Home Energy and Mobility Questione inceneritore: tutto dipende da noi e dalla nostra quantità di rifiuti

Questione inceneritore: tutto dipende da noi e dalla nostra quantità di rifiuti

Dipende da noi, dalla quantità di rifiuti che produciamo, se costruire o meno un inceneritore. Se non cambiamo modalità di vita, l’unica soluzione è scegliere una tecnologia come quella utilizzata nell’impianto di Copenhagen. Ma anche in Danimarca ci stanno “ripensando”…

Se i rifiuti ci sono è dovere della pubblica amministrazione locale gestirli. Paghiamo le tasse per questo. Ma quello che sottolineo, dopo la visita al famoso inceneritore di Copenhagen, è che se non vogliamo un inceneritore in “casa”, l’unica soluzione è diminuire la produzione di rifiuti. E questo dipende da noi.

Secondo: comunque i rifiuti vanno differenziati il più possibile. E questo dipende ancora da noi.

Terzo: fare arrivare agli inceneritori il meno possibile. L’ultimo anello di questa catena dipende dai precedenti e ricade comunque sulle amministrazioni che vogliono, o meno, sfruttare a pieno gli inceneritori per produrre, anche, energia (il tema in questi giorni scotta assai, vista la “guerra del gas”).

Copenhagen – di tutto questo – se ne è accorta: per tenere fede alla diminuzione delle emissioni al 2030 sta attivando politiche che limitano i rifiuti in inceneritore.

Nello stesso inceneritore di cui si fa vanto e che in effetti, se di nuovi inceneritori si deve parlare, conviene seguire questo genere di tecnologia.

Diminuire la produzione di rifiuti

La nostra è la civiltà dei rifiuti: se ne producono troppi. E smaltirli – anche al meglio, grazie al ricorso delle migliori tecnologie come quelle di Copenhagen – significa comunque produrre inquinamento.

Diminuire, recuperare in ottica di economia circolare, prima di tutto diventa un dovere civico di tutti noi. Come ultima spiaggia, infine, si deve bruciare: perché questo avviene nei termovalorizzatori.

Anche in quello di Copenhagen dove dal camino esce una striscia bianca. Pulita? I dati dell’Amager Bakke, questo il nome dell’impianto danese ricoperto di acciaio e legno, sottoscritti anche dal Politecnico di Milano in una recente visita al sito, parlano di un forte abbattimento dei fumi. E delle conseguenti diossine.

Così, si legge dopo la visita di alcuni ricercatori del Centro Studi MatEr del Polimi:”Il trattamento dei gas prodotti dalla combustione dei rifiuti consiste in un filtro elettrostatico (Esp) a 270°C, un sistema Scrfront-end e low-dust con catalizzatore triplo (seguito dall’economizzatore), uno scrubber e un sistema di condensazione del vapore acqueo.

Posizionando il sistema DeNOx a valle del filtro elettrostatico si evita il riscaldamento dei gas, raggiungendo concentrazioni di NOx di 15 mg/m3. L’Sncr è stato sostituito con l’obiettivo di ridurre le emissioni di NOx, soggette a una tassa di 3.3 €/kg.

Lo scrubber a quattro stadi rimuove Hcl, Hf e molti metalli pesanti, non catturati dall’Esp, nel primo passaggio; gli ossidi di zolfo vengono rimossi nel secondo passaggio che prevede l’utilizzo di calcare.

Il sistema di recupero delle condense in due stadi non solo garantisce il recupero del calore di condensazione ma permette anche l’ulteriore pulizia dei fumi, rimuovendo diossine e mercurio mediante l’iniezione di carbone attivo“.

Tradotto: è un sistema assai efficiente, ma per essere tale deve “bruciare” rifiuti in continuazione. E questo mette in crisi la possibilità di abbassare/azzerare le emissioni.

Questione di consenso pubblico

Poi, è vero che l’operazione termovalorizzatore di Copenhagen è un caso perfetto di consenso pubblico: con la costruzione di una pista da scii sintetica (il destino dello stesso sport viste le previsioni di nevicate nel futuro prossimo) e un impianto di risalita che si muove con la stessa energia prodotta in loco, l’azienda che gestisce il termovalorizzatore (Amarger Resourcecenter di proprietà di cinque comuni dell’area metropolitana di Copenhagen) ha conquistato pubblico e stampa.

Una parete possente per l’arrampicata completa l’operazione Sport invernali che riportano alla mente montagne, boschi, natura buona aria. Tombola. Anche per la nostra salute, però.

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