una produzione annua, in media, di circa 40kilowattora – sia abbattere significativamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Si prevede una riduzione di circa 19mila chilogrammi annui di CO2 immessi in atmosfera.

Da Venezia e Napoli parte la transizione green dei porti

Con oltre 200 milioni di euro, risorse derivate dal Green Deal e dal Pnrr, il porto di Marghera si avvia verso una concreta transizione ecologica dell’area industriale veneziana.

I soldi quindi ci sono e il progetto anche, si chiama Porto Marghera Green&Blu (qui maggiori informazioni). Un progetto visionario, di quello che potrebbe diventare l’area portuale che per anni è stata uno snodo cruciale degli scambi economico-commerciali del mar Adriatico e non solo.

Oggi il porto di Marghera assume una nuova veste, green che porterà verso nuove e future sfide di sostenibilità ambientale.

È quanto è emerso nei giorni scorsi dall’incontro e dal dibattito del Forum per Venezia Sostenibile al Centro Candiani, dove è stato presentato il progetto.

Trasformare l’area di Porto Marghera realizzando corridoi verdi e campi di fotovoltaico avviando un percorso di crescita, in grado di attrarre investimenti e progetti di innovazione.

Porto Marghera Green&Blu ha tre dimensioni: una Verde del valore di 30 milioni di euro, per realizzare corridoi verdi, oasi e barriere alberate con la piantumazione di circa 100.000 alberi e la messa a dimora di circa 200 ettari di aree vuote e disponibili.

D’altronde ci sono circa 200 km di cigli stradali nell’area portuale che attendono di essere utilizzati per fare del bene all’ambiente. Catturare la CO2, ridurre le emissioni di PM10, offrire dei servizi ecologici e contribuire alla bonifica dei suoli.

Una dimensione del progetto sarà solare dato che si punterà alla realizzazione di un parco fotovoltaico, del valore di 150 milioni di euro, il più grande d’Italia.

Sfrutterà le coperture degli edifici industriali che corrispondono a circa 130 ettari. In questo modo, si calcola, secondo i dati emersi durante il Forum per Venezia Sostenibile, che la potenza istallata avrà una ricaduta importante sulle comunità locali: nel Comune aumenterebbe del 550%, di oltre il 60% quella della Città metropolitana e del 6,5% quella del Veneto, coprendo l’8% dei consumi di rete di Venezia e circa 3% di quella della città metropolitana.

E poi ancora una dimensione innovativa: circa 50 ettari di terreno, sui quali investire oltre 20 milioni di euro, per realizzare un hub di imprese che coinvolgerà oltre 2.000 tra imprenditori e ricercatori universitari che si occuperanno di green economy.

Un altro progetto, tutto italiano è lo yard truck, un trattore portuale a quattro ruote che verrà testato per la prima volta nello scalo di Valencia in Spagna dal Gruppo Grimaldi.

Si tratta del primo mezzo ad idrogeno per la movimentazione delle merci operativo in un porto europeo. Ideato, progettato e sviluppato dal consorzio Atena e coordinato dalla Fundación Valenciaport, con il supporto di Enea, dei Cantieri del Mediterraneo, delle Università di Napoli Parthenope e di Salerno, nell’ambito del progetto europeo H2Ports, del valore di 4 milioni di euro.

L’Europa finanzia i progetti a favore del clima

Continua la spinta dell’Europa per salvare l’ambiente e il clima, volendo decarbonizzare e puntare a una resilienza economica.

Lo fa in collaborazione con la Banca europei per gli investimenti (Bei), finanziando, con oltre 1 miliardo di euro, i primi sette progetti, sugli oltre 300 presentati nell’ambito del primo bando del Fondo dell’Innovazione.

Tra questi anche uno italiano, con base a Catania. Si chiama Tango, acronimo di iTaliAN pv Giga factOry e che punta alla produzione di pannelli solari bifacciali di tipo Hjt (Hetero Junction Technology), basati sulla tecnologia a eterogiunzione che coniuga due tipi diversi di silicio, l’amorfo e il cristallino.

I pannelli fotovoltaici con struttura bifacciale hanno un’efficienza di oltre il 20% e una potenza nominale pari a 400W.

Inoltre, proprio grazie alla bifaccialità sarà possibile catturare la radiazione solare anche dalla superficie posteriore e ottenere quindi una maggiore produzione di energia, fino al 30% superiore rispetto ai modelli con struttura tradizionale.

Tra gli altri sei progetti finanziati dall’Ue, due riguardano lo sviluppo di idrogeno rinnovabile, in impianti localizzati in Svezia e Finlandia.

Altri tre progetti, sviluppati in Francia, Belgio e Svezia, riguardano invece l’implementazione di differenti modalità di cattura e stoccaggio del carbonio.

E poi ancora un progetto, spagnolo, che prevede la trasformazione dei rifiuti solidi urbani non riciclabili in metanolo. Ma non finisce qui, è infatti stato lanciato dall’Ue un nuovo secondo bando del valore di 100 milioni di euro e che scadrà il 31 agosto 2022 e che ha come focus le energie rinnovabili.

Crediti immagine: Depositphotos

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