Home Agricoltura 4.0 Il timone dell’alimentazione sostenibile? È nelle mani delle piccole aziende

Il timone dell’alimentazione sostenibile? È nelle mani delle piccole aziende

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Aziende e microaziende famigliari del settore food giocano – e potranno giocare in futuro – un ruolo importante a salvaguardia delle politiche per la Sostenibilità. A partire da etica e coerenza fra azioni e obiettivi

Nel mondo food, la strada verso la sostenibilità passa anche dalla struttura imprenditoriale e dalla scala dei valori, in primis etici, che questa raccoglie e rappresenta.

In particolare se si parla di aziende e microaziende a carattere famigliare che contraddistinguono il panorama italiano. A mettere in luce questo quadro è il Food Industry Monitor 2022, lo studio condotto in Italia sul comparto dell’agroalimentare che ogni anno analizza l’andamento dei vari settori Food&Beverage.

L’osservatorio, promosso da Ceresio Investors e dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, frazione del comune di Bra in provincia di Cuneo, analizza le performance di oltre 850 aziende operanti in 15 comparti per un campione pari a circa il 71% delle società di capitali operanti nel settore.

I punti di osservazione prendono in considerazione le performance delle aziende del settore alimentare, le prospettive di crescita e redditività di medio periodo, le determinanti della redditività operativa, della produttività e della crescita, le caratteristiche dei modelli di business delle aziende e il legame tra modelli di business e performance economiche e competitive.

Nell’ottava edizione, che si è tenuta lo scorso giugno a Pollenzo, sotto i riflettori è stato il contributo delle aziende famigliari al processo di innovazione e sostenibilità nel settore del food.

Niente passi indietro

Come ha spiegato Camine Garzia, direttore scientifico del Food Industry Monitor presso l’Università di Scienze Gastronomiche (Unisg) e professore di Strategia e Imprenditorialità e Responsabile della ricerca del Dipartimento di Economia Aziendale, Sanità e Sociale della Scuola Universitaria della Svizzera Italiana (Supsi), le aziende del settore food hanno una struttura proprietaria ancora saldamente nelle mani famigliari (78,08% del campione), seguita dalle cooperative (8,85%), dagli investitori (6,97%) o a controllo estero (5,81%). Solo lo 0,29% delle aziende sono quotate.

In uno scenario economico come quello attuale, la piccola e piccolissima dimensione e il forte radicamento territoriale, famigliare e sociale è la risorsa capace di fare la differenza per stimolare una vera inversione di rotta da un’economia lineare a un approccio realmente sostenibile, che sa relazionarsi con i consumatori in modo coerente e trasparente.

Le nuove generazioni di consumatori che hanno capito come leggere l’etichetta e il contenuto degli alimenti, vogliono il packaging sostenibile e sono attenti all’origine delle materie prime – ha sottolineato Garziasono un patrimonio che dobbiamo preservare“, innanzitutto dal tentativo di imboccare scorciatoie diminuendo le porzioni degli alimenti, modificandone la formulazione o tornando a un packaging tradizionale.

In una parola, rimangiandosi impegni e anni di lavoro sul fronte della Sostenibilità con la S maiuscola. Da qui, l’esigenza di una politica industriale per il food, che tenga conto delle peculiarità del settore a partire da dinamiche di evoluzione, intervento e programmazione ad hoc.

Serve un impegno valoriale

Nelle aziende famigliari il primo bene da riconoscere e tutelare non è economico ma relazionale, parola di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e presidente Unisg, in quanto è espressione di un atteggiamento etico diverso, un cemento che quando viene a mancare provoca pesanti ripercussioni anche sull’azienda.

Da qui nasce una visione allargata della Sostenibilità a 360 gradi. Il concetto di bene relazionalelega anche chi produce, vende, consuma“. E lavora.

Alla base del cambiamento serve un principio etico che non è il profitto, le imprese e piccole imprese devono garantire un impegno valoriale molto importante nel rapporto con i collaboratori, con la realtà in cui si vive e con la propria storia“.

Un approccio che non può prescindere da politiche che fanno i conti, ogni giorno, con la finitezza delle risorse e con lo sforzo di cambiare abitudini e comportamenti alimentari.

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