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Qualità dell’aria in pianura padana: alto il rischio sanitario

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Il problema della qualità dell’aria in Italia, specialmente nel bacino della pianura padana, è grave. Nonostante le sanzioni europee e i diversi allarmi lanciati dalle associazioni, il rischio sanitario non è percepito appieno.

Gli effetti negativi dell’inquinamento dell’aria sul piano ambientale sono ampiamente riconosciuti, ma, oggi, è stata acclarata la correlazione tra la qualità dell’aria e gli aspetti sociosanitari legati alle sostanze inquinanti.

L’Italia, inoltre, è recidiva avendo mancato a suoi obblighi di legge omettendo di provvedere al contenimento dei valori limite annuali di NO2, sistematicamente e continuativamente oltrepassati a partire dal 2010 fino al 2018 incluso.

Tanto che – è notizia recente – alla fine la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso della Commissione europea, dichiarando l’infrazione italiana sia per il mancato rispetto del valore limite annuale fissato per il biossido d’azoto, sia per la mancata adozione, a partire dall’11 giugno 2011, di misure per garantire il rispetto dei valori limite di NO2.

Un impegno che è stato soltanto di facciata: nel 2019, infatti, il Governo e le Regioni avevano firmato il Protocollo di Torino per formalizzare un piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria, di recente prorogato fino al 2023.

Tuttavia, delle 17 azioni previste per frenare l’inquinamento – considerate già urgenti già al momento della sottoscrizione dell’impegno – solo quattro sono state attuate.

Oltre ai temi della revisione dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) e dell’informazione ai cittadini, le azioni incompiute riguardano principalmente tre questioni: l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca, il disincentivo all’uso dei veicoli altamente inquinanti e la riduzione delle emissioni derivanti dallutilizzo di biomasse e gasolio per il riscaldamento civile.

Inquinamento dell’aria: qual è la situazione italiana?

In generale, la qualità dell’aria in Italia è migliorata rispetto al passato, tuttavia nel 2019 sono morte prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico circa 60mila persone, per una media approssimativa di 165 persone ogni giorno.

Nel position paper sulla Qualità dell’aria nel nostro Paese, redatto dall’Asvis, si esprime la preoccupazione che “l’inquinamento atmosferico è un problema che caratterizza in modo particolare le città italiane“, con alcune aree maggiormente critiche (hotspot), tra cui il bacino padano, la zona della Valle del Sacco nel Lazio e quella dell’agglomerato di Napoli e Caserta.

In particolare, secondo autorevoli studi scientifici, il bacino padano è individuato come l’area a maggiore rischio sanitario in Europa, insieme ad alcune regioni della Polonia e della Repubblica Ceca.

In Italia, evidenzia lo studio, l’inquinamento dell’aria è dovuto solo in parte alla mobilità perché la cattiva qualità dell’aria dipende anche dai gas emessi dagli allevamenti di bestiame, dalla combustione di biomassa per uso agricolo o domestico e dalla qualità degli impianti di riscaldamento.

Il position paper di Asvis, evidenzia inoltre come la mancanza di consapevolezza della cittadinanza è uno degli ostacoli all’adozione di politiche adeguate contro l’inquinamento dell’aria.

Si fa notare però come sia indispensabile da parte della politica l’assunzione di responsabilità – anche a scapito di popolarità – per la salvaguardia della qualità dell’aria; per questo Asvis avanza una serie di proposte concrete – suddivise in governance, politiche di ampio respiro e misure più operative e impellenti – segnalando tre temi su cui intervenire con maggiore urgenza:

  1. la limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, con un riferimento particolare ai veicoli diesel
  2. l’adozione di incentivi per la copertura e lo stoccaggio dei liquami degli allevamenti zootecnici
  3. la revisione degli incentivi per gli impianti di riscaldamento civili, per promuovere quelli a basso impatto e abolire quelli molto inquinanti

Crediti immagine: Depositphotos

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