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Anpi Roma scende in campo per il clima. Ecco perché…

pubblicato il: - ultima modifica: 21 Settembre 2022
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Immagine da Anpi.it

Anpi provinciale Roma promuove l’evento “La pace è rinnovabile, la guerra è fossile!” (Roma 21 settembre) e partecipa alla manifestazione del 23 settembre per lo sciopero mondiale per il clima. Due esponenti ci spiegano quali sono gli obiettivi

L’Anpi ha da sempre rappresentato un pilastro nella salvaguardia dei diritti sociali sancita dalla Costituzione ed è quasi naturale che tale funzione oggi si allarghi alla tutela dei diritti ambientali, peraltro così strettamente legati ai primi.

Per l’Anpi La pace è rinnovabile, la guerra è fossile!

La lotta per contrastare il cambiamento climatico vede in prima linea giovani di tutto il mondo ma, grazie a loro, sta diventando una lotta trans-generazionale coinvolgendo tutte le fasce d’età.

In questo ricorda da vicino quella partigiana ove uomini e donne di tutte le età, di tutte le classi sociali e di tutte le estrazioni culturali combatterono fianco a fianco il fascismo e lo vinsero.

La crisi climatica di origine antropica è un nemico altrettanto pericoloso che sta mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza sul nostro pianeta della specie umana e di tante altre.

Alla fine del 2020 l’Anpi Provinciale Roma approva la definizione di un gruppo di lavoro sulla correlazione tra diritti costituzionali e diritti ambientali.

Nel 2021, Anpi presenta il documento per il XVII Congresso che mette il cambiamento climatico come primo dei tre fattori di portata globale che non semplicemente incidono sulle singole situazioni nazionali ma cambiano il modo di pensare della politica, delle culture, delle società (gli altri due: crisi degli strumenti e rivoluzione tecnologica digitale).

Nello stesso anno nasce il Gruppo di studio e di lavoro su Costituzione e ambiente istituito dall’Anpi provinciale di Roma.

locandina anpi

Il punto di partenza è evidenziare il raccordo tra i diritti sociali già sanciti dalla Costituzione e i diritti ambientali introdotti (finalmente!) nel marzo del 2021 negli articoli 9 e 41. Nel corso dei suoi lavori, tra le varie iniziative, il gruppo formula delle proposte di emendamento al documento del XVII Congresso Anpi.

Tra queste quella tesa a sottolineare che le fonti energetiche rinnovabili, come il sole e il vento, sono risorse essenziali per la vita la cui garanzia è fondamentale per l’eguaglianza dei cittadini e, perciò, da considerarsi beni comuni e diritto umano universale.

Così come l’emendamento che ricorda che la crisi climatica, oltre ad aggravare i conflitti sociali nel nostro Paese, in particolare per la desertificazione del nostro meridione che già soffre uno storico ritardo, ha conseguenze perfino peggiori sui Paesi più poveri ove i disastri climatici provocano siccità, scarsità di cibo, incendi, inondazioni, desertificazione, tutti eventi che alimentano le migrazioni di massa e i conflitti armati.

Nel frattempo siamo precipitati nell’ennesimo conflitto bellico, stavolta nel mezzo dell’Europa e con un coinvolgimento diretto anche del nostro Paese. La Costituzione italiana sancisce all’articolo 11 un principio cardine: l’Italia ripudia la guerra.

Mentre si avvicina la giornata internazionale della Pace (21 settembre prossimo) è in discussione in Parlamento lo stanziamento di ulteriori 12,5 miliardi destinati ad armamenti, proposto da un governo che dovrebbe occuparsi solo di affari correnti.

Affari correnti quali, per esempio, l’emanazione dei regolamenti per le Comunità energetiche rinnovabili (previste ai sensi del D.Lgs. 199/2021 in attuazione della Direttiva Europea Red II), che doveva avvenire, con decreti del Ministro della transizione ecologica, entro maggio 2022.

Ormai è evidente che saranno lasciati al successivo Governo…

Invece i nuovi rigassificatori galleggianti vanno avanti come treni in barba a qualsiasi regola, con investimenti, già fatti, di centinaia di milioni di euro che ci porteremo avanti per tanti anni.

Perché si vuole privilegiare il gas e penalizzare le energie rinnovabili? Impianti rinnovabili, anche di grandi dimensioni, possono essere istallati in meno di 2 anni (in Portogallo le bollette ammontano a un terzo di quelle italiane…).

L’Italia ha tanti bacini idroelettrici ideali per il fotovoltaico galleggiante, tanti tetti pubblici, tanti capannoni industriali da riqualificare, tante scuole che possono essere fulcro di comunità energetiche per i piccoli e numerosi paesi delle nostre provincie.

Vi sono due possibili risposte, speriamo smentite dai fatti al più presto. La prima è che le energie rinnovabili sono a disposizione di tutti e non in mano a poche multinazionali come il gas, il petrolio e il carbone.

Evidentemente non sono ancora pronti a venderci a caro prezzo la luce del sole e la forza del vento come si fa con l’acqua (nonostante l’esito del referendum…).

E si rischia che qualcuno usi le fonti rinnovabili in modo democratico e solidale, magari proprio con le Comunità Energetiche Rinnovabili, tenute bloccate dal Ministro Cingolani.

La seconda risposta è che quasi tutte le guerre nell’ultimo secolo sono state fatte per e con le fonti fossili. Inoltre esse, così come l’aumento della bolletta energetica, colpiscono principalmente i più deboli.

Le spese militari (2% del Pil, 38 miliardi annui), i sussidi pubblici per le fonti fossili (oltre 20 miliardi annui) e gli extra-profitti (40 miliardi), per un totale di circa cento miliardi, dovrebbero essere spesi interamente per una transizione energetica equa, per nuovi posti di lavoro, per riqualificare territori esausti.

Al contrario si sta allargando il debito che lasceremo alle future generazioni: al gravoso debito economico italiano stiamo aggiungendo un sempre più grande e pericoloso debito ambientale e sociale.

Invece di seguire la via della transizione ecologica, come ci chiedono gli scienziati, ci stiamo avviando a una transizione basata sulla conflittualità tra paesi ricchi e paesi poveri e, all’interno di ciascun paese, tra i più ricchi e i più poveri.

Invece di adottare politiche per rigenerare e distribuire equamente le non infinite risorse della terra si combatte per accaparrarsele a favore di pochi e a danno di molti.

Eppure la Costituzione italiana delinea chiaramente la strada da seguire per il percorso che ci indica la scienza: l’art. 3 pone l’uguaglianza al centro degli obiettivi sociali, l’art. 9 ci ricorda che la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, l’art. 41 che afferma che l’attività economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e che l’attività economica pubblica e privata deve essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

Questo il faro che deve guidare tutti noi e la politica chiamata a trasformare in atti concreti i principi costituzionali, per riuscire a invertire i processi conflittuali in atto e avviare un percorso di transizione ecologica, di crescita sociale e lavorativa, di miglioramento delle condizioni di vita, di riduzione della povertà, di miglioramento della salute e per riuscire a eliminare le condizioni che scatenano i conflitti.

Questi e tanti altri i motivi per cui Anpi Roma promuove l’evento del 21 settembre 2022 La pace è rinnovabile, la guerra è fossile! e partecipa alla manifestazione del 23 settembre per lo sciopero mondiale per il clima.

(testo redatto da Guido Marinelli professore universitario, segreteria provinciale Anpi Roma e Luigi Ferrante, medico, iscritto Anpi Roma)

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