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Togliamoci il vizio del fumo: la salute e l’ambiente ringraziano

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Ancora troppe persone fumano nel mondo, un fenomeno allarmante soprattutto se si considera che tra queste, ci sono i giovani.

Il 31 maggio di ogni anno ricorre la Giornata Mondiale senza tabacco, ma bisogna urgentemente prendere un impegno quotidiano e concreto con la propria Salute e l’Ambiente e dare un netto taglio all’uso del tabacco.

Un recente studio effettuato dai ricercatori francesi dell’Institut National de la Santè et de la Recherche Médicale, su circa 10mila persone di età compresa tra i 35 e i 55 anni, ha dimostrato che fumare è un fattore di rischio per sviluppare forme di demenza senile, come il morbo di Alzheimer.

Il fumo brucia la memoria ed è dimostrato che sia anche la prima causa di cancro, come conferma il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto in video messaggio durante l’evento Tabacco, salute e sostenibilità. Strategie per un’Europa libera dal fumo, organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con Eco – European Cancer Organisation, con il contributo scientifico dell’Università Bocconi – Cergas (Centro di ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) e con il Patrocinio del Comune di Milano.

L’attenzione dell’Europa per la Salute

L’Europa è attenta al tema della Salute dei suoi cittadini, nonostante, va ricordato, non abbia la competenza esclusiva in tale ambito, competenza invece a carico dei singoli Stati membri.

È comunque impegnata a promuovere una serie di azioni legate agli stili di vita consapevoli, in particolare rivolti ai giovani e alle donne.

Secondo i dati di Eco – European Cancer Organisation in Europa, negli ultimo 20 anni, si potevano evitare circa 2 milioni di casi di cancro ai polmoni.

Ogni anno il fumo uccide più di 4 milioni di persone in tutto il mondo per cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie. L’Oms stima che senza efficaci interventi i morti per fumo saranno oltre 8 milioni entro il 2030” conferma Joachim Schuz dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Secondo recenti dati di Eurostat, i cittadini europei sono dipendenti dal fumo: un cittadino europeo su quattro fuma. I dati sono allarmanti, con circa il 40% in Bulgaria e anche l’Italia purtroppo detiene una media abbastanza alta, che si aggira intorno al 30% circa.

Minore vizio del fumo ce l’hanno i cittadini del Lussemburgo e i danesi, la cui percentuale di fumatori per entrambi i Paesi è intorno al 20% e meno ancora gli svedesi, la cui percentuale si attesta al 15% circa.

Tutto questo, secondo l’Europa è evitabile, puntando a un lavoro sinergico con gli Stati membri nella concreta realizzazione di una normativa sul tabacco uniforme in tutti i Paesi Ue, che avrebbe un impatto sulla vita quotidiana dei cittadini ma anche sull’attività dei produttori del mondo del fumo: riuscire a tassare i prodotti del tabacco, per scoraggiare l’acquisto di sigarette e altri prodotti comparabili.

Inoltre sarà fondamentale programmare delle azioni di prevenzione e promozione della salute: nei servizi sanitari, con la raccomandazione di rafforzare e integrare la formazione su queste tematiche da parte dei professionisti coinvolti nell’assistenza alle coppie che stanno pianificando una gravidanza.

Alle donne incinte e ai loro partner e ai neo genitori, affinché offrano un counselling dedicato a questi aspetti e promuovano l’accesso gratuito ai servizi per smettere di fumare.

Importanti interventi, a livello europeo, sono necessari anche in ambito educativo. Infatti l’Ue intende sempre più promuovere delle azioni concrete, anche finanziando dei progetti come quelli del programma ErasmusPlus, per coinvolgere il mondo della scuola ad avere una maggiore consapevolezza sul tema: raggiungere i bambini e i giovani, per sviluppare quelle conoscenze utili a gestire in modo efficace le informazioni riguardanti la salute e la sua tutela; abilità che per gli adolescenti si manifestano anche nella capacità di prendere decisioni consapevoli riguardo alla propria salute.

