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Il futuro è del digitale: ma quanto sono sostenibili queste tecnologie?

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digitale e sostenibile
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Le tecnologie digitali sono responsabili del 4% delle emissioni globali di CO2, percentuale che è destinata a crescere nei prossimi anni. Basterebbero queste due informazioni per far capire che il digitale spesso non è così green come viene raccontato. Vi proponiamo una breve guida ai libri che approfondiscono questi temi e suggeriscono trucchi e strategie per ridurre la propria impronta (di carbonio) digitale.

Una delle promesse che circolavano nei primi anni della diffusione delle tecnologie digitali e di Internet era quella della dematerializzazione, parola magica che lasciava intravedere un mondo sempre più leggero.

Dagli uffici senza carta a un’economia basata prevalentemente sui servizi, sembrava che presto ci saremmo liberati dalla tirannia della materialità, con il suo portato di inquinanti e rifiuti da smaltire.

Poi, un po’ alla volta, mentre il numero di cellulari superava quello delle persone, la quantità di Whatsapp, Sms, mail, post, tweet, like cresceva oltre il concepibile e i tempi di attesa per avere un servizio – che fosse una consegna da un corriere o un download di qualche giga – si riducevano fino quasi ad azzerarsi, qualcuno ha iniziato a esaminare e quantificare gli impatti della nostra relazione, quotidiana, profonda, spesso ossessiva, con il digitale.

E i risultati, per usare un eufemismo garbato, non sono buoni.

Pubblicato da Altreconomia, Ecologia digitale raccoglie una serie di saggi che partono da una premessa non scontata: il digitale è fisico e impatta non poco sull’ambiente, sul clima, sulle modalità con cui lavoriamo e sulle dinamiche politiche delle società in cui viviamo.

Gli argomenti toccati sono svariati, dagli approvvigionamenti delle terre rare all’impronta di carbonio dello shopping online, dallo strapotere delle grandi aziende Big Tech (con un focus sugli Stati Uniti, ma in Cina Alibaba, Baidu e Tencent non sono da meno) all’economia dell’attenzione e non mancano le proposte per un utilizzo più attento delle tecnologie che spesso usiamo con troppa disinvoltura.

Il volume di Altraeconomia si propone quindi come un’introduzione ai vari aspetti della rivoluzione digitale. Sfogliando i cataloghi delle case editrici italiane e straniere è poi possibile individuare diversi titoli che approfondiscono le tematiche specifiche.

Né intelligente né artificiale è un libro pubblicato da Il Mulino in cui Kate Crawford, esperta di media digitali, passa in rassegna gli impatti dell’Intelligenza artificiale.

Per dimostrare che, appunto, non è né tanto intelligente, essendo il risultato di un gigantesco lavoro di selezione delle informazioni in ingresso nei programmi, lavoro spesso distorto da ideologie e pregiudizi e condotto da schiere di lavoratori sottopagati, né tantomeno artificiale, intendendo con questa parola pulita e rispettosa dell’ambiente.

Temi simili vengono ripresi da Elisabetta Brevini, che nel suo Is Ai good for the Planet? legge lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alla luce dei cambiamenti climatici e chiarisce perché l’Ai rischia di aggravarli.

Si concentra più sugli impatti sull’occupazione Rule of the Robots di Martin Ford, già conosciuto in Italia per il suo Il futuro senza lavoro. Secondo Ford l’intelligenza artificiale è già tra noi e la sua presenza è destinata ad ampliarsi molto rapidamente: bisogna prenderne atto e lavorare per sfruttarne il potenziale, preparando la società a confrontarsi con modalità di lavoro del tutto nuove.

Uscito da pochissimo per Mit Press, The New Fire: War, Peace, and Democracy in the Age of Ai di Ben Buchanan e Andrew Imbrie analizza lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale e le conseguenze che questi possono avere su tre sfere fondamentali, la guerra, la ricerca della pace e la tenuta dei sistemi democratici.

Pur non lasciando spazio alle illusioni, i due autori, tra i massimi esperti al mondo di Ai, evidenziano che non ci sono esiti predeterminati e che non è inevitabile che l’intelligenza delle macchine diventi un’arma nelle mani dei tiranni.

Terre rare di Sophia Kalantzakos è un’analisi della geopolitica di questi materiali, così indispensabili per la transizione ecologica, che prende le mosse dalla constatazione che la Cina controlla il 97% del mercato.

Negli anni Europa e Stati Uniti hanno perso posizioni e la contesa è con ogni probabilità destinata ad aggravarsi nel prossimo futuro.

Assieme al libro di Sophia Kalantzakos si può leggere La guerra dei metalli rari, scritto da Guillaume Pitron. Anche se non recentissimo, ha il pregio di raccontare da vicino gli impatti sull’ambiente di tutti i materiali che servono a fabbricare per la nuova economia, anche quella green.

Infine, come sottolineato in uno dei contributi del volume di Altreconomia e da moltissimi esperti e commentatori, i dati sono la moneta fondamentale della nuova economia.

Sui rischi legati al loro uso (e agli abusi) il testo di riferimento è Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff, che disseziona il nuovo modello economico, che guadagna dalle nostre esperienze dandoci in cambio un’illusione di libertà.

I libri che riguardano intelligenza artificiale ed economia digitale

Ecco i link per acquistare i libri che abbiamo citato nel testo.

Crediti immagine: Depositphotos

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