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Ridurre le emissioni delle infrastrutture It: con un’App è più efficiente

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risparmio energetico it
Immagine da Depositphotos

L’utilizzo delle tecnologie digitali nel 2021 ricopriranno un ruolo cruciale nei prossimi anni perché l’esigenza di offrire servizi e prodotti sempre più personalizzati, imporrà una capacità evoluta di analisi dei dati. Con una crescita della capacità computazionale e, di conseguenza, dei consumi energetici.

La tecnologia consuma energia e più si ampliano le capacità di calcolo, maggiori saranno le richieste energetiche da parte dei sistemi digitali, sempre più evoluti.

Quello che emerge per esempio nel settore del turismo, dove l’analisi dei dati per intercettare i comportamenti dei viaggiatori è fondamentale, è che i comportamenti attuali dei viaggiatori stanno spingendo le aziende a costruire strategie di lungo periodo affidandosi alla tecnologia.

La strategia digitale “ricopre un ruolo cruciale perché grazie a essa, si possono sfruttare, per esempio, anche le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale o dall’utilizzo dei big data, che consentono di raccogliere e analizzare in tempi rapidi grandi volumi di dati provenienti da più fonti (internet, social network, app), superando i limiti dell’informazione statistica tradizionale su cui ancora si basano le analisi geografiche.

Altre tecnologie, come la realtà aumentata, trovano già una limitata applicazione nel settore turistico ma il loro utilizzo può essere ampliato. La realtà aumentata trova applicazione nella comunicazione e nella fruizione dei beni culturali, grazie soprattutto alla diffusione delle tecnologie mobile. Sono ormai numerose le esperienze di utilizzo delle tecnologie digitali nella fruizione turistica del patrimonio culturale, nelle città, nei musei e nei siti archeologici” spiega Orlando Taddeo, Ceo di Mexedia, tech company diventata da maggio Società Benefit.

Tuttavia, il digitale ha un impatto notevole su clima e ambiente: se per inviare un tweet emettiamo 0,2 grammi di CO2 e per mandare una mail 4 grammi di CO2, immaginiamo quante emissioni generiamo per alimentare i sistemi di calcolo potenti che servono all’intelligenza artificiale e per la realtà aumentata.

I datacenter sono sempre più imponenti per gestire i miliardi di informazioni – video, immagini, suoni, testi – che transitano ogni secondo sulla rete. Ma consumano tanta energia…

Secondo lo Studio sulla sostenibilità realizzato da Iab Italia e YouGov, l’industria digitale è responsabile per il 4% delle emissioni di anidride carbonica nel mondo; un valore destinato a raddoppiare entro il 2025 e a toccare il 20% entro il 2050.

Ecco allora l’idea della tech company italiana Mia-Platform, che ha realizzato un’applicazione che consente di ridurre fino al 30% le emissioni di CO2 delle infrastrutture It ottimizzando il loro consumo energetico.

Le prime sperimentazioni mostrano una riduzione della carbon thumbprint per un valore compreso fra circa 1.500 kg e 4.500kg di CO2 l’anno.

Davide Bianchi, senior tech leader di Mia-Platform, ci spiega: “abbiamo sviluppato un programma chiamato kube-green in grado di ridurre le emissioni di CO2 ottimizzando il consumo energetico delle infrastrutture server It.

L’idea alla base è semplice: all’interno di ogni cluster (un insieme di server in grado di garantire la funzionalità dei sistemi) sono presenti degli ambienti di sviluppo che permettono lo sviluppo di applicativi da parte dei developer.

Questi ambienti, però, funzionano a regime solamente nelle 40 ore lavorative della settimana: ciò significa che durante le notti e i weekend (circa il restante 75% del tempo) non sono utilizzati e viene impiegata una quantità di energia superiore a quella necessaria.

kube-green è in grado di gestire il downscale dei cluster andando così a ottimizzare il consumo energetico dell’infrastruttura riducendo, allo stesso tempo, le emissioni di CO2 in media del 30%“.

Un’agevolazione per le tante aziende che, ancora, devono dotarsi di strumenti e infrastrutture informatiche per stare al passo con la nuova realtà economica. Cosa che in Italia sta avvenendo al rallentatore.

Secondo il rapporto Imprese e Ict 2021 dell’Istat, infatti, sul fronte digitale l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si colloca ancora a un livello basso o molto basso di adozione del digitale. Speriamo che la molla del risparmio energetico le spinga a modernizzarsi.

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