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Il settore fashion alla resa dei conti ambientali

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sfilata moda
Immagine da Depositphotos

Purtroppo, sembra che manchino dei dati coerenti per misurare l’impatto ambientale della moda e di tutta la sua filiera. Ma un dato è certo: il comparto scotta.

Secondo i dati riportati dal report European House-Ambrosetti, le stime sulle emissioni di carbonio del settore moda registrano uno scostamento fino a oltre il 300%.

Prendiamo per esempio il tema dell’uso dell’acqua: lestime sui prelievi annuali di acqua dolce da parte delle imprese mostrano variazioni fino a circa il 180% l’una dall’altra e fino a oltre il 400%, rispetto ai dati sull’utilizzo di acqua per la produzione di jeans.

E lo scenario a livello europeo non si discosta di molto; così l’Europa ha stabilito che tra il 2023 e il 2024, circa 1000 aziende europee dei settori fashion e lusso devono rendere pubbliche annualmente le proprie performance quantitative di sostenibilità.

Italia in primis, con circa 300 aziende, poi Francia e Germania con oltre 100, mentre tutti gli altri Paesi Ue hanno circa 30 aziende interessate.

Ci attendono nuove sfide sociali, ambientali e tecnologiche: le leve competitive che guideranno l’evoluzione in chiave sostenibile del’’intero settore del fashion.

L’Italia è leader dell’industria della moda di alta qualità nel mondo e la transizione ecologica è un elemento strategico per l’industria nazionale che, come abbiamo appreso durante la conferenza stampa di presentazione del Venice Sustainable fashion Forum 2022, ha un fatturato di circa 100 miliardi di euro, oltre 500.000 addetti e più di 60.000 aziende coinvolte.

L’Italia è il primo produttore di moda di alta qualità nel mondo e dà lavoro, tra industria e terziario, a oltre 1milione di persone. Le dimensioni del settore e il suo impatto a livello globale implicano la responsabilità di tracciare nuove strade verso la sostenibilità” afferma Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, intervenuto durante la conferenza stampa.

A cui si è aggiunto Flavio Sciuccati, senior partner The European House Ambrosetti, riconoscendo il valore dell’industria della moda italiana che “è di gran lunga leader mondiale nella fascia alta del mercato e, dato fondamentale, vale circa un quinto di tutto l’export italiano“.

È necessario quindi perseguire un obiettivo concreto di transizione sostenibile: riunire le aziende della filiera del fashion per identificare le sfide prioritarie, indicare una strada condivisa di cambiamento e avviare un percorso di trasformazione reale e basato su evidenze scientifiche e misurabili.

Un percorso che ha bisogno di tappe e traguardi intermedi da raggiungere e quindi l’industria italiana della moda si dà appuntamento in autunno, a Venezia, il 27 e 28 ottobre, in occasione del Venice Sustainable Fashion Forum 2022, il summit internazionale dedicato a un futuro sostenibile del settore, per lanciare un appello condiviso di crescita economica responsabile tra gli attori della filiera.

La due giorni, in programma alla Fondazione Giorgio Cini dell’isola di San Giorgio, è promossa da Confindustria Venezia e Rovigo e The European House-Ambrosetti, con il patrocinio di Asso-calzaturifici, Camera Nazionale della Moda Italiana e Sistema Moda Italia.

Un nuovo orizzonte, che trova le sue origini da quella che un tempo era la via della seta e che oggi, trova una nuova strada verso la sostenibilità e la transizione ecologica, anche con il supporto di una nuova strumentazione e nuove tecnologie e sperimentazioni attente all’ambiente.

Ce lo dice anche Vincenzo Marinese, presidente Confindustria area metropolitana di Venezia e Rovigo, “il Politecnico Calzaturiero ha messo in campo un hub tecnologico, di innovazione e formazione che il prossimo anno celebrerà cento anni di storia“.

Ragionare e analizzare il presente per proiettarsi in un futuro di produzione sempre più attenta all’ambiente: un momento di confronto per chi la moda la crea e la sperimenta ogni giorno, per misurare il reale impatto anche in termini di sostenibilità delle aziende.

Ne è convinto anche Sergio Tamborini, presidente di Sistema Moda Italia, per il quale, “la sostenibilità è il terreno di condivisione verso una maggiore valorizzazione dei processi virtuosi e, soprattutto, degli attori del dietro le quinte dell’industria della moda“.

Un consorzio per gestire i rifiuti della moda

Gestire in modo efficiente i rifiuti post-consumo del fashion e assolvere agli obblighi normativi imposti anche dall’Europa non è cosa facile e l’arduo compito è ora in mano al consorzio di produttori italiani, Retex.Green, la no-profit patrocinata da Sistema Moda Italia e dalla Fondazione del Tessile Italiano, per supportare le aziende nella transizione verso un’industria della moda più sostenibile in tutte le sue fasi di produzione e di vendita.

Portare la filiera a un maggiore livello di sostenibilità e circolarità a tutti i livelli, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumo dei prodotti della moda, da cui derivano i rifiuti.

Un supporto fondamentale per raggiungere un maggiore livello di sostenibilità della filiera, attraverso la creazione di un network qualificato di fornitori, che si occupano di tutte le fasi collegate alla raccolta, alla selezione e alla cernita, all’avvio al riutilizzo, al riciclo e alla valorizzazione dei rifiuti provenienti dai prodotti del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e della pelletteria.

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