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Novità nel campo delle cargo bike: Lambrogio e Lambrogino

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lambrogio repower

Lambrogio e Lambrogino, due novità nel mondo delle cargo bike a tre ruote, un settore che comincia a prendere numerose declinazioni interessanti. Non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche volumetrico e, ora, del design.

Due nuovi arrivati fra i cargo bike a tre ruote: si tratta di Lambrogio e Lambrogino di Repower, ideati dal designer giapponese Makio Hasuike e premiati con il Compasso d’oro 2022, il premio nato da una idea di Giò Ponti dal 1954.

I due mezzi, con caratteristiche leggermente differenti, sono stati pensati per trasportare merci e persone. Lambrogio dispone di un involucro chiuso, con portelli di accesso anteriore e posteriore, mentre Lambrogino è dotato di un cassone aperto, quindi con caratteristiche di utilizzo leggermente differenti.

La carrozzeria riciclabile in polietilene goffrato, realizzata tramite stampaggio, è disponibile in tre colori, rosso (arancio), bianco e antracite. Non a caso però nelle pagine di presentazione è fotografata la versione rosso-arancio.

Possibilità di formule di acquisto o noleggio a riscatto, simili per durata a quelli delle auto ma certo non per importi previsti.

Lambrogio, la cargo bike di Repower

La versione maggiore, Lambrogio, permette “consegne veloci, trasporto materiale e attrezzature, movimentazione merci e la possibilità di ospitare anche un passeggero oltre al rider“. Dispone inoltre di “un vano di carico chiuso e capiente“.

Nelle descrizione del mezzo, Repower riporta che “il vano anteriore può ospitare delle pratiche tasche realizzate con materiale riciclabile, removibili e di dimensioni differenti, in cui riporre documenti, piccoli oggetti e pacchi poco ingombranti.

Il vano posteriore può essere dotato di un pianale utilizzabile sia per migliorare la capienza e la stabilità del carico sia, se disposto in verticale, come appendi abiti“.

Lambrogio dispone inoltre di portellone anteriore con funzionalità di copertura del rider, portellone posteriore con chiusura antiscasso e luce interna, sedute in materiale idrorepellente e antiscivolo, parabrezza integrato, tasche removibili porta oggetti, opzionali.

Possibilità di seduta per un passeggero, oltre al rider, con cinghie di ritegno. Porta smartphone sul manubrio e cassetto anteriore porta documenti. Sistema di geolocalizzazione integrato. Cavo a bordo, estraibile a 6 metri, integrato con spina schuko per la ricarica. Vano di carico illuminato.

Credo che alcune delle dotazioni e delle relative funzioni siano fortemente soggette a essere utilizzate in contesti adeguati. I lastricati di alcune vie di Milano poco si prestano ad avere una capote sulla testa del driver.

I pistoni oleopneumatici che sostengono la capote sarebbe sottoposti a un lavoro infernale. Mentre lo stesso mezzo che si muove su strade ben pavimentate offre comodità apprezzabili.

La possibilità di avere una cellula di trasporto chiusa, mette gli oggetti trasportati al riparo da curiosità o attenzioni non richieste e anche dagli agenti atmosferici, soprattutto pioggia.

L’autonomia di soli 30/40 km a mio avviso è migliorabile (magari con una batteria aggiuntiva come in molte cargobike), anche se in città per fare 40 km ci vuole almeno una mezza giornata.

Il tempo di ricarica di 4/6 ore è lungo, ma compensato dalla elevata capacità di carico di max 350 kg compreso il conducente. Visti i pesi, obbligatorio il sistema frenante con freni a disco idraulici.

Un sistema di geolocalizzazione integrato consente di seguire gli spostamenti del mezzo passo passo e di intervenire, qualora ce ne fosse bisogno.

Completano la dotazione le ruote con pneumatici robusti con ampio battistrada per una maggiore stabilità e aderenza, pedali che garantiscono una presa piede-pedale ottimale, sistema antiribaltamento, freno di stazionamento automatico a veicolo fermo e sistema di controllo di velocità di crociera e stato di carica della batteria.

La direzione dello sviluppo di questi mezzi leggeri è quella giusta. Probabilmente fra qualche anno li guarderemo con tenerezza, paragonandoli impietosamente con mezzi più moderni chiedendoci come si faceva a viaggiare o trasportare merci su quei cosi, tanto quanto si fanno i paragoni con le auto moderne rispetto alle 500 o alle 126.

Però il risparmio di CO2 non immessa in atmosfera, il minor rumore prodotto, il minore spazio occupato utilizzando un mezzo leggero per le consegne di breve raggio invece che portare a spasso qualche quintale di metallo a forma di furgone darà un senso diverso a tutto questo. E sarà stato bello esserne stati parte.

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Marco FardelliMarco Fardelli architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | Facebook | CityBustoBike
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