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BikeUp si riconferma la kermesse giusta delle due ruote elettriche

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bikeup bergamo

Splende un sole a picco nel cielo terso di Bergamo, con il caldo mitigato da una brezza leggera che aumenta solo se cavalchi una ebike. Questo è l’inizio della visita a BikeUp 2022, la bella kermesse di Bergamo dedicata alle due ruote elettriche.

Interessante anche per gli addetti ai lavori, destinata sicuramente ad “aumentare di volume” nei prossimi anni sia per l’affluenza del pubblico, sia per il numero degli espositori presenti e, soprattutto, per il trend positivo dello sviluppo delle biciclette elettriche che, sulla scia positiva del settore Mtb, hanno esteso il raggio di influenza anche in altri comparti, diversificando molto il prodotto.

Al punto che tutti, o quasi tutti i marchi più blasonati hanno modelli, allestimenti e potenze tali da soddisfare qualsiasi esigenza, spesso con telai disegnati allo scopo, che cominciano a guardare con favore alle integrazioni.

Perché messa in archivio quella del pacco batteria nel telaio (quasi uno standard specie per mezzi di fascia medio alta), si cominciano a vedere sempre più numerose le integrazioni nei telai, di display e luci anteriori e posteriori.

Durante il press tour (GreenPlanner.it, media partner dell’evento, era presente anche con il direttore M.Cristina Ceresa) e la visita successiva, fatta girovagando a piedi fra gli stand, abbiamo potuto provare diverse biciclette a pedalata assistita, con trasmissione a catena e cambio tradizionale oppure a cinghia dentata con cambio integrato nel mozzo.

Oltre alle biciclette abbiamo ovviamente provato le cargobike, oggetto poco presente nel mercato italiano ma in rapida e motivata diffusione.

Cargobike sia due ruote che a tre ruote, con diverse dimensioni e diverse portate, cassoni in legno o in materiale stampato, con cambio tradizionale e trasmissione a catena o con cambio integrato nel mozzo e trasmissione a cinghia.

In questo momento la trasmissione a cinghia batte la catena su molti fronti. Sarebbe però un giudizio impietoso e non obiettivo se non si circostanziassero queste impressioni.

Il mio giudizio arriva dalla personale concezione che la bicicletta, specie in città, deve essere un mezzo di trasporto accessibile e utilizzabile da tutti. Un mezzo no problem.

Quindi, più le cose sono semplici e più sono amichevoli. Più le cose sono amichevoli e più vengono usate. Più si usano e maggiore è il bacino di utenti tester; quindi si affina il prodotto.

E nel caso specifico, più biciclette ci sono in strada e tanto meglio è per l’ambiente e quindi per tutti noi. Più bici uguale meno traffico auto, meno smog, meno inquinamento acustico. Potrei aggiungere… più bici in circolazione uguale meno auto in coda.

Partiamo dal presupposto che “se non ci sono istruzioni per l’uso vuol dire che il congegno è stato ben progettato“. Pur sapendo che “tutto quel non c’è non si può rompere” (Enzo Ferrari) si può pensare a un compromesso fra quello il minimo indispensabile e quelle aggiunte che rendono la bicicletta user friendly.

Detto questo, si capisce che tutto quello che non richiede manutenzioni particolari o che non richiede particolare cura nell’uso quotidiano, fatto che per la grande maggioranza delle persone assume subito il valore di user friendly.

Per tornare in tema direi che la trasmissione a cinghia con cambio integrato nel mozzo è esattamente tutto questo. Certo il sistema paga lo scotto di avere un peso e un costo maggiore, oltre al fatto che richiede una manodopera specializzata per la manutenzione ma, per fare un confronto con il mondo dell’auto, difficilmente chi guida è capace di “mettere le mani nel motore“, anzi, preferisce proprio non metterle, augurandosi di non averne bisogno e nel caso di necessità affidandosi a chi se ne occupa di mestiere.

Le bici provate avevano motori delle note marche Bosch e Shimano oltre a  Oli (azienda italiana) che rifornisce numerose aziende, qualche tasto walk che, personalmente, su una citybike ritengo superfluo, mentre sulle cargo a tre ruote potrebbe avere un discreto utilizzo.

Varia la componentistica e i modelli per gli impianti frenanti, dove l’impianto idraulico a dischi ha soppiantato per efficacia i tradizionali V-brake, specie sul bagnato.

Nel settore delle biciclette, grande varietà di telai per forme, design e naturalmente colori. Quasi tutti dotati di portapacchi posteriore in grado di accogliere cestini e borse per la spesa.

Selle morbide e comode, anche se sulla sella comoda si potrebbe aprire una discussione infinita. Display per stato delle batterie e “contributo alla pedalata” variamente organizzati, alcuni con schermo a cristalli liquidi altri con una versione più succinta con le tacche di ricarica e differente luce per la quantità dell’assistenza. Diverse potenze disponibili.

C’è da dire che in condizioni di normale pedalata raggiungere la massima velocità consentita (25 km/h oltre i quali termina l’assistenza) ci vuole veramente pochissimo.

Ruote da 28″ con sezione generosa e coperture appositamente studiate per le city-e-bike. Tutto un complesso leggermente più pesante delle bici senza pedalata assistita, ma il maggior peso poco influisce sulla pedalata. Siamo comunque sempre nell’ordine di 22/25 chilogrammi. Colori piacevoli, ma come al solito si va nel campo delle preferenze.

Una delle cose che ho trovato particolarmente comoda nelle citybike è la forma del telaio a culla come nelle tradizionali biciclette da donna, che permettono a tutti la salita laterale, senza dover alzare la gamba per scavalcare la sella.

Anche in questo caso si paga qualcosa in peso e rigidità del telaio ma, non dovendo mirare alle prestazioni quanto piuttosto alla comodità, la scelta della culla mi sembra un ottimo compromesso.

A dirla tutta, dopo un po’ che le guardi ti sembra curioso che ci siano ancora citybike elettriche con trasmissione a catena.

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Marco FardelliMarco Fardelli architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | Facebook | CityBustoBike
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