Home Green Jobs Italiani all’estero, cosa voteranno? Il parere di Benedetta Scuderi

Italiani all’estero, cosa voteranno? Il parere di Benedetta Scuderi

pubblicato il:
Benedetta Scuderi

Benedetta Scuderi è una giovane professionista specializzata in Green policies e Social impact assessment. Alle elezioni del 25 settembre si fa portavoce dei giovani a livello europeo. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio i valori della futura classe politica.

Classe 1991, Benedetta Scuderi è la candidata capolista della lista Alleanza Verdi Sinistra per il collegio Europa. Laureata in giurisprudenza, specializzata in sostenibilità, la Scuderi si occupa di stakeholder engagement per prevenire i possibili conflitti socio-ambientali.

L’Europa è la sua casa politica. Dopo anni di cooperazione e volontariato, nel 2019 decide di impegnarsi a livello partitico. E nella Federazione dei giovani verdi europei (Fyeg) – di cui è portavoce dal 2022 – trova la forza e i valori per farlo.

Perché fare politica, per Benedetta Scuderi, vuol dire lottare per ottenere un nuovo paradigma sociale basato su giustizia, solidarietà, equità.

L’organizzazione giovanile chiede la ridistribuzione delle risorse economiche, umane e naturali. E vuole un nuovo tempo basato sulla persona e non sul mercato: “una visione che trova poco riscontro nelle idee politiche già esistenti” sottolinea Benedetta.

Così, insieme ad altri compagni, la Scuderi contribuisce alla nascita dei Giovani europeisti verdi (Gev).

E con le elezioni inaspettate del 25 settembre arriva anche la sua candidatura, che accetta nonostante le “complessità e i limiti elettorali di questa campagna” per una ragione fondamentale: la responsabilità verso i suoi coetanei.

Oggi ci sono priorità che vanno al di sopra di ogni scala delle priorità e per affrontarle serve un cambio di sistema. E per ottenerlo, è importante rinnovare il corpo politico“.

Così, dal 6 settembre ha avviato il suo tour in giro per l’Europa per confrontarsi con gli italiani all’estero: il tutto scegliendo la mobilità sostenibile per testarne limiti e vantaggi in tutta Europa. Ecco la nostra intervista.

Cosa pensa la comunità italiana all’estero della politica nazionale e cosa si aspetta?

La comunità italiana all’estero è terrorizzata. C’è il terrore che l’Italia vada in mano all’estrema destra. In generale, è la comunità dell’estero, non solo quella italiana, a essere preoccupata: ci sono molti affezionati di politica che temono una situazione degenerativa per tutta Europa. Motivo per cui guardano alla nostra campagna elettorale con attenzione.

La comunità italiana europea teme un nuovo governo che non abbia a cuore l’interesse di cittadini e cittadine e che li costringa a restare all’estero. Bisogna ricordare che non tutti gli italiani vogliono restare fuori dal proprio Paese di origine: molti lasciano i confini nazionali per un futuro più competitivo e vantaggioso.

A preoccuparli sono soprattutto i diritti, tra tutti quelli civili. Sono molte le persone che non rientrano in Italia perchè non possono vedere riconosciuto il matrimonio o l’adozione dei figli del compagno o della compagna. E questo vuol dire molte paure, spesso anche più profonde di quelle degli italiani rimasti sul territorio.

Quali sono le vostre proposte per i giovani europei?

Le nostre proposte sono quelle che diamo per tutti i giovani: in Italia e non. Vogliamo che si chiuda questa situazione indecorosa per cui i giovani italiani raggiungono l’indipendenza alla soglia dei 30 anni (dati Eurostat).

Ciò dipende dal fatto che il nostro mercato del lavoro è malato: c’è una precarizzazione assoluta del lavoro. C’è un uso non normato dei tirocini, anche di quelli non retribuiti.

I salari non permettono di soddisfare dei bisogni base (casa, pagare bollette, cibo). Con 500 euro al mese è impossibile diventare indipendenti.

Per questo, la prima cosa che proponiamo è permettere l’indipendenza: diminuire i contratti precari, abolire i tirocini non retribuiti e introdurre un salario minimo di 10 euro  l’ora, quello della dignità.

Tante altre le proposte, tra cui il diritto alla casa, cercando di introdurre misure – quali la regolamentazione di b&b, la possibilità di avere affitti calmierati, l’aumento di edilizia popolare tramite il riuso di edifici abbandonati – che permettano ai giovani di permettersene una.

Inoltre, prevediamo trasporti gratuiti per gli under30: una misura ambientale, sociale ed educativa. Migliorando la mobilità per chi non se la può permettere, combattiamo le emissioni e favoriamo una cultura del mezzo pubblico, che in Italia manca.

Tra le proposte non può mancare il voto fuori sede. In contrasto con l’articolo 48 della Costituzione, in Italia c’è un vincolo ingente al voto dettato dal costo e dal tempo richiesto ai fuori sede per recarsi alle urne. Il nostro è un astensionismo obbligato.

E, ancora, per dare centralità ai giovani noi proponiamo di estendere il voto ai sedicenni e di abbassare l’età per entrare alla Camera e in Senato. Sappiamo che i giovani sono quelli che tengono maggiormente al proprio futuro e dobbiamo dargli la possibilità di sceglierselo.

Sono pronti per farlo: lo dimostrano tutti gli attivismi climatici, che sono fatti dai giovanissimi e hanno di fatto spostato l’attenzione politica su un tema così importante.

Come può questa Politica arrivare meglio ai giovani? Dunque, che ne pensa delle new entry su TikTok?

Se si vuole parlare ai giovani, non serve TikTok. Per arrivare ai giovani bisogna parlare con i giovani e dei temi che li riguardano: cambiamento climatico, lavoro, ricerca, scuola. Inoltre, bisogna dar loro la possibilità di arrivare alla candidatura politica, per esserci in Politica.

Per dare centralità ai giovani serve un corpo politico intergenerazionale. Basta con gruppi di uomini 60enni che dicono di parlare ai giovani: dobbiamo guardare a gruppi intergenerazionali dai 16 agli 80 anni.

Non più una comunicazione frontale, ma un confronto plurilaterale e inclusivo. E i dialoghi intergenerazionali non si fanno su TikTok. Noi giovani non valiamo meno solo perchè giovani.

Condividi: