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La progettazione sostenibile di smartphone, tablet e telefoni senza fili sarà presto legge

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riparabilità dei device eletronici
Immagine di Unbroken.solutions

Una nuova, importante, iniziativa legislativa per garantire agli acquirenti di prodotti elettronici di poterli riparare e per favorire il mercato del riuso di prodotti usati.

A fine agosto, la Commissione europea ha avanzato forse la più progredita e completa normativa di ecodesign al mondo che regola la progettazione di smartphone, tablet, telefonini e telefoni senza fili.

La normativa abbraccia la progettazione dell’intero ciclo di vita del prodotto, includendo l’aggiornamento, la riparazione, il riuso e il riciclo, ma escludendo, per il momento, la scelta di materiali e componenti utilizzate, come per esempio la loro origine o la proporzione di elementi riciclati.

La normativa garantisce l’uso dei dispositivi per almeno cinque anni dopo il loro ritiro dal mercato, assicurando la disponibilità dei pezzi di ricambio e, per sette anni, la disponibilità dei manuali di manutenzione e riparazione.

La nuova normativa, che rappresenta l’attuazione della più ampia strategia per un’economia circolare, ha come obbiettivo quello di rallentare il flusso di apparecchi che entrano sul mercato europeo, dove già si trovano oltre 600 milioni di smartphone, tablet e telefoni al ritmo di più di 150 milioni d’unità all’anno ed estendere il più possibile la durata del loro utilizzo, oggi stimata tra due e tre anni.

L’impatto ambientale della produzione di nuovi device elettronici

È importante ricordare che quasi l’80% delle emissioni di gas effetto serra di uno smartphone sono legate alla sua produzione e distribuzione.

Prolungarne l’uso, ritardando il momento della sua sostituzione con un nuovo dispositivo, contribuisce quindi in modo diretto alla riduzione delle emissioni climalteranti.

La Commissione europea valuta che gli smartphone, tablet e telefoni cellulari e senza fili presenti in Europa nel 2020 consumino quasi 40 TWh nel corso della loro vita, tendendo conto anche dell’energia utilizzata per la loro produzione nel paese d’origine.

E prevede che nel 2030 la normativa ecodesign permetterà di risparmiare il 33% dell’energia primaria consumata, che passerebbe così a poco più di 25 TWh.

All’interno della categoria, sono gli smartphone e i tablet i principali consumatori di oltre l’80% dell’energia utilizzata. Oltre alle emissioni, rallentando il ciclo di sostituzione ed estendendo la durata di vita dei dispositivi, la normativa avrà anche un impatto positivo sull’eccessivo sfruttamento delle materie prime, in molti casi scarse e problematiche dal punto di vista delle condizioni in cui sono estratte, lavorate e vendute.

Come pure sull’inarrestabile accumulo di rifiuti elettrici ed elettronici di cui riusciamo a riciclare solo una parte: meno del 40% nell’Unione europea con grandi scarti che vanno dal tasso di riciclo dell’81% della Croazia al 21% di Malta.

Tre sono gli obbiettivi principali che la normativa persegue:

  1. garantire dispostivi duraturi ed efficienti dal punto di vista energetico
  2. assicurare che i cittadini possano facilmente riparare, aggiornare e manutenere i loro apparecchi
  3. semplificare il loro riuso e riciclo

E lo fa definendo requisiti minimi di progettazione relativi alle prestazioni del prodotto (resistenze a infiltrazioni di acqua e polvere, diminuzione della capacità della batteria nel tempo) e a casi d’uso specifici che si presentano in diverse fasi del suo ciclo di vita (aggiornamento, riparazione, riuso, riciclo).

Per quanto riguarda la durevolezza, i dispositivi immessi sul mercato dovranno resistere a un numero minimo (generalmente un centinaio) di urti e impatti, a graffi (livello 4 della scala di durezza Mohs dei materiali), a infiltrazioni di spruzzi d’acqua e polvere.

La loro batteria, inoltre, dovrà mantenere una capacità sufficiente (fissata all’80%) dopo 500 cicli di carica.

Rispetto agli aggiornamenti del sistema operativo, relativi a sicurezza e funzionalità, questi dovranno essere forniti gratuitamente fino al giorno in cui il dispositivo sia ritirato dal mercato e rimanere disponibili per i seguenti cinque anni (aggiornamenti di sicurezza) e tre anni (aggiornamenti funzionali).

Prima di mettere a disposizione l’aggiornamento, il fabbricante (l’importatore o il rappresentante ufficiale) dovrà assicurare che non sussistano problemi di compatibilità tra il nuovo aggiornamento e l’hardware di cui dispone il cliente e, nel caso, dovrà offrirgli la possibilità di ritornare alla versione del sistema operativo disponibile al momento del ritiro del dispositivo dal mercato.

Per facilitarne il riuso, la normativa richiede che il dispositivo includa una funzione software che riporti il dispositivo alla configurazione originale e cancelli i dati contenuti nella rubrica, nella messaggeria e nel registro delle chiamate.

Inoltre, per facilitare il riciclo, il fabbricante (l’importatore o il rappresentante ufficiale) deve mettere a disposizione, su di un sito web pubblico, le istruzione di smontaggio per accedere a ciascuna delle componenti, includendo la sequenza di azioni, gli strumenti e le tecnologie necessarie.

Questa informazione dovrà essere disponibile per 15 anni dopo l’uscita dal mercato del dispositivo. Per le parti più esposte, come lo schermo o la batteria, la normativa richiede che i fermagli siano amovibili e lo smontaggio necessiti esclusivamente di strumenti standard, disponibili sul mercato o forniti dal fabbricante, in modo che chiunque possa effettuare la sostituzione.

La riparazione dei dispositivi, finalmente normata con grande dettaglio

Ma la fase che la normativa regola con più grande dettaglio è la riparazione. Il primo aspetto a essere regolato è la disponibilità dei pezzi di ricambio.

La normativa indica una lunga lista di pezzi di ricambio che dovranno rimanere disponibili 5 anni dopo il ritiro dal mercato del dispositivo per i riparatori professionisti e cioè i riparatori che, in alcuni paesi europei, sono iscritti all’albo ufficiale e in altri operano conformemente alla legislazione nazionale.

Una lista più corta di pezzi di ricambio essenziali, come le batterie, gli schermi, la cover posteriore, il caricatore e il carrello delle carte Sim e la memoria che dovranno essere resi disponibili anche ai riparatori indipendenti e ai cittadini.

La procedura per ordinare i pezzi di ricambio dovrà essere disponibile online, come pure i manuali di riparazione per una durata di sette anni dal ritiro dal mercato del prodotto.

Vige sempre la distinzione tra pezzi di ricambio e manuali disponibili solo ai riparatori professionisti e la selezione ridotta di pezzi di ricambio e manuali aperti a tutti.

Infine, la normativa richiede che i pezzi di ricambio vengano consegnati al cliente entro cinque giorni lavorativi dalla ricezione dell’ordine e che il prezzo massimo, Iva esclusa, sia indicato sul sito pubblico.

Fino al 28 settembre, le associazioni, le aziende e i cittadini che risiedono in Europa possono contribuire a migliorare la normativa, condividendo le loro osservazioni e le loro proposte direttamente online.

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