Ci sono poi i finanziamenti del programma Horizon Europe, per la parte destinata alla ricerca nel campo della Salute e quelli di Life, il programma sempre europeo dedicato all’ambiente e alla sua salvaguardia.

Il rapporto tra la produzione del tabacco e l’ambiente

Il 100 è un numero importante per il tabagismo: 100 sono le volte che l’uso de tabacco è aumentato in 100 anni.

E si tratta di una produzione che richiede enormi quantità di pesticidi e fertilizzanti e incide in maniera importante sui livelli di deforestazione.

Ogni anno, la coltivazione del tabacco utilizza oltre 4 milioni di ettari di terreno, con una conseguente deforestazione globale che si aggira tra il 2% e il 4%.

La coltivazione del tabacco è una delle attività agricole a maggior intensità di manodopera. Negli ultimi anni questa attività è stata sempre più delocalizzata verso i Paesi in via di sviluppo ed emergenti, il che comporta dei vantaggi per queste regioni, ma anche problemi.

L’industria del tabacco rappresenta un pericolo per lo sviluppo sostenibile di tutti i Paesi, in particolare per quelli in via di sviluppo, sia per ciò che riguarda i livelli di salute, sia per il benessere socio-economico dei cittadini.

Nel considerare le scelte imprenditoriali, oltre alle politiche sanitarie delle istituzioni locali, particolare attenzione è rivolta a quegli elementi che determinano la soglia di tolleranza rispetto al rapporto tra coltivazione del tabacco e incidenza sanitaria, oncologica in particolare.

Nella storia della coltivazione del tabacco c’è un passaggio importante da considerare: richiede l’utilizzo di grandi quantità d’acqua per l’irrigazione, durante tutto il periodo della coltivazione e di un’elevata quantità di concimi e anticrittogamici chimici.

Inoltre, l’industria del tabacco, secondo l’Oms, produce oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti solidi con gravi conseguenze per l’ambiente.

Lo sfruttamento selvaggio e costante del terreno porta al depauperamento del suolo nell’arco di pochi anni, per cui occorre spostare altrove la coltivazione o ricorrere a una rotazione delle colture.

Di conseguenza, per avere nuove superfici coltivabili, si disboscano le foreste, specie quelle tropicali, di vitale importanza per gli esseri viventi di tutto il Pianeta: il famoso polmone verde.

Tuttavia, il bisogno di nuovi spazi non è l’unica causa della crescente distruzione delle foreste: l’essicazione delle foglie di tabacco necessita infatti di legna.

Per seccare 1 kg di foglie occorrono oltre 8 kg di legna da ardere. Le conseguenze sono pesanti: si distrugge lo spazio vitale per gli esseri umani e gli animali, la biodiversità diminuisce e il paesaggio si disertifica.

La coltivazione del tabacco ha inoltre ripercussioni importanti anche sulle persone che vivono e lavorano in queste regioni. I prodotti chimici e i pesticidi utilizzati sono spesso cancerogeni e danneggiano il patrimonio genetico.

La nicotina è un veleno da contatto, presente nelle foglie del tabacco per proteggere la pianta dagli insetti. A causa dell’intensità di manodopera e della povertà dei coltivatori di tabacco, nei Paesi in via di sviluppo spesso anche i bambini devono lavorare nei campi, esponendosi così a rischi per la salute.

La scolarizzazione dei bambini risente parecchio della loro presenza nei campi, compromettendo, a lungo termine, la salute, l’istruzione e la formazione di interi strati sociali.

Per alcuni Paesi, il passaggio dalla coltivazione del tabacco a un’agricoltura alimentare più sostenibile e quindi anche più sana, potrebbe rivelarsi difficile e complesso.

Per riuscire a uscire da questo circolo vizioso è necessario che l’Europa, le organizzazioni internazionali e i governi proseguano in un intenso dialogo e propongano delle alternative e dei programmi di riconversione.

Crediti immagine: Depositphotos

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