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Il clima è cambiato, in peggio: i dati del Rapporto Ispra

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Immagine da Depositphotos

Il clima non è più quello di una volta: scarseggiano le precipitazioni, le temperature stagionali sono cambiate e sono soggette a sbalzi, anche repentini, con ondate di calore che hanno investito la penisola nei mesi estivi: la nuova situazione climatica è stata registrata dall’Ispra nel rapporto Stato e trend del clima in Italia.

Il rapporto Ispra, realizzato in collaborazione e con i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e delle altre reti di osservazione presenti sul territorio nazionale –Stato e trend del clima in Italia – illustra l’andamento del clima nel nostro Paese nel 2021 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni.

I dati e gli indicatori climatici utilizzati derivano in gran parte dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale.

La base climatologica per il calcolo delle anomalie di temperatura e precipitazioni è stata aggiornata al trentennio più recente, 1991-2020, che descrive meglio il clima attuale, più caldo rispetto a quello del passato.

Il rapporto (che potete consultare online) è articolato in 6 capitoli, dedicati ciascuno a una variabile climatica. La prima parte di ogni capitolo illustra sinteticamente gli indicatori relativi all’anno 2021, anche in termini di scostamenti dai valori climatologici normali.

Nella seconda parte, la trattazione scientifica riporta e aggiorna con i valori del 2021 gli indicatori attraverso i quali è possibile stimare la variabilità e le tendenze del clima nel lungo periodo.

Com’è cambiato il clima in Italia nel 2021

Vediamo, in sintesi, quali sono state le rilevazioni dell’Ispra per il clima nel corso del 2021 in Italia.

Il 2021, con un’anomalia positiva di temperatura media di +0,23°C rispetto alla media climatologica 1991-2020, è risultato meno caldo dei precedenti.

A partire dal 2000, le anomalie rispetto alla media climatologica 1991-2020 sono state sempre positive, a eccezione di quattro anni (2004, 2005, 2010 e 2013); il 2021 è stato l’ottavo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla media.

Sull’intero territorio nazionale, le anomalie negative più consistenti sono state registrate ad aprile (-1,40°C), seguito da maggio e ottobre. Gli altri mesi dell’anno sono stati più caldi della media, con le anomalie positive più elevate a febbraio (+1,82°C), seguito da giugno (+1,64°C) e settembre (+1,50°C).

I mesi più caldi della media sono stati ovunque giugno, settembre e soprattutto febbraio, quando si sono registrate anomalie positive di +1,84°C al Nord, +1,99°C al Centro, +1,71°C al Sud e Isole.

I mesi più freddi della media sono stati maggio (-1,74°C) e aprile (-1,73°C) al Nord, aprile (-1,71°C) al Centro, ottobre e aprile (-1,0°C) al Sud e Isole.

La temperatura superficiale dei mari italiani nel 2021 è stata superiore alla media climatologica 1991-2020 e si colloca al quinto posto dell’intera serie dal 1961 con un’anomalia media di +0,46°C.

Il problema siccità e la mancanza di precipitazioni

Con un’anomalia di precipitazione totale in Italia pari a -7% circa rispetto al trentennio 1991-2020, il 2021 si colloca al ventiquattresimo posto tra gli anni meno piovosi dell’intera serie dal 1961.

Sull’intero territorio nazionale le precipitazioni sono state scarse da febbraio a ottobre: tutti i mesi hanno fatto registrare precipitazioni inferiori alla norma a eccezione di gennaio, luglio e novembre.

I mesi relativamente più secchi sono stati marzo (-47%) e settembre (-44%) seguiti da giugno e agosto, mentre il mese relativamente più piovoso è stato gennaio con un’anomalia positiva di +91%, seguito da novembre (+39%).

Le precipitazioni hanno fatto registrare anomalie negative al Nord (-14%) e al Centro (-4%) e sono state prossime alla norma al Sud e Isole.

Marzo è stato il mese relativamente più secco al Nord (-87%), settembre al Centro (-64%) e maggio al Sud e Isole (-56%). Al Nord e al Centro il mese più piovoso si conferma gennaio (+103%), seguito da luglio al Nord (+33%) e da dicembre al Centro (+37%); al Sud e Isole il mese più piovoso è stato novembre (+76%) seguito da gennaio (+69%).

I valori più elevati di precipitazione giornaliera sono stati registrati in occasione dell’evento di inizio ottobre, quando la precipitazione cumulata ha raggiunto il massimo di 882,8 mm a Rossiglione (Ge) e sono state registrate precipitazioni giornaliere comprese fra 200 e 350 mm fra Liguria centrale ed estremo confine meridionale del Piemonte.

Il secondo evento da segnalare è quello relativo ai giorni 24 e 25 ottobre, quando si sono registrate precipitazioni giornaliere intense nella parte ionica e meridionale della Calabria e nella Sicilia orientale, dove si è raggiunto il valore massimo di 281 mm.

Riguardo agli indici climatici delle condizioni di siccità, i valori più elevati del numero di giorni asciutti si registrano su Liguria orientale ed Emilia Romagna, con valori superiori a 320 giorni e il massimo di 326 giorni asciutti a capo Mele (Sv); valori elevati si registrano anche sulla costa toscana e laziale, sulle coste adriatica e ionica, sulla Sicilia centro-meridionale e sulla costa della Sardegna.

L’indice Cdd (Consecutive Dry Days) che rappresenta il numero massimo di giorni asciutti consecutivi nell’anno, ha fatto registrare i valori più alti sulla Sicilia meridionale (fino a 139 giorni secchi consecutivi), seguita dalla costa tirrenica centrale (fino a 100 giorni) e dalla Sardegna occidentale e settentrionale.

Crediti immagine: Depositphotos

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