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Zecche e pollini: ecco come difenderci

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zecche e pollini
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Quando la quantità di polline è maggiore aumentano anche gli animali selvatici che se ne nutrono e che contribuiscono a diffondere le zecche nella vegetazione: cosa sapere per prevenire problemi da punta di zecca e alleviare le allergie da pollini

Ahia il polline. Che porta con sé allergie primaverili, tante, ma ci aiuta a scoprire anche qualcosa in più di come sarà l’estate rispetto alla diffusione delle zecche (pericolose soprattutto perché causano encefalite in animali e uomo).

Lo annuncia l’unità di Ecologia applicata e botanica ambientale del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach (Fem) che sta analizzando la quantità di pollini dispersa nell’aria con l’incidenza di casi umani di encefalite virale (Tbe).

Questa teoria parte dall’analisi di alcune specie di alberi, in particolare faggio, carpino nero e quercia, i cui pollini – e quindi i semi – rappresentano una risorsa di cibo molto importante per alcuni roditori selvatici, ampiamente diffusi nei boschi trentini, quali il topo selvatico dal collo giallo (Apodemus flavicollis) o l’arvicola rossastra (Myodes glareolus).

Zecche e pollini, la correlazione c’è

Quando questa risorsa di cibo è abbondante, le popolazioni di roditori selvatici presentano un picco demografico significativo l’anno successivo, che a sua volta andrà ad amplificare la circolazione dei patogeni tra gli stadi giovanili di zecca.

Intanto, sempre la Fem ha rilevato dal mese di marzo la presenza nei boschi delle zecche (Ixodes ricinus) che raggiunge il suo picco tra la fine di maggio e la prima metà di giugno.

Questa specie è diffusa in tutti gli ambienti forestali dal fondovalle fino ai 1200 m s.l.m. e può trasmettere pericolose malattie, tra cui l’Encefalite virale (Tbe), la Malattia di Lyme e la rickettsiosi.

Prevenire la puntura di zecca è l’arma più efficiente per controllare queste gravi malattie: è necessario innanzitutto monitorare il loro ciclo di sviluppo e conoscere bene le aree dove si sviluppano, le cause che portano a un loro aumento e i microorganismi che trasmettono.

Al fine di limitare la diffusione delle patologie provocate dalle punture di zecche è molto importante il controllo cutaneo e sugli indumenti, specie dopo un’escursione o una passeggiata negli ambienti ad alta concentrazione.

Ma perché si è allergici al polline?

Chi è allergico percepisce il polline come una sostanza nociva e questo scatena una risposta del sistema immunitario.

Quando entra in contatto con il polline il corpo, infatti, mette in atto un meccanismo di difesa, rilasciando istamina, che causa lacrimazione, starnuti, congiuntivite, rinite, difficoltà respiratorie e attacchi d’asma.

Secondo gli esperti di Clinicabaviera due italiani su dieci sono allergici al polline, un dato che aumenta ogni anno a causa dei cambiamenti climatici.

Si stima che entro il 2050 il 50% della popolazione soffrirà di qualche tipo di allergia. E l’inquinamento è un altro fattore che incide, poiché nei luoghi dove c’è più inquinamento, il polline diventa più allergico e aggressivo.

La CO2, infatti, agisce come fertilizzante per le piante e queste “producono” più polline. Si parla anche di eccesso di igiene che fa funzionare meno le difese immunitarie e l’abuso di antibiotici.

Crediti immagine: Depositphotos

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