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Rilanciare gli investimenti delle imprese italiane, grazie alla Sostenibilità

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Le imprese sono sempre più attente alla sostenibilità: nel periodo dal 2003 al 2019, quindi un arco temporale di poco più di 15 anni, si è avuto un netto miglioramento del loro impegno verso l’ambiente.

Un’azienda ha delle responsabilità che vanno oltre l’interesse del solo profitto e sviluppo economico. Non è sufficiente produrre, è importante che lo si faccia in maniera consapevole: ne è convinta anche l’Europa.

Era infatti il 2011 quando, in una comunicazione della Commissione europea si parlava della Corporate Social Responsibility (Csr) o Responsabilità Sociale d’Impresa: la responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società.

Le imprese, quindi, devono ragionare sempre più nella logica di un’economia che investe in maniera sostenibile. Il 2020 è stato sotto diversi punti di vista un anno particolare, che farà da spartiacque tra il prima e il dopo Covid-19.

L’emergenza sanitaria ha però contribuito a dare visibilità alla questione ambientale: il lockdown ha avuto un impatto positivo sull’ambiente in termini di abbassamento dei livelli di inquinamento e di rigenerazione della flora e della fauna.

Tuttavia, questi risultati rischiano di essere spazzati via. Il rischio, in un’economia che cerca di risollevarsi dopo i danni causati dalla pandemia, è quello di mettere da parte le misure ambientali in nome di una veloce ripartenza, anche a causa dell’incertezza economica.

Eppure il rilancio dell’economia non dovrebbe essere slegato dalla green economy.

I dati parlano del trend ambientale delle imprese

I “dati lo dimostrano” spiega Roberto Orsi, direttore dell’Osservatorio Socialis, intervenendo all’evento Esg All’Opera! organizzato dall’Università degli Studi di Udine in collaborazione con l’associazione Animaimpresa e l’Osservatorio Socialis.

Si parla di percentuali e numeri interessanti, elaborati dal 9° Rapporto biennale di indagine dell’Osservatorio Socialis: prendendo in esame il periodo dal 2003 al 2019, quindi un arco temporale di poco più di 15 anni, si è avuto un netto miglioramento dell’impegno verso l’ambiente, da parte delle quattrocento imprese coinvolte nell’indagine, con un aumento del 22%, passando dal 70% del 2003 al 92% del 2019.

E sempre nel 2019, il trend della dimensione economica dell’investimento in Csr da parte delle imprese si aggirava intorno ai 240 milioni di euro.

Le anticipazioni poi arrivano rispetto ai dati più recenti, che saranno contenuti nel 10° Rapporto biennale di indagine, riferiti al 2020 e presentati a fine giugno a Roma, come ci ha segnalato ancora Roberto Orsi: “nonostante le imprese pensano positivamente al green, prevedendo di destinare il 40% del proprio budget per il 2020 alle iniziative sulla responsabilità sociale d’impresa“.

L’analisi dei dati rileva però un decremento dell’investimento in Csr, a causa della pandemia, di circa 40 milioni di euro, attestandosi quindi intorno ai 200 milioni di euro.

Ma c’è ancora speranza: la stessa indagine, infatti, mostra anche che nel prossimo futuro la Csr sarà messa a sistema nei modelli di business delle imprese intervistate, per circa l’80%.

Ma dove investono le imprese la propria responsabilità sociale? I dati del 9° Rapporto di indagine dell’Osservatorio Socialis mostrano che nel periodo compreso tra il 2013 e il 2019, circa il 70% delle imprese intervistate hanno investito nell’azienda stessa; circa il 50% nei territori vicini alla sede dell’azienda; circa il 40% sul territorio nazionale, in Italia; circa il 10% nei Paesi esteri.

Dallo stesso rapporto, che prende poi in esame, più in dettaglio, il periodo tra il 2015 e il 2019, scopriamo come è stata fattivamente realizzata la responsabilità d’impresa da parte delle aziende intervistate.

Si è avuto un crescendo di sensibilità e consapevolezza sul tema, che ha portato a poco più del 40% di investimenti in nuove tecnologie contro l’inquinamento, per lo smaltimento dei rifiuti; il 30% è stato destinato alla collaborazione nella ricerca scientifica con le università; oltre il 20% invece è stato messo a disposizione per l’upgrade delle professionalità interne all’azienda; infine, un 20% per le donazioni dei prodotti.

Altro dato interessate che emerge è che l’80% delle imprese intervistate in un arco temporale tra il 2014 e il 2020, ritiene che la specificità delle competenze della Csr, acquisita anche attraverso dei percorsi universitari e di alta formazione, sia un elemento distintivo che dovrebbe far parte dei curricula professionali.

L’assunzione di responsabilità aziendale verso l’ambiente

La scelta di un codice di condotta aziendale, attento all’aspetto ecologico è un ottimo investimento anche per il ritorno di immagine pubblica, verso i cittadini e gli stakeholder.

La Responsabilità Sociale d’Impresa implica uno sviluppo sostenibile, una politica aziendale che sia in grado di perseguire gli obiettivi economici senza tralasciare quelli sociali e ambientali.

Questi ultimi, in particolare, confluiscono in quella che è la responsabilità ambientale, l’ambito che è sempre più sotto i riflettori e presente nelle agende dei governi che stanno prendendo coscienza della necessità di trovare soluzioni concrete per fare fronte ai problemi che derivano primariamente dall’aumento della popolazione e dalla scarsità di materie prime: sullo sfruttamento di queste ultime, si basa il ripensamento del sistema produttivo da lineare a circolare.

Al crescere della sensibilità delle imprese rispetto ai temi ambientali, cresce l’attrattività da parte dei consumatori verso le aziende stesse che si impegnano e dimostrano di avere a cuore la tutela del pianeta.

Ecco perché molte aziende hanno modificato la propria strategia comunicativa per adattarla alle nuove politiche ecologiche, come il green marketing: fare una buona scelta produttiva associandola a delle buone prassi; una strategia promozionale al passo con i tempi, quelli dell’ambiente e del clima, possibilmente e con le esigenze del mercato.

Una buona strategia richiede all’azienda di compiere scelte in linea con l’obiettivo green nel suo complesso: processi produttivi sostenibili, smaltimento responsabile dei rifiuti, impiego di un packaging riciclabile, ma anche interventi a sostegno di una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori.

La responsabilità ambientale è un’opportunità di crescita e rilancio economico. Non investire nella green economy, in un momento di crisi come questo, può rivelarsi vantaggioso in un primo momento, ma avrà ripercussioni negative nel lungo periodo.

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