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Agricoltura conservativa e No-tillage, panacea di tutti i mali?

aratura campi - tecnica no-tillage
Immagine da Depositphotos

La pratica della non lavorazione del terreno, chiamata No-tillage, diffusasi negli anni sessanta, ha mostrato di avere esiti più favorevoli sullo stato di salute del terreno, rispetto all’agricoltura convenzionale. Cerchiamo di capire perché…

Si sente parlare sempre più del No-tillage – non lavorazione del terreno, mancata lavorazione del letto di semina – come pratica agricola miglioratrice dello stato di salute del suolo.

Tecnica che apporta benefici di produzione e ambientali; molti infatti ritengono che queste pratiche possano aumentare il sequestro di anidride carbonica atmosferica, favorendo la mitigazione dell’effetto dei gas serra e migliorando la salute del terreno.

Il No-tillage: una pratica antica

L’utilizzo dell’aratro come strumento agricolo risale a tempi anteriori alla nascita di Cristo, come testimoniano alcuni versi della Bibbia. Ma l’aratro dei tempi biblici non ha nulla a che fare con i moderni aratri del XXI secolo.

In tempi antichi, l’aratro non era altro che un ramo di un albero che graffiava o scarificava la superficie del terreno, senza mescolare gli strati del suolo. Questa operazione, oggi, puó essere riconosciuta come conservativa o di minima lavorazione.

Anche il No-tillage era praticato dagli antichi Egizi e dagli Incas, che usavano un bastone per forare il terreno, per poi riempirlo di semi.

Nell’agricoltura moderna e meccanizzata, invece, la non lavorazione del terreno si é diffusa negli anni ’60 con l’avvento dei moderni erbicidi.

Nel 1955, viene inventato il Paraquat, uno degli erbicida piú velenosi dell’agricoltura moderna, commercializzato nel 1961, che ha portato diverse compagnie, tra cui la Imperial Chemical Company, ad avviare una ricerca intensiva sul No-tillage, dimostrando al mondo la sua praticità, non solo in termini agricoli ma anche economici.

Agricoltura convenzionale rispetto alla No-tillage

Nel XX secolo, l’attività scientifica si concentra sul paragone tra il No-tillage, quindi conservativa, e l’agricoltura tradizionale, fatta da arature profonde e diverse lavorazioni del letto di semina.

Con il fine di favorire la sintesi dei pro e dei contro, abbiamo schematizzato le più recenti evidenze empiriche delle maggiori testate scientifiche nella tabella sottostante.

Basta osservare i fattori positivi descritti per dedurre che questa pratica produce esiti favorevoli rispetto all’agricoltura convenzionale.

Le coltivazioni in No-tillage, hanno delle migliori performace nelle annate piú secche, fattore determinante per un miglior adattamento agricolo al cambiamento climatico.

tabella benefici tecnica no-tillage
tabella benefici tecnica no-tillage

Tuttavia, i benefici della conversione a No-tillage si evincono dopo diversi cicli di produzione rispetto a quella convenzionale, pesando sulle tasche degli agricoltori che potrebbero assumere un atteggiamento restio.

Dobbiamo però considerare che, in un contesto globale di incertezza climatica e aumento esponenziale dei costi degli input di produzione, le tecniche di non lavorazione possono risultare una scelta menageriale vincente.

Una globale transizione dei metodi colturali, non può avvenire a spese di un settore sempre piú in crisi. Un efficentamento, energetico, climatico e di produzione deve necessariamente passare da una volontà politica che appoggi i nostri agricoltori.

L’elenco bibliografico dei link inseriti nella tabella può essere consultato qui.

articolo a cura di Filippo Milazzo, ricercatore universitario

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