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Ovs si impegna per un cotone made in Italy di alta qualità

cotone italiano
Immagine da Depositphotos

Ricerca e attenzione per il territorio hanno portato Ovs a impegnarsi nella coltivazione in Italia di cotone di altissima qualità a ridotto consumo di acqua. Un’iniziativa a beneficio del made in Italy che rispetta il suolo e la biodiversità.

Il cotone è la materia prima più utilizzata da Ovs e rappresenta circa il 70% del totale dei materiali che compongono i capi di vestiario.

Tornare a produrre il cotone in Italia è importante perché gestire la produzione della materia prima consente di controllare gli impatti direttamente lungo tutta la filiera. L’aspetto più complesso è ricostruire il legame tra la filiera agricola e quella tessile” spiega Simone Colombo, head of Corporate Sustainability di Ovs.

Oggi i più grandi produttori sono in India, Cina e Stati Uniti, ma a favore dell’Italia c’è il contributo della storia del Paese: qui, negli anni ’50 si coltivava il cotone estensivamente. Ancora oggi in alcune aree, tra cui la Sicilia, clima e territorio sono ideali per coltivare un prodotto di alta qualità.

Ovs, brand importante nell’abbigliamento donna, uomo, bambino, si è affidato a Santiva per la coltivazione di un cotone pregiato interamente italiano.

L’azienda, attiva a Pollina, in provincia di Palermo, grazie alla riscoperta di preziose tecniche agricole, un tempo ampiamente diffuse sul territorio, ha dato un nuovo impulso alla coltura di cotone a fibra lunga.

Acqua piovana e impianto di irrigazione a goccia: le pratiche per ridurre il consumo d’acqua

I campi coltivati da Santiva sono situati nei pressi di bacini naturali di raccolta di acqua piovana, a cui si attinge per l’irrigazione nelle settimane più calde.

L’impianto di irrigazione a goccia, che provvede al fabbisogno idrico quotidiano delle piante di cotone, è invece diviso per settori: questo permette di mantenere il suolo umido e non eccessivamente bagnato, condizione ideale per la crescita del cotone.

Questo progetto – aggiunge Colomboci consentirà di valutare più precisamente gli impatti di una coltivazione sostenibile di cotone. I primi dati che abbiamo raccolto, anche se non definitivi, confermano gli studi Lca fatti, per esempio da Textile Exchange, che stimano un risparmio di acqua con le coltivazioni organiche del 90%“.

Per tutelare la ricchezza del suolo si ricorre alla tecnica delle colture alternate; conclusa la stagione estiva, si seminano leguminose che non vengono raccolte e restano nel terreno anche nelle successive lavorazioni.

Grazie a questa tecnica il suolo si arricchisce di sostanze nutritive, che ne aumentano la fertilità. Inoltre, prima della semina, il terreno viene cosparso di concimi di origine organica, evitando così l’uso di pesticidi che inaridiscono e impoveriscono il suolo.

La partnership tra Ovs e Santiva rappresenta una significativa occasione di crescita per l’economia locale perché, come spiega Colombo a Greenplanner.it: “Santiva garantisce agli agricoltori locali coinvolti il ritiro di tutto il cotone prodotto su commissione e il rispetto della percentuale di profitto per ettaro concordata a priori. Questo approccio consolida la stabilità economica dei coltivatori e aiuta a evitare gli sprechi“.

Santiva-Ovs: la nuova collezione tutta italiana

La resa del terreno – continua Simone Colombodipende dalle varietà del cotone che viene seminato, per ogni ettaro si va da 1.000 a 1.500 kg di cotone in balle. Siamo ancora in fase di sperimentazione per cui i costi non sono rappresentativi di un effettivo valore di mercato, per ora ci interessa valutare la fattibilità dell’intera operazione“.

Dal raccolto delle piante acquistate da Ovs, ovvero circa 10 tonnellate di cotone italiano, saranno prodotti 30mila capi. Ma l’obiettivo principale di Ovs è “aumentare i volumi di produzione del cotone con Santiva per le prossime collezioni“.

Un obiettivo che a lungo termine punta a “ricostruire il legame tra l’industria agricola e la filiera tessile garantendo all’industria manifatturiera di approvvigionarsi localmente” conclude l’head of Corporate Sustainability di Ovs.

Un interessante esperimento che, nel caso di risultati positivi, potrebbe essere valutato quale modello di produzione anche per altri materiali di origine naturale come lino e canapa.

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