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Dai Comuni deve arrivare la spinta propulsiva per lo sviluppo delle comunità energetiche

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comunità energetiche rinnovabili
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Produrre energia “dal basso”, ovvero attraverso la collaborazione di una comunità intera e attraverso le fonti rinnovabili (sole, vento, acqua), per poi consumarla in modo autonomo. Una modalità democratica di creazione di energia a impatto zero… a patto di risolvere i problemi sul tavolo

Cosa c’è di più democratico di produrre e consumare l’energia che ci serve in modo autonomo? Nascono anche da questo principio le comunità energetiche rinnovabili, introdotte giuridicamente in Italia nel 2020 grazie all’articolo 42 bis del Decreto Milleproroghe.

In un momento difficile come l’attuale, la produzione autonoma di energia, a zero impatti sull’ambiente, potrebbe davvero determinare un cambio di paradigma fondamentale nella nostra generazione energetica, distribuendo al tempo stesso nelle comunità locali vantaggi economici, sociali e ambientali importanti.

Inoltre, le comunità energetiche possono essere l’elemento vincente nella strategia di decarbonizzazione del nostro Paese perché generano energia pulita e rafforzano la sostenibilità ambientale a livello locale.

Se n’è discusso nell’incontro Il Ruolo dei Comuni nella promozione delle Comunità energetiche – modelli a confronto organizzato da Renael – Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali.

La conclusione dei dibattiti è stata che, per sfruttare il grande potenziale delle comunità energetiche in Italia, per la nostra particolare conformazione geografica e sociale, si deve valorizzare il ruolo dei Comuni, aiutandoli nel processo di innovazione e di evoluzione verso la transizione energetica.

Il percorso per la costruzione delle comunità energetiche è ancora tutto da esplorare – spiega il presidente di Renael, Piergabriele Andreolima sappiamo con certezza che le amministrazioni pubbliche hanno un ruolo fondamentale di traino nell’attivazione delle comunità energetiche rinnovabili e per questo riteniamo importante aiutare i Comuni a far partire questi nuovi modelli energetici, che devono essere costruiti su misura in base al tipo di territorio, alle fonti di energia alternativa più adatte fino alla realizzazione di un piano economico energetico che consenta la sostenibilità della comunità“.

Secondo una recente stima di Elemens per Legambiente, infatti, entro il 2030 l’attivazione delle comuntà energetiche potrebbe portare alla produzione di oltre 17GW di energia rinnovabile, con vantaggi economici e ambientali facilmente quantificabili.

È necessario però fare presto – in alcuni casi siamo già in ritardo – e finalizzare l’iter legislativo per sfruttare appieno i vantaggi che le comunità energetiche possono apportare.

In particolare, Legambiente e Kyoto Club hanno formulato cinque richieste al Governo sul tema comunità energetiche:

  1. definire al più presto con i relativi decreti e delibere le tecnicalità e gli incentivi indispensabili per la partenza reale delle comunità energetiche in tutto il Paese
  2. nei bandi del Pnrr destinati ai piccoli comuni si devono inserire modalità facili per la concessione di finanziamenti e tempi congrui per la risposta ai bandi
  3. nei bandi si devono prevedere adeguate facilitazioni anche al processo di costruzione delle comunità, non soltanto alla realizzazione degli impianti di produzione che, comunque, devono essere sostenuti con fondi coerenti con i costi reali
  4. è fondamentale completare il processo di semplificazione delle autorizzazioni, rendendolo snello e coerente con il bando, evitando alla burocrazia di bloccare progetti approvati e finanziati
  5. prevedere il finanziamento a fondo perduto per quelle comunità energetiche in cui sono coinvolti solo cittadini, amministrazioni e terzo settore

Le comunità energetiche – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresentano un’occasione unica per le comunità sparse del paese e i piccoli comuni, per andare verso una giusta transizione ecologica, superare l’attuale modello centralizzato di produzione energetica fatto da grandi impianti alimentati a combustibili fossili, inquinanti e climalteranti e per ridurre il peso geopolitico delle fonti fossili, fonte di tensioni internazionali e guerre anche nel cuore dell’Europa“.

Attraverso le comunità energetiche il processo di transizione ecologica si sviluppa dal basso, mettendo a valore le peculiarità dei territori, le esigenze specifiche che essi esprimono, premiando l’attivismo e l’iniziativa di gruppi organizzati, enti locali, consorzi aziendali, andando a coprire in maniera molto più efficiente e pervasiva il bisogno di energia rispetto alle grandi reti distributive – spiega il sindaco di Lecce Carlo Salvemini, delegato Anci per Energia e Rifuti – il protagonismo dei Comuni, con il coinvolgimento dei cittadini nelle comunità energetiche, permette di sperimentare e beneficiare immediatamente dei vantaggi ambientali ed economici che la produzione rinnovabile garantisce. […] Il Governo è al nostro fianco e i Comuni italiani sono pronti a raccogliere la sfida“.

Crediti immagine: Depositphotos

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