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Amianto sulle navi: un carico di morte

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Amianto sulle navi: un problema mai risolto su almeno un centinaio di natanti della Marina militare e su quelli, per esempio, delle Ferrovie dello Stato.

Nonostante il Ministero della Difesa abbia per anni negato che l’asbesto fosse anche solo presente o che potesse causare le terribili malattie che contraevano i militari, il numero delle vittime parla da solo.

I mesoteliomi riscontrati, in percentuale molto più alta della media, tra macchinisti, tecnici e comandanti navali e tra i semplici marinai di coperta sono un marchio di vergogna per chiunque abbia taciuto o abbia ostacolato i risarcimenti.

Il mesotelioma, tumore della pleura, infatti, è provocato soltanto dall’esposizione all’amianto. È molto raro e un alto numero di questa patologia dimostra, senza ombra di dubbio, che là dove vivevano i militari (per lunghi periodi 24 ore su 24), c’era il terribile amianto.

Il VII rapporto ReNaM ha registrato dal 1993 (anno della messa al bando dell’amianto con la Legge 257), 447 mesoteliomi negli operatori del settore trasporti marittimi, 341 in quello dei trasporti marittimi delle merci e 982 nella Difesa militare (numero nel quale rientrano le vittime del dovere in servizio sulle navi della Marina). Infine 304 mesoteliomi nei lavoratori impiegati nei cantieri navali.

Un numero altissimo, che da solo dimostra la presenza dell’asbesto sulle imbarcazioni. Le vittime, come da sempre denuncio attraverso l’Osservatorio nazionale amianto, di cui sono presidente, anche nella mia ultima pubblicazione (Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022) sono molte di più.

Si devono aggiungere, infatti, tutte le altre malattie asbesto correlate che spesso, purtroppo, hanno esito infausto. L’amianto causa anche il tumore del polmone, dello stomaco, della faringe, della laringe, esofago, ovaie, colon, trachea e seno. Ma anche asbestosi e tutta un’altra serie di patologie.

Nonostante si conoscessero i rischi causati da questo materiale, le aziende continuarono a utilizzarlo, in particolar modo nelle navi. Proprio qui le sue caratteristiche potevano essere sfruttate al meglio: era ignifugo e fonoassorbente e per questo veniva utilizzato a scopo di isolamento termico, insonorizzante e antincendio.

Anche all’interno degli alloggi del personale di bordo. Gli addetti alla sala macchine lavoravano in ambienti confinati dove erano presenti parti coibentate (anche a spruzzo) del motore, delle tubazioni, delle caldaie, delle paratie, soggette a usura accelerata per le continue vibrazioni meccaniche e oggetto di interventi di manutenzione.

Le fibre killer si disperdevano e non hanno lasciato scampo ai tanti uomini in servizio. Il periodo di inizio esposizione per la maggior parte di loro che hanno contratto il mesotelioma va tra il 1950 e il 1970.

Il picco delle diagnosi, sempre secondo il rapporto dell’Inail, è stato finora il 2008, ma si pensa che a causa della lunga latenza della malattia queste patologie continueranno a presentarsi ancora con maggiore incidenza tra il 2025 e il 2030.

Questo però è solo il quadro che riguarda il passato. Se l’amianto fosse stato bonificato dalle navi, resterebbe soltanto da organizzare la sorveglianza sanitaria e la questione di risarcimenti adeguati.

Invece l’asbesto è ancora presente e le sue fibre continuano a incunearsi subdole nei polmoni dei lavoratori. Queste causeranno negli anni ancora malattie, sofferenze, morte a causa di ritardi nelle bonifiche.

Nonostante la legge 257/1992 non abbia obbligato alla rimozione, una volta messo al bando il minerale, i datori di lavoro e lo Stato in primo luogo, avevano il dovere di farlo, per garantire la sicurezza sul lavoro di tanti dipendenti.

Perché non si può morire cadendo in un cantiere e neanche respirando per anni l’amianto. Eppure questa è ancora la situazione.

A dirlo è la stessa Marina Militare che ha ammesso che le esigenze per le bonifiche da amianto delle unità navali e dei mezzi minori e imbarcati per il decennio 2020-2030 ammontano a circa 54 milioni di euro. Nel 2020 il governo ha stanziato 136 milioni di euro per la bonifica di 136 unità navali.

Nel resto del mondo le cose non vanno diversamente. In alcuni Paesi non c’è ancora il divieto di utilizzo. La Convenzione internazionale Solas (convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare) ha vietato l’uso di amianto o materiali contenenti amianto sulle navi mercantili in tutto il Pianeta soltanto dal 1 gennaio 2011.

Intanto, almeno in Italia, continuano le battaglie giudiziarie intraprese dalle vittime. Negli anni ho ottenuto importanti vittorie e risarcimenti milionari. È assurdo, però, che un uomo che ha speso tutta la sua vita per il lavoro e abbia contratto una malattia in quel contesto, debba aspettare anni per veder riconosciuti i suoi diritti.

La vergogna dell’amianto rimarrà impressa a fuoco nel nostro Paese e il minimo che si possa fare è garantire la dignità per gli anni che restano a chi ne è stato colpito, così come un giusto risarcimento ai loro familiari.

Nulla restituirà loro il congiunto che è venuto a mancare, ma almeno non saranno sopraffatti anche dalle difficoltà economiche a cui vanno incontro dopo la sua morte.

Le sentenze più importanti da consultare in materia sono quelle vinte presso il Tribunale di Roma, II sez. Civ., n. 17002/21 (caso Volterrani). Al Tribunale di Roma, II sezione civile, n. 7951/2020 pubblicata il 01/06/2020 a definizione del procedimento n. 16970/2016 Rg (caso Lupo). E presso il Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 11030/2021 (caso Roffeni).

L’ultimo caso vinto è stato, invece, presso il Tribunale di Roma. I giudici hanno accolto il mio ricorso presentato per gli eredi di Luciano Calaci. L’uomo, furiere e segretario della Marina tra il 1964 e il 1966, ha prestato servizio su due navi ed è stato a contatto con l’asbesto presente in ogni locale delle imbarcazioni. Nel 2015 purtroppo è morto per un mesotelioma.

Oltre a questo impegno per una tutela legale e per un supporto costante delle vittime dell’amianto, l’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati che contribuisce ogni giorno alla mappatura.

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Ezio BonanniEzio Bonanni: avvocato, ha dedicato più di 25 anni alla tutela delle vittime dell'amianto e di altri cancerogeni ritenendo che, solo cosi, ci possa essere tutela del diritto alla vita e della dignità della persona umana. | Linkedin
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