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Impegno sociale e coscienza green: quella dei giovani passa anche dal Metaverso

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Immagine da Deposiphotos

La coscienza sostenibile e l’impegno ambientale dei giovani passa dai social media, al web, fino al Metaverso.

Abbiamo due storie da raccontarvi, che parlano di giovani, anzi giovanissimi, con la passione e l’impegno concreto per l’ambiente e che, attraverso i social media e il Metaverso, riescono a coinvolgere e sensibilizzare altri giovani e anche gli adulti, per la salvaguardia della biodiversità.

Puntare ai giovani, quindi, per salvare il Pianeta: ci pensa anche l’Europa – ve lo avevamo anticipato – che ha dedicato un intero anno, il 2022, ai giovani europei sensibili, in particolare, ai temi sul cambiamento climatico.

Il museo-marino nel Metaverso del giovane Lupo

Fuggire dalla realtà ed entrare in un’altra parallela? No, non si tratta di una fuga, ma di un’immersione, di un ragazzino, Lupo, di poco più di 10 anni, che attraverso il progetto MetaOcean, trascina virtualmente nel fondo dell’oceano il suo papà Marco Daturi, esperto di immersioni e tecnologia.

Un’avventura immersiva, quella di MetaOcean – Nel metaverso per gli oceani, accessibile da smartphone, tablet e PC.

Una gallery di fotografie subacquee, scattate in vari luoghi del mondo, un crypto obj di Lupo e un portale per accedere a uno spazio Outdoor di Sea Shepherd, l’organizzazione internazionale che si occupa della salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini: benvenuti nel Metaverso.

Una sala museo-marino virtuale per sensibilizzare le persone sulla necessità di proteggere i mari e gli oceani, gestendo uno spazio virtuale al servizio dell’ambiente.

Un mondo virtuale in cui le interazioni tra gli esseri viventi sono rese possibili attraverso degli avatar digitali, controllati tramite set di realtà virtuale: chiave di accesso per scoprire l’oceano e le specie viventi che lo abitano.

Gli oceani hanno bisogno di noi. Nei miei viaggi ho constatato da vicino troppo spesso la totale mancanza di rispetto per il mare – afferma Marco Daturila cultura del non distruggere anima ormai sempre di più le teste delle nuove generazioni e il movimento che nasce al di là degli schemi fisici, trova nella virtualità dei contesti e dei contenuti una luce tutta nuova“.

L’obiettivo di Lupo è di sensibilizzare i suoi coetanei ma anche gli adulti, alla salvaguardia della biodiversità degli oceani, ponendo una particolare attenzione al tema della lotta alla pesca illegale e alle pratiche crudeli come lo shark finning, il taglio delle pinne che porta allo sterminio degli squali.

La loro salvaguardia, in particolare di alcune razze come lo squalo mako e la verdesca, è importante per la tutela dell’ecoturismo e della biodiversità marina, che a causa di questo sterminio, subiscono importanti squilibri.

Secondo recenti dati raccolti da The Iucn Red List of Threatened Species, di cui fa parte anche l’Università La Sapienza di Roma, circa il 40% degli squali a livello mondiale è a rischio estinzione.

L’Europa, purtroppo, è tra le protagoniste indiscusse di questo sterminio. In particolare, Portogallo, Spagna e Francia sono i maggiori responsabili dello shark finning e condividono questo macabro primato con gli Stati Uniti, l’India e l’Indonesia.

Per fermare questo sterminio i cittadini europei hanno lanciato l’iniziativa Stop-finning – stop the trade, per chiedere all’Europa di vietare l’importazione, l’esportazione e il transito delle pinne di squalo all’interno dei suoi confini.

Un passo in avanti era stato fatto con un regolamento europeo del 2003 modificato poi con un altro, varato dieci anni dopo: Fins naturally attached (pinne naturalmente attaccate) del 2013, cioè l’obbligo da parte dei pescatori di sbarcare con l’animale intatto nel porto, dove possono poi essere esportate le pinne, senza prevedere deroghe o permessi speciali, a differenza del primo provvedimento del 2003.

Avrebbe dovuto contrastare le crescenti mutilazioni, ma non è stato così. Per via della difficoltà di gestire i controlli in mare aperto, il commercio illegale purtroppo continua, fruttando ogni anno, a chi lo pratica, milioni di euro.

Contro lo shark finning è nata anche una petizione che lo scorso gennaio, ha raccolto più di 1 milione di firme in tutta Europa, di cui, oltre 70mila in Italia e che è in discussione ora alla Commissione europea.

Tutelare in modo sostenibile e responsabile l’ambiente marino e il MetaOcean di Lupo, può essere uno strumento tecnologico per farlo: guardare ma non toccare, per non distruggere l’habitat di biodiversità marina che ha impiegato milioni di anni per diventare così straordinariamente affascinante da lasciarci a bocca aperta quando la osserviamo.

MetaOcean avrà la capacità di agganciare gli obiettivi legati alla trasformazione digitale con quelli legati ad una trasformazione volta a favorire lo sviluppo sostenibile.

In questo senso, il rapporto tra sistemi di produzione tecnologica e ambiente è destinato a svolgere un ruolo sempre più importante e il Metaverso si candida a essere un fattore abilitante per creare modelli educativi, culturali e socio-economici sempre più sostenibili.

