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Carburanti alternativi, ma senza penalizzare il settore del pet food

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Si cercano soluzioni per decarbonizzare il settore dei trasporti, sviluppando carburanti alternativi in grado di emettere meno gas climalteranti. Ma serve equilibrio, per non compromettere l’industria del pet food

Le concentrazioni di gas serra (in particolare anidride carbonica, metano e ossido di azoto) continuano a crescere nonostante il temporaneo rallentamento dovuto alla pandemia.

Nel 2022 le emissioni di CO2 sono aumentate dell’1,2 percento rispetto al 2019. A contribuire sono stati India (+7,5 percento), Usa (+5,7 percento) e diversi Paesi europei. Tra cui l’Italia con oltre il 7 percento rispetto al 2021.

Sono dati che emergono dalle Nazioni Unite con il rapporto United in Science 2022, pubblicato dalla World Meteorological Organization. Statistiche che devono far preoccupare ma soprattutto sollecitare istituzioni e industrie ad agire per invertire la rotta. Puntando soprattutto su combustibili e risorse alternative.

Nei giorni scorsi la Commissione Europea si è mossa in questa direzione selezionando 24 progetti per lo sviluppo di infrastrutture per combustibili alternativi.

Nel complesso, si parla di un investimento totale di 292 milioni di euro che si tradurrà in 5.700 punti ricarica in circa 1.400 stazioni e 57 stazioni di rifornimento di idrogeno lungo la rete transeuropea dei trasporti (Ten-T) in 23 Stati membri dell’Ue.

L’obiettivo è dunque puntare sul trasporto, facendo circolare quanti più possibili veicoli a basse e a zero emissioni. Ma la questione riguarda anche l’industria del pet food, che però segnala la necessità di non autorizzare per i carburanti l’utilizzo di grassi animali di categoria 3, ovvero quelli destinati dalla normativa europea all’alimentazione animale.

Ad alzare la voce sono i produttori di alimenti per animali da compagnia, rappresentanti in Europa da Fediaf e in Italia da Assalco (Associazione Nazionale Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia).

L’impiego dei grassi animali di categoria 3 nei biocarburanti – affermano – significherebbe togliere alimenti alle ciotole degli animali in Europa per riempire serbatoi di carburante.

I grassi animali forniscono acidi grassi essenziali, energia e contribuiscono a rendere appetibili i cibi, fornendo importanti benefici nutrizionali agli animali da compagnia.

Sono risorse difficilmente sostituibili: anche laddove possibile, le alternative sarebbero meno nutrienti, sostenibili e in diretta concorrenza con l’alimentazione umana.

L’allarme proviene da un settore che serve oltre 300 milioni di animali da compagnia in Europa ogni anno e fornisce occupazione diretta e indiretta a oltre un milione di cittadini europei.

I produttori riportano testimonianze di rinomate Ong, che hanno mostrato come esistano altre soluzioni per rendere i trasporti più sostenibili e senza avere un impatto negativo su questo tipo di industria.

Si può dunque incentivare la produzione di combustibili alternativi senza togliere il cibo dalla ciotola dei nostri animali, seguendo direttive e incentivi europei e agendo di conseguenza sul territorio per mettere in pratica ogni conoscenza tecnologica che punta all’energia sostenibile.

Crediti immagine: Depositphotos

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