Home Agricoltura 4.0 Basta carne: la transizione ecologica passa anche dal cibo

Basta carne: la transizione ecologica passa anche dal cibo

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heura foods

La produzione di cibo genera ogni anno quasi un terzo delle emissioni globali di gas climalteranti; non solo, per produrre alimenti per il bestiame e il pollame si consumano enormi quantità di acqua e di suolo. Un’alternativa c’è: lo sviluppo di alimenti vegetali.

La transizione ecologica non passa soltanto dalla produzione di energia pulita. Con l’energia si muove il mondo moderno – trasporti, comunicazioni, smart city – ma le persone devono prima di tutto nutrirsi e farlo bene.

In questa fase storica davvero complessa, due sono i principali problemi che stanno emergendo: da una lato la necessità di ogni nazione di rendersi autonoma nella generazione di energia verde.

Dall’altra la capacità di ogni singolo Stato di riuscire a provvedere all’alimentazione dei suoi cittadini il più possibile in modo autonomo, ma non a scapito dell’ambiente.

E oggi l’alimentazione dei Paesi sviluppati è troppo sbilanciata verso le proteine animali – latticini e carni. Per produrle si generano quasi un terzo delle emissioni globali di gas climalteranti; si consuma suolo destinandolo alle coltivazioni di foraggi e mangimi, si spreca acqua.

Ma parlare di allevamenti intensivi, di ridurre il consumo di carne e di derivati dal latte genera scompiglio e grande imbarazzo nei Governi.

Se da un lato è arduo intervenire su un settore come l’industria alimentare, che è parte importante della nostra economia – secondo i dati del Crea, infatti, il settore ha generato lo scorso anno un fatturato di 204,5 miliardi di euro, dando lavoro a circa 1,4 milioni di persone, con un valore aggiunto (inteso come contributo diretto al Pil) di 65 miliardi di euro – è molto più difficle scardinare tradizioni secolari legate al cibo.

Ma lo si deve fare, in modo deciso, attraverso alternative alla carne che, come vedremo descrivendo le attività di Heura Foods, sono sostenute da tecnologie alimentari in grado di fornire nutrienti migliori, più equilibrati, meno impattanti sull’ambiente e buoni come gli alimenti che vanno a sostituire.

heura foods - dati consumo carne

Difficile altrimenti cambiare la situazione del Pianeta: secondo il rapporto Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne del Wwf, ci si rende conto di un dato sconvolgente: il rapporto naturale del nostro Paienta è stato completamente stravolto per motivi legati alla nostra alimentazione.

Il 70% della biomassa degli uccelli del Pianeta infatti è rappresentato dal pollame da allevamento e soltanto il 30% è costituito da specie selvatiche; allo stesso modo, il 60% della biomassa dei mammiferi è costituito da bovini e suini da allevamento, il 36% da umani e appena il 4% da mammiferi selvatici.

Gli allevamenti intensivi sono, da soli, responsabili del 14,5% delle emissioni totali di gas serra mentre il 40% totale dei terreni sulla terra è coltivato per la produzione di mangimi.

C’è qualcosa che non va e, dati alla mano, non si può continuare ad affermare che si tratti soltanto del fastidio di qualche “animalista” o di attivisti verdi frustrati.

L’alternativa alla carne: i prodotti plant-based di Heura Foods

Un’alternativa a questo modo troppo impattante per l’ambiente di nutrirsi c’è. Si tratta di sviluppare alimenti plant-based, ovvero, attraverso la tecnologia, creare cibi che apportino gli stessi nutrienti – proteine, fibre, vitamine – della carne, senza sollecitare il Pianeta e che siano al tempo stesso anche più salutari.

heura foods - esempio carne non carne

È possibile farlo? Heura Foods, startup spagnola specializzata nella produzione di carne di origine vegetale fondata nell’aprile 2017, lo sta facendo con ottimi risultati, anche di gusto.

I due fondatori – Marc Coloma e Bernat Añaños – hanno avuto l’intuizione che per sconfiggere la resistenza di tradizioni e abitudini alimentari secolari, servissero alimenti di grande qualità, di comprovata sostenibilità ma anche buoni al gusto.

Per riuscirci hanno sviluppato un nuovo metodo multidisciplinare di lavorazione degli alimenti – attraverso la tecnologia Good Rebel Tech che depositerà i suoi primi brevetti nel corso di quest’anno – utilizzando parti vegetali attualmente non utilizzate nei metodi di produzione tradizionale.