Le avventure del club dei piccoli ambientalisti

Risalendo le profondità virtuali oceaniche, arriviamo al mare che bagna la Sicilia, tra Capaci, Isola delle Femmine e Torretta, in provincia di Palermo.

Qui, dalla scorsa estate, sono particolarmente attivi i giovani ambientalisti dell’Environmental club, che si prodigano per rendere ecologicamente migliori i luoghi in cui vivono.

All’inizio erano in sei, ma in poco meno di un anno sono quasi una ventina, di età tra i sette e i sedici anni e sono convinti che attraverso un uso sapiente dei canali social, loro usano soprattutto Facebook e Instagram, aderiranno, presto, anche altri giovani che hanno a cuore e rispettano la natura.

Noi di GreenPlanner abbiamo intervistato alcuni di loro, Adriana Cappanera – fondatrice e presidente del club, Miriam Campanella – la Pr che tiene i rapporti di benvenuto con i genitori dei membri della neo squadra ambientalista, Daniele e Matilde Cavallaro e la piccola Maria Agnese Volpe facendoci raccontare quello che stanno facendo per l’ambiente.

La squadra, ha iniziato a incontrarsi in un vivaio di Palermo: il luogo è ricco di significato, racchiudendo nella parola stessa, sia il tema della sostenibilità ambientale, sia l’idea di uno spazio aperto a contatto con la natura per chiunque voglia mettersi in gioco con nuovi progetti ecologici, come hanno fatto loro.

Si, perché i giovani dell’Environmental club sono riusciti a coinvolgere anche gli adulti, genitori e altri cittadini. Si sono messi all’opera con un intenso volantinaggio cittadino, come strumento di divulgazione della propria intenzione di “prendersi cura della città di Palermo e socializzare“, come ci dice con entusiasmo Adriana Cappanera.

Si sono dedicati poi, aiutati dalla cittadinanza, alla riqualifica sostenibile del quartiere di Corso Calatafimi, in cui molti giovani del club risiedono, attraverso la pulizia delle strade.

Un’azione necessaria, data l’emergenza rifiuti causata dalla non presenza della raccolta differenziata” afferma Carla Fernandez, giornalista e referente per la comunicazione dell’Environmental club.

L’azione ha avuto un tale successo, che si sono spinti oltre, hanno realizzato un proprio logo, un albero, le magliette per tutto il team del club e hanno continuato le attività green giungendo fino alla spiaggia di Capaci, dove sono stati invitati dall’associazione LiberAmbiente con l’obiettivo di raccogliere le macro e le micro-plastiche, selezionare e catalogare i rifiuti, osservandone la composizione al microscopio, insieme agli studenti del liceo scientifico Benedetto Croce di Palermo con il progetto Il trampolino, dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva di Sant’Erasmo.

L’iniziativa è parte integrante della collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli – Sicily Marine Centre (centro interdipartimentale) e con il laboratorio di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo, per lo sviluppo di SenHar.

Si tratta di un progetto triennale di cooperazione europea Interreg Italia – Malta del valore di circa 800mila euro, che vuole favorire tra i cittadini la consapevolezza dell’importanza della biodiversità, attraverso la creazione, entro il 2023, di campagne di sensibilizzazione e promozione delle problematiche legate ai siti Natura 2000 (N2K) dell’area transfrontaliera oggetto del monitoraggio: Capo Gallo Isola delle Femmine, i Fondali Isola di Capo Passero in Sicilia e fil-Bahar fil-Grigal ta’ a Malta.

Uno dei prossimi obiettivi che l’Environmental club si è dato, è di coinvolgere il maggior numero possibile di giovani studenti, in nuove avventure e progetti che facciano bene all’ambiente.

Hanno infatti intrapreso un nuovo interessante dialogo, per ora via web, con gli studenti e docenti della Scuola Media Statale Antonio Gramsci di Palermo, per condividere le best practice ecologiche che porteranno a nuovi percorsi esperienziali e sostenibili.

I dati confermano l’interesse dei giovani per l’ambiente

Una generazione che sta dimostrando di impegnarsi fattivamente,quindi, nel voler salvare il Pianeta e lo fa bene, anche usando la tecnologia.

I dati lo dimostrano, i giovani si impegnano per il green. I social media e il web rappresentano quindi un buon alleato dell’ambiente, dando la spinta alla circolazione globale delle informazioni sulla sostenibilità e sulla salvaguardia del pianeta: i giovani, grandi navigatori del web e dei social, sono così tra i più consapevoli.

I dati di un recente sondaggio, proposto su scala internazionale dal Gruppo Culligan, rilevano che il 70% dei 500 giovani italiani intervistati tra la Generazione Z (16-24 anni), utilizza come principale fonte di informazione i social media e come seconda fonte, i media online: consultati da più del 50% degli intervistati.

Sempre dallo stesso sondaggio, che ha incluso anche l’intervista di altrettanti 500 giovani, i Millennials (25-40 anni), per un totale quindi di 1.000 giovani cervelli, emerge che circa il 40% degli intervistati è interessato alle ripercussioni ecologiche dei comportamenti dei cittadini e a trovare delle soluzioni concrete e delle buone pratiche per salvare l’habitat comune, il Pianeta.

Crediti immagine: Depositphotos

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