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Tutte le proprietà della carota selvatica

carota selvatica - Daucus Carota
Immagine da Depositphotos

La carota selvatica, stretta parente della Cicuta, ha poco da spartire con la radice che oggi viene comunemente consumata a tavola; è tuttavia ricca di proprietà, che andiamo a conoscere meglio.

Il fiore della carota selvatica (Daucus carota) ha le sembianze romantiche del merletto, grande e dal colore candido, talvolta rosa, adorna i campi incolti delle nostre campagne fino a ottobre inoltrato.

La sua caratteristica principale è un fiore sterile centrale dal colore porpora-nero, che la contraddistingue dalla cugina velenosa Cicuta (Conium maculatum) che con lei condivide la stessa famiglia e lo stesso habitat ed è famosa per aver causato la morte di Socrate.

In autunno inoltrato le infiorescenze ormai mature diventano di color bruno e si chiudono su se stesse, appallottolandosi a nido di uccello così da proteggere, in un abbraccio materno, i propri frutti, piccoli e sferici che, grazie alle loro caratteristiche botaniche, permettono alla pianta di propagarsi anche in luoghi molto distanti.

I frutti, infatti, sono muniti di piccole setole spinose, che come spilli, si attaccano facilmente ai vestiti oppure al manto degli animali da pascolo venendo così, trasportati lontani dalla pianta madre, garantendo la discendenza.

La radice bianca, legnosa, nodosa e dalla forma allungata è l’antenata della moderna carota, che, nel XVI secolo, l’ingegno e l’abilità dell’uomo ha saputo trasformare in una radice arancione e carnosa, facendola diventare uno degli ortaggi più comuni e venduti al mondo.

In cucina della carota selvatica si mangia un po’ tutto: le foglie basali che spuntano in inverno, possono essere mangiate crude o aggiunte nelle insalate; quando, invece, la pianta è ben sviluppata, prima che si formi l’infiorescenza, si raccolgono le foglie del fusto, si possono lessare oppure si possono aggiungere ad altre verdure per preparare una buona zuppa.

La radice, si raccoglie prima della fioritura della pianta e si può mangiare cruda oppure lessata. La radice è anche la parte della pianta più utilizzata nella medicina tradizionale del bacino del Mediterraneo.

In diversi luoghi d’Italia viene tagliata, pestata e la poltiglia così ottenuta, viene usata per lenire bruciature, orzaioli eczemi e dermatiti; lessata e fatta macerare nello zucchero è un rimedio popolare contro la tosse e il raffreddore; il decotto di radice fresca, considerato diuretico stimola l’eliminazione dell’acido urico, calma gli spasmi vescicali e favorisce la comparsa delle mestruazioni, evitandone i dolori.

L’estratto di radice di carota trova il mercato più ampio, però, in cosmetica, dove viene aggiunto in creme solari e prodotti abbronzanti, ricco di betacarotene, protegge, elasticizza la pelle dall’azione dei raggi Uv.

Ha anche la capacità di prevenire le rughe e migliorare l’idratazione della pelle. Una piccola curiosità: il fiore centrale, color porpora-nero, nel medioevo veniva usato dai pittori per creare un inchiostro nero.

Crediti immagine: Depositphotos

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Maria Anna Esposito Maria Anna Esposito: laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche alla Facoltà di Farmacia dell'Università Federico II di Napoli, farmacista con specializzazione in Fitoterapia e Aromaterapia. Fito-blogger. Esercita in libera professione attività di consulenza erboristica | e-mail | Instagram
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