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Sciopero globale per il clima: chi scende in piazza il 23 settembre

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Venerdì 23 settembre i Fridays for future hanno proclamato sciopero globale per il clima. Li abbiamo incontrati per conoscere meglio chi sono i volti della manifestazione e quale messaggio promuovono…

I Fridays for future non danno indicazioni politiche, ma hanno un programma per affrontare la crisi e chiedono ai politici di appoggiarlo.

Tra i membri che abbiamo incontrato, anche Lorenzo Barili, attivista e studente di Scienze e politiche ambientali presso l’Università Statale di Milano e Martina Comparelli, portavoce Fridays for future Italia.

Nella video-intervista rilasciata a Greenplanner.it hanno parlato di elezioni e programmi elettorali, di rapporto tra attivisti e partiti e, soprattutto, del futuro del movimento dopo il 25 settembre.

I Fridays for future lo confermano: la manifestazione di venerdì 23 settembre sarà intergenerazionale. Perchè la crisi climatica tocca tutti, giovani e anziani, studenti e lavoratori. A Milano, un corteo anche serale, per permettere a tutti di partecipare.

Giorgio Brizio, la voce dei Fridays for future a Torino

I Fridays for future sono tanti e manifestano in tutta Italia. A Torino abbiamo incontrato l’attivista Giorgio Brizio.

Sciopero appena pre-elezioni: quanta fiducia avete nell’impatto della manifestazione e quanta nei risultati elettorali?

Queste sono le prime elezioni climatiche. Ma anche le ultime per fare qualcosa prima che sia troppo tardi o per rispettare i target europei per le riduzioni di emissioni che – seppure insufficienti – noi come Paese non stiamo seguendo.

Abbiamo lanciato lo sciopero del 23 settembre a livello globale, innanzitutto per favorire il coinvolgimento scolastico. Ma in un momento storico come questo speriamo che nel week-end ci sia grande partecipazione politica, nelle piazze e nelle urne. Il 23 settembre è forse l’ultimo giorno utile per incidere prima del silenzio elettorale.

Non so se riusciremo a farlo, ma ci proveremo e faremo di tutto per far entrare il tema della crisi climatica (che è anche sociale, alimentare, umanitaria) all’interno dell’agenda pubblica del dibattito politico.

Programmi elettorali e ambiente: se n’è parlato abbastanza e bene?

Se ne parla molto, ma in modo generico. Intanto perchè il termine ambiente non sembra concreto. Tant’è che dopo la tragedia di questi giorni nelle Marche sentiamo spesso parlare di maltempo.

Ecco, usare questi termini generici inconsapevolmente è molto comodo. Perchè il maltempo succede, invece la crisi climatica ha dei chiari responsabili. Sono le aziende legate alla produzione di combustibili fossili, le aziende del settore alimentare e il mondo della moda.

Nei programmi elettorali spesso non si ha una chiara visione del fatto che se vogliamo trattare questa crisi climatica come tale abbiamo bisogno di mettere in discussione il sistema di approvvigionamento energetico, ma anche di sfruttamento delle risorse e di produzione.

Chi vedremo in piazza venerdì 23?

Sicuro tantissimi studenti. Ma noi speriamo scendano al nostro fianco lavoratori e precari, persone in povertà energetica, persone su cui la crisi climatica impatta maggiormente.

Credo raggiungeremo una mobilitazione ampia quando le persone che lavorano in quegli impianti che sono ambientalmente devastanti sceglieranno di scendere in piazza con noi. Spero che anche gli adulti – soprattutto quelli colpiti da questa crisi – comprendano che la mobilitazione, se fatta insieme, offre la possibilità di cambiare le cose.

Viaggiando per l’Italia, noi attivisti incontriamo i Mapa (Most affected people and areas) del nostro Paese: sono i pescatori di Mazzara del Vallo, gli agricoltori dell’Agro Pontino, gli apicoltori del Trentino.

Soprattutto in