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Dal campo alla tavola: un progetto per rendere autonoma la produzione alimentare europea

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In risposta alle attuali difficoltà del mercato alimentare globale, prende avvio la sfida All Organic, un progetto internazionale di ricerca che mira a promuovere sistemi produttivi biologici diversificati e resilienti all’interno dell’Unione europea.

Le conseguenze della crisi alimentare mondiale non hanno risparmiato nemmeno i Paesi europei e i consumatori ne hanno già pagato caro (letteralmente) i primi effetti.

Le cause, neanche a dirlo, sono tristemente note a tutti: l’instabilità geopolitica a est e l’attacco da parte delle forze militari russe contro infrastrutture di trasporto e colture in Ucraina hanno fatto sì che le esportazioni agricole provenienti dal Paese incontrassero evidenti e insormontabili ostacoli.

Considerando che l’Ucraina è il quinto esportatore mondiale di frumento, era inevitabile che tale improvviso blocco della diffusione mettesse in grave pericolo l’approvvigionamento alimentare per milioni di persone.

Secondo i dati ripresi dal Consiglio dell’Unione europea, la guerra russa avrebbe trattenuto nei porti dell’Ucraina una quantità pari a 20 milioni di tonnellate di cereali ucraini e, come se non bastasse, le restrizioni imposte dalla Russia sulle esportazioni di prodotti alimentari e concimi avrebbero contribuito a un ulteriore innalzamento dei prezzi delle materie prime.

Proprio i concimi ci offrono un esempio emblematico della situazione: per avere un’idea, il loro prezzo tra il 2020 e il marzo 2022 sarebbe impennato addirittura del 225%.

Stando così le cose, è evidente che accrescere la produzione agricola all’interno dell’Unione e raggiungere una produzione alimentare autonoma e resiliente rappresenti in questo momento piuttosto un’urgenza che una vaga ambizione.

Il progetto di ricerca europeo All Organic

La risposta europea a questa sfida arriva ora da All Organic (Agroecology Living Labs), progetto di ricerca guidato dal Crea, il maggiore ente di ricerca italiano nel settore agroalimentare.

Si tratta – a dire il vero – di una collaborazione internazionale, che vede coinvolti sette partner di cinque nazioni europee e del Nord Africa (Estonia, Polonia, Romania, Algeria e ovviamente Italia), uniti per testare l’ipotesi che lo sviluppo di sistemi di coltivazione biologica diversificati, co-progettati ma adattati localmente, sia una strategia efficace per promuovere e sostenere produzioni biologiche sul territorio in condizioni di resilienza.

La pandemia e la crisi geopolitica che stiamo vivendo stanno mostrando la fragilità dei sistemi alimentari specializzati e intensivi dell’UE e del Mediterraneo – afferma Stefano Canali, dirigente di ricerca del Crea e coordinatore di All Organic – Il nostro progetto di ricerca, promuovendo la diversificazione agricola e facendo affidamento su una rete di Laboratori Viventi di Agroecologia (da cui l’acronimo inglese che dà il nome al programma), attiva iniziative di riprogettazione del sistema colturale in biologico mediante approcci trans-disciplinari e multi-attoriali e intende così contribuire a migliorare l’autonomia e l’indipendenza delle produzioni alimentari europee“.

Un obiettivo tanto più ambizioso in quanto si esplica in numerosi traguardi da raggiungere, tutti ugualmente necessari: per raggiungere una produzione alimentare autonoma e resiliente occorre lavorare per migliorare la biodiversità e per ridurre l’impatto di parassiti e malattie, diminuendo la dipendenza dai prodotti per la difesa fitosanitaria.

Inoltre, isogna riuscire a utilizzare in modo efficiente le risorse e i sottoprodotti agricoli, riducendo gli sprechi e le perdite di nutrienti; infine, ovviamente, tocca fare i conti con i cambiamenti climatici, mitigandone l’impatto e garantendo così la stabilità delle rese.

Impegno internazionale e sforzi sinergici, è vero, ma ciascuna nazione coinvolta è chiamata a declinare la ricerca All Organic territorialmente.

In Italia, il Living Lab agroecologico è attivo in Basilicata e aggrega aziende biologiche di produzione e della trasformazione con la facilitazione di ricercatori Crea e della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (Firab).

Un primo incontro ha già avuto luogo, promosso a fine aprile presso la stazione sperimentale del Crea a Metaponto: grazie alla partecipazione di una trentina di operatori biologici all’evento, è stato già attivato un percorso di confronti con singole aziende biologiche e attori territoriali per far emergere competenze, esperienze e saperi che potranno arricchire il bagaglio informativo collettivo all’interno del Living Lab e l’identificazione di persone/aziende risorsa su tecniche e approcci rilevanti sui temi della diversificazione.

Da qui si parte: il Living Lab si nutrirà proprio di queste esperienze e di una serie di scambi socio-tecnici e di approfondimenti scientifici, sempre con il coinvolgimento attivo di agricoltori, ricercatori e altri attori del sistema agroalimentare, in modo che si possano via via identificare gli ostacoli e rispondere in maniera mirata alle sfide di questo progetto.

Che in fondo altro non sono che le sfide di una transizione verso un sistema alimentare sostenibile in tutti i suoi step, dal campo alla tavola.

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