L’approccio Good Rebel Tech, utilizzando i materiali nelle loro strutture naturali, consente di produrre alimenti a base vegetale più nutrienti e sostenibili. Certo, è necessario vincere la diffidenza del mercato, convincere la resistenza dell’industria alimentare e della grande distribuzione e sensibilizzare l’azione dei governi.

Diversi settori, dall’energia ai trasporti, hanno dovuto attraversare transizioni tecnologiche importanti per rafforzare la sostenibilità; anche l’industria automobilistica, in questo momento, si trova allo stesso bivio.

Abbiamo dato vita a Good Rebel Tech per segnare la strada all’industria che succederà alla carne animale utilizzando anche tecnologie a bassa impatto ambientale. Il nostro obiettivo è quello di sfruttare la tecnologia per fornire soluzioni olistiche che siano più sostenibili e nutrienti di quanto sia mai stato fatto prima” ha dichiarato il Ceo e co-fondatore di Heura, Marc Coloma.

Good Rebel Tech, carne “non carne” per l’alimentazione sostenibile

L’attenzione alla sostenibilità, per fortuna, è sempre più forte e i cittadini stessi si rendono conto che cambiare le proprie abitudini è possibile e, a volte, fa anche bene.

Come nel caso di questi prodotti alimentari che, dati nutrizionali alla mano, dimostrano i loro vantaggi rispetto agli analoghi prodotti in carne – anche il gusto non lascia rimpianti, lo abbiamo potuto constatare direttamente, senza poter distinguere differenze tra un chili con carne di orgine animale e quello di Heura Foods (e lo stesso vale per i loro prodotti di pollo vegetale).

Per fare esempi più concreti e circostanziati, i prodotti di pollo Heura hanno il 43,8% di grassi in meno rispetto alla media del mercato e il 12,74% di calorie in meno, mantenendo la stessa quantità di proteine del pollo animale ma con oltre il 60% di grassi in meno.

L’hamburger Heura ha invece il 40% di ingredienti in meno rispetto alla concorrenza, ha il 64% di grassi in meno e l’85% di grassi saturi in meno rispetto alla media del mercato apportando l’11,3% di proteine in più per caloria rispetto alla carne animale.

Ma come viene creata la carne non carne e, soprattutto, quali sono i suoi benefici ambientali? Per prima cosa, i brevetti relativi alla tecnologia Good Rebel Tech verranno resi noti nel corso di quest’anno e sono ancora, al momento, sotto embargo.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale di questa produzione, invece, nel 2021, con le sue attività Heura ha permesso di risparmiare 634.403.142 litri d’acqua, di evitare 1.415.237 kg di emissioni di CO2, salvando 728.121 vite di animali.

Numeri che hanno certamente impressionato il mercato, tanto che la startup innovativa, attraverso la sua seconda campagna Equity for Good Rebels sulla piattaforma Crowdcube, ha appena raccolto in meno di 12 ore oltre 4 milioni di euro con la partecipazione di più di 4.500 investitori.

La tecnologia che sta alle spalle dei prodotti, ce la spiega Isabel Fernández, direttore Science & Technology di Heura: “Invece di concentrarci sull’estrazione e sull’isolamento delle proteine dai semi di legumi, stiamo cercando di sfruttare la funzionalità delle piante intere nelle loro strutture naturali.

Questo approccio ci consente di valorizzare i micronutrienti naturalmente presenti nei materiali di partenza e di migliorarne la biodisponibilità quando necessario, invece di includerli come ingredienti additivi.

In questo modo, durante la produzione del prodotto sono necessari processi minimi e solo fisici e si evitano tutti i processi chimici. Sfruttando le scoperte nel campo della fisiologia cellulare delle piante, della scienza dei colloidi e dei biopolimeri, combinate con la fluidodinamica computazionale e le tecniche di ingegneria, siamo stati in grado di creare una piattaforma tecnologica che riscrive le attuali regole di lavorazione degli alimenti a base vegetale e porta a nuovi ecosistemi di produzione sostenibili“.

La stessa tecnologia può consentire di replicare sapori e funzionalità alimentari del latte, ci spiega Isabel e, potenzialmente, potrà essere utilizzata per ricreare l’analogo vegetale di molti prodotti animali.

Una collaborazione scientifica svolta non da soli, ci tiene a specificare il direttore scientifico: “Siamo impegnati in ricerche all’avanguardia in collaborazione con esperti scientifici di fama mondiale per affrontare le maggiori sfide tecnologiche che l’industria a base vegetale si trova ad affrontare oggi” conclude la Fernández.

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