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Auto aziendale? Meglio un budget da spendere in mobilità condivisa

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L’auto non è più considerata uno status symbol e, in relazione anche al mutato scenario lavorativo, i lavoratori vedrebbero con favore un’iniziativa da parte delle loro aziende nella promozione di alternative di mobilità più ecologiche.

Come se la passa oggi l’auto nello scenario della mobilità condivisa in Italia? Secondo i dati raccolti nel 2020 e nei primi dieci mesi del 2021 dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, non benissimo.

Complice la mutata fisionomia del lavoro – ancora in modalità ibrida con spostamenti tuttora limitati – e l’apparire di forme di mezzi condivisi più agili ed ecologici (motorini, biciclette e monopattini elettrici) preferiti soprattutto dalle fasce più giovani dei lavoratori.

La sharing mobility iniziò il suo cammino in Italia venti anni fa con la nascita dei primi due servizi di bike sharing e car sharing, rispettivamente nelle città di Ravenna e Milano nel 2000 e nel 2001, aumentando nel corso degli anni la sua presenza e il suo impatto sul modo con cui le persone si spostano nelle aree urbane.

Tuttavia, nel corso degli ultimi due anni – certamente a causa degli spostamenti limitati rispetto al passato per la crisi sanitaria – l’insieme dei servizi di sharing mobility ha registrato un calo annuale complessivo delle percorrenze con ogni mezzo in condivisione del -30,6%.

Tuttavia, il concetto di mobilità condivisa – soprattutto in relazione al contenimento dei costi e al minore impatto sull’ambiente – affascina molto i lavoratori europei (gli italiani in maggior misura).

Lo testimoniano i dati di una recente indagine di Free Now secondo la quale il 70% dei dipendenti europei desidera che le proprie aziende promuovano alternative di mobilità sostenibile per ridurre rapidamente le emissioni.

Allo stesso tempo, solo 1 intervistato su 5 dichiara che il proprio datore di lavoro è al momento interessato alle emissioni causate dalla mobilità dei propri dipendenti che si recano al lavoro o in viaggio per lavoro.

L’attenzione a questi aspetti porterebbe gli stessi lavoratori a rinunciare a un privilegio quale quello dell’auto aziendale, pur di contribuire alla sostenibilità ecologica dei trasporti casa-ufficio.

Infatti, ben il 63% dei proprietari di auto aziendali, rinuncerebbe all’auto aziendale e la sostituirebbe volentieri con un budget per le spese di mobilità – nei lavoratori italiani il dato sfiora addirittura l’80% degli intervistati – anche se 3 intervistati su 4 apprezzerebbero se tale operazione fosse finanziata direttamente dall’azienda.

Benefit per la mobilità che risultano essere molto apprezzati dagli intervistati che li collocano tra i primi 3 benefit aziendali più desiderat, insieme alle indennità per mensa o pasti e all’opzione home office.

L’indagine è stata realizzata da Kantar per Free Now intervistando 4.554 persone in Germania, Austria, Spagna, Italia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Romania e Francia, tra il 19 aprile e l’11 maggio di quest’anno.

Crediti immagine: Depositphotos

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