Home Eco Lifestyle Settembre, si riaprono le scuole: perché non considerare l’acquisto di una cargobike?

Settembre, si riaprono le scuole: perché non considerare l’acquisto di una cargobike?

cargobike
Immagine da Depositphotos

Con la riapertura delle scuole e la crisi energetica, perché non considerare l’acquisto di una cargobike per portare i bambini a scuola e andare a fare la spesa?

Settembre andiamo è tempo di migrare (I pastori – G. d’Annunzio): ora, pur senza fare paragoni inopportuni, possiamo dire che ci siamo.

Settembre si riavvicina grandi passi e con il fatidico momento della riapertura delle scuole, anche la necessità di portare a scuola i bambini, per tutti quelli che non possono accompagnarli a piedi.

E il desiderio di non ritrovare ancora il delirio di auto intorno agli ingressi delle scuole, dove si registra il miglior campionario di infrazioni al codice della strada e la migliore espressione del parcheggio creativo.

Accompagnare i bambini a scuola a piedi, oppure autonomamente in bicicletta, ha un effetto benefico sulla loro salute e sulla loro conoscenza della città. Ma questo è un altro tema.

Cargobike, un’alternativa all’auto per portare a scuola i bambini

Ritorna in auge un vecchio cavallo di battaglia, specialmente per il Nord Europa, ma da noi ancora poco diffuso che sono le cargobike.

Mezzi pensati per il trasporto di cose, persone e animali, divisi in due grandi categorie: le tre ruote e le due ruote. Con capacità di portata analoghe ma caratteristiche di agilità e stabilità completamente diverse.

Le due ruote sono molto maneggevoli ma da ferme devono essere tenute in equilibrio dalle gambe del ciclista. Le tre ruote sono meno intuitive da guidare (non si piegano verso il centro della curva se non per alcuni modelli) ma sono stabili e non richiedono doti di forza ed equilibrio nella sosta.

E con i bambini a bordo potrebbe essere una cosa da considerare.

Quello delle cargobike in Italia è un settore abbastanza giovane e in rapida ascesa e diffusione, grazie a mezzi di importazione ma anche grazie a produttori nazionali che stanno rapidamente colmando il gap generazionale con il Nord Europa.

La diffusione delle cargo, oltre a una sorta di diffidenza verso un mezzo non convenzionale nel traffico cittadino (si viene guardati come utenti naives della strada) è ostacolato anche da tutte le difficoltà logistiche legate alla cronica mancanza di piste ciclabili oppure di infrastrutture dedicate, come per esempio gli spazi di sosta.

In alcuni casi, val la pena di ricordarlo, anche dalla innata mania di mettere gli archetti all’inizio dei percorsi ciclabili dedicati, che sono sostanzialmente un inutile ostacolo perché le cargobike sono mezzi con dimensioni abbastanza rilevanti (anche se contenute nei limiti del CdS (1,30 metri di larghezza, 3.5 metri di lunghezza e 2,20 metri di altezza), che spesso rendono impossibile fare lo slalom fra gli archetti.

Le cargobike che hanno dimensioni molto ridotte rispetto a una qualsiasi auto o furgone rimangono comunque mezzi molto agili specie nel traffico cittadino, come ben sanno le aziende di consegne che si sono dotate di mezzi per la consegna della miriade di piccoli pacchetti da fare nei centri storici come Milano.

Senza citare quel che accade nel resto dell’Europa perché ci vorrebbe un capitolo a parte.

Sul mercato ce ne sono di tutti i gusti, sia con il cestone davanti sia con la possibilità di mettere i bambini oppure oggetti su una sorta di prolunga posteriore del telaio che in questo caso si chiama Long Tail.

Per dare una idea del fermento del settore, fra le ultime arrivate, una nota azienda di articoli sportivi francese, ne ha messa in commercio una con la ruota anteriore da 26″ e quella posteriore da 20″, per questioni di comodità e stabilità del mezzo.

