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Geotermia, l’energia del futuro sgorga dal calore della Terra

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La storia ci insegna che il rapporto uomo-geotermia dura da 5.000 anni. E oggi, quando camminiamo, dovremmo prendere maggiore consapevolezza che lo stiamo facendo su una possibile fonte energetica inesauribile: il calore.

L’Italia è tra i principali produttori europei di energia geotermica, grazie alla presenza di numerose sorgenti naturali d’acqua calda, utilissime per la rivoluzione green. Il calore è la chiave di volta della transizione energetica, che ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento della carbon neutrality.

L’energia geotermica è vantaggiosa: è sempre disponibile e non risente dell’alternanza del giorno e della notte e della situazione meteorologica del luogo in cui si trova; a parità di potenza elettrica istallata, la produzione di elettricità è superiore a quella ottenuta da altre fonti rinnovabili.

Usata in modo razionale, può risultare inesauribile; le centrali geotermiche non sono dannose per l’ambiente; considerando la mancanza di combustione, è un’energia del tutto sostenibile; è possibile riutilizzare gli scarti della produzione.

Il futuro della geotermia

I combustibili fossili sono molto comodi da usare, ma da più di 30 anni ci siamo accorti che il loro utilizzo causa due gravi problemi: l’inquinamento e il cambiamento climatico, in primis.

Nel dicembre 2015, dopo 25 anni di discussioni, circa 200 Paesi riuniti sotto l’egida dell’Onu hanno elaborato l’Accordo di Parigi, con il quale si riconosce nel cambiamento climatico il pericolo più grave per l’umanità.

Bisogna quindi investire sulla geotermia. Ne è sicura anche la società di ricerca di private equity PitchBook, che si occupa del tema da circa vent’anni e che ha verificato come solo nel 2020 siano nate circa 100 imprese legate alla generazione di energia geotermica, incluse delle startup.

A livello globale, poi, secondo la ricerca di Bloomberg New Energy Finance, gli investimenti in geotermia hanno superato i 600 milioni di dollari nel 2020, sei volte di più, rispetto all’anno precedente.

Occorre fare di più e lo dicono anche i dati del rapporto Net Zero By 2050, nel quale l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha rilevato che saranno necessari entro il 2030, almeno 50GW di capacità, per essere compatibili con uno scenario di neutralità climatica, entro la metà del secolo.

In sostanza, secondo lo stesso rapporto, dovrà più che triplicare rispetto ai 15GW di produzione elettrica. Negli edifici, dove l’energia da fonti rinnovabili è usata soprattutto per il riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, per centrare l’obiettivo net zero, l’impiego delle rinnovabili deve passare da circa il 10% della domanda di riscaldamento a livello globale nel 2020, al 40% nel 2050 e circa 3/4 dell’aumento, può essere soddisfatto dal geotermico.

Ci sono molte soluzioni tecnologiche, legate al fotovoltaico e all’eolico, ma anche al geotermico e, come afferma Bruno della Vedova, presidente dell’Unione Geotermica Italiana, partecipando al convegno Gli Stati Generali della Geotermia, organizzato a Roma dal Consiglio Nazionale dei geologi, “il territorio nazionale offra eccellenti opportunità per la produzione di energia elettrica“.

Abbandonare l’uso dei combustibili fossili, non deve risultare un problema, dato che c’è l’alternativa: sviluppare e utilizzare, al posto dei combustibili fossili, le energie rinnovabili fornite dal sole, dal vento e dalla pioggia.

L’Italia non deve perdere l’occasione messa in pista dall’Europa, con il Green Deal europeo: azzerare le emissioni che alterano il clima entro il 2050, ridurre l’inquinamento, proteggere il Pianeta e fare in modo che la transizione energetica sia socialmente giusta e inclusiva.

Può portare anche un grande vantaggio al paese Italia, fare emergere le grandi potenzialità dell’industria manifatturiera, dato che il fotovoltaico, l’eolico, i sistemi di accumulo dell’energia elettrica e tutto quello che riguarda le energie rinnovabili si basa proprio su questo tipo di industria, in cui gli italiani possono fare scuola.

La tradizione italiana nell’uso della geotermia

È necessario “operare su due diverse direzioni, quella di diversificare il più possibile l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili e quello di accelerare maggiormente le procedure; non è possibile concentrarsi solo ed esclusivamente su una delle risorse trascurandone altre, anche perché l’Italia è un Paese geologicamente, morfologicamente e geograficamente assai vario, che offre diverse opportunità di approvvigionamento energetico in maniera non omogenea” afferma il ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo al convegno sugli Gli Stati Generali della Geotermia.

L’investimento economico che poggia le sue basi sulle linee di indirizzo economico-finanziario che arrivano dall’Ue, con il Next GenerationEu, per declinarsi poi tra i finanziamenti disponibili per l’Italia, ha una data e numeri ben precisi: 2026, l’anno entro il quale si dovranno investire gli oltre 200 miliardi di euro del Pnrr e del Piano complementare e gli oltre 100 miliardi di euro dei Fondi strutturali e del Fondo di Sviluppo e Coesione.

Sostenibilità e resilienza le due parole chiave del rilancio dell’Italia: territorio ideale, particolarmente funzionale all’esecuzione di impianti geotermici.

Pioniera la regione Toscana, con la provincia di Pisa e Larderello, dove già dai primi del ‘900 fu fatto il primo tentativo di produrre elettricità dall’energia contenuta nel vapore geotermico: fonte di energia rinnovabile e a basso impatto ambientale che ancora oggi riesce a soddisfare il 30% del fabbisogno energetico della regione Toscana, pari a 6TWh, che corrispondono al 2% dei consumi elettrici nazionali.

Gli impianti a pompa di calore geotermica sono adattabili a qualsiasi tipo di edificio, dal residenziale a quello di pubblica utilità. In tutti gli edifici in costruzione, il geotermico rappresenta una soluzione ideale.

Più complessa, invece è la fattibilità di realizzare un impianto a energia geotermica in un edificio pre-esistente: in quel caso è necessario un parere di un tecnico esperto che potrà verificare la possibilità, i costi e l’efficacia del sistema.

Il litio per il geotermico

Secondo uno studio del U.S. Geological Survey, la riserva di litio globale è stimata intorno ai 90 milioni di tonnellate. La rivista scientifica Nature, recentemente ha segnalato che “nonostante le risorse attuali siano di gran lunga superiori alla domanda prevista, per gli obbiettivi fissati entro il 2050, bisognerà aumentare l’estrazione di litio di 10 volte nei prossimi 10 anni“.

Ma, si legge ancora, “potrebbero sorgere momentanee tensioni, legate a difficoltà locali nelle operazioni minerarie“. In particolare, infatti, le crescenti preoccupazioni ambientali e le sfide dello sfruttamento dei lavoratori potrebbero influenzare la futura produzione.

Comunque, estrarre il litio geotermico è una soluzione sostenibile, secondo il Consiglio Europeo per l’Energia Geotermica, che sostiene che un singolo impianto di energia geotermica può produrre elettricità, riscaldamento, raffreddamento e grandi quantità di litio, con un processo a zero emissioni di carbonio.

L’energia dal magma vulcanico

I vulcani hanno sempre affascinato l’uomo, non solo per la loro maestosità, ma anche per l’intensa forza che sprigionano durante le loro più intense manifestazioni.

Cosa c’è nelle loro viscere e cosa se ne può fare? Esistono territori come l’Islanda, la Russia, il Cile, la Nuova Zelanda che sono particolarmente conosciuti per aver colto la possibilità di sfruttare le risorse rese a disposizione dalla natura, come i geyser: sorgenti di acqua calda eruttata energicamente dal suolo che provoca la conseguente formazione di colonne di vapore.

Il calore emanato viene adoperato mediante apposite tecnologie e impianti geotermici, costruibili solo se sono presenti una ricca fonte, una falda acquifera e una roccia impermeabile.

Una volta impiantate le tubazioni e create le giuste condutture, è possibile la trasformazione del calore in energia elettrica. I geyser sono eventi vulcanici secondari, ma cosa accade se viene realizzata una centrale che sfrutta l’attività di un vero e proprio vulcano?

In questo caso la fonte si troverebbe nella camera magmatica, dove ci sono altissime temperature tra gli 800°C e i 1.200°C. L’Italia avrebbe le condizioni per puntare sul rinnovamento energetico basato sull’attività vulcanica.

Sono parecchie le zone sfruttabili e si concentrano fra Sud e Isole, Lazio e Toscana. In Sicilia, già dal 2013, è in atto Hot-Earth, un progetto per la creazione di un sistema informativo che raccoglie dati e risultati che scaturiscono dallo studio dell’area vulcanica dell’Etna.

Finanziato dalla Regione Sicilia e dall’Europa, ha previsto il posizionamento sia di sonde per la misurazione del grado di temperatura, di quantità di CO2 e di acido solfidrico, sia di telecamere che mostrano la presenza o meno di serbatoi di calore.

Un’altra esperienza, in tal senso è stata il progetto Geco che, sempre grazie ai finanziamenti europei per la ricerca di Horizon, ha puntato alla produzione di energia sostenibile a livello sia europeo sia mondiale.

Crediti immagine: Depositphotos

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