Le cargobike sono mezzi principalmente in con telai in alluminio, ruote di varie dimensioni da 20″ a 26″ per questioni di stabilità. Copertoni con dimensioni abbondanti, variamente rinforzati per garantire buona portata e comfort per i trasportati.

A questo proposito, molte sono dotate di un sistema di ammortizzatore sia anteriore che posteriore altri invece sono completamente rigide.

I vantaggi di questo mezzo di trasporto

Cambiano il comfort e i prezzi per ovvi motivi. Tutte dotate di freni a disco per questione di capacità di carico e ormai quasi tutte dotate di pedalata assistita sempre per questioni di carico e di facilità di movimento nelle strade in salita.

Quasi tutte sono dotate di trasmissione a catena con cambio tradizionale, ma molte, specialmente quelle più recenti, sono dotate di trasmissione a cinghia e cambio nel mozzo.

Apriamo una parentesi: questo sistema, che è naturalmente leggermente più costoso del cambio tradizionale e anche leggermente più pesante, ha una serie di vantaggi tra cui il primo quello di possibilità di cambiare da fermo al semaforo, ma soprattutto di ridurre al minimo la manutenzione che l’utente medio deve fare alla bicicletta.

In città, nel trasporto medio – ossia quello dei bambini a scuola o della spesa al supermercato (150 kg di portata sono molto più di quello che si riesce a comprare in una spesa media) – l’agilità della cargo-bike non ha naturalmente rivali.

La conformazione del mezzo che ricordiamo è una variazione della bicicletta, si scontra almeno in parte con l’esigenza di avere una copertura per non far bagnare i bambini.

A questo scopo negli optional offerti dai produttori, ci sono cappottine trasparenti appositamente predisposte proprio per questo motivo…

Sempre ricordandosi naturalmente che tipo di mezzo che arriva direttamente dal Nord Europa dove è diffusissimo e dove tutto sommato temperature giornate di pioggia sono molto superiori a quelle che dobbiamo affrontare noi.

La cargobike, come tutti i mezzi a pedali, naturalmente offre la possibilità di attraversare tutte le Ztl e i centri storici delle città, abbreviando evidentemente i percorsi necessari per portare i bambini a scuola piuttosto che per andare a fare la spesa.

Nota dolente, ma neppure tanto, è il costo iniziale di acquisto del mezzo che parte da 2/3.000 euro e sale a piacere dell’acquirente in base alle sue esigenze.

Sul piatto della bilancia, qualora si optasse per la sostituzione della cosiddetta seconda auto, quella piccola, che si usa soprattutto in città, bisogna mettere l’assenza di spese per il carburante, per il bollo, per i passaggi di proprietà, mentre l’assicurazione anche se non ancora obbligatoria potrebbe essere una scelta consapevole.

Costi di manutenzione ridotti a qualche decina di euro all’anno nel caso di percorrenze rilevanti, completamente non paragonabili al costo di un normale tagliando annuale di una qualsiasi autovettura.

Impossibile lasciare la cargobike di notte all’aperto, perché l’appetito dei ladri sta aumentando a dismisura, seguendo l’evoluzione del mercato e il costo dei mezzi.

Quindi un box e un buon lucchetto, oltre a un allarme sonoro per una spesa di 100/150 euro per dormire sonni (abbastanza) tranquilli.

Ma sul piatto della bilancia bisogna mettere anche il notevole contributo alla diminuzione dell’inquinamento dell’aria e di quello acustico, oltre che alla diminuzione del traffico cittadino privato, quello che congestiona le strade e rende difficoltosi e lunghi anche gli spostamenti, che in città statisticamente sono sotto ai 3 km per quasi il 50% dei casi.

Insomma, l’ipotesi dell’acquisto di una cargobike, con il passare del tempo diventa sempre meno una ipotesi. E come sempre accade, anche grazie alla sua diffusione, diventerà un mezzo sempre più interessante e maggiormente degno di attenzioni anche di infrastrutture.

Ma tu la cargo ce l’hai? No, perché per adesso non mi serve ancora e la bicicletta mi basta…“.

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Marco FardelliMarco Fardelli architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | Facebook | CityBustoBike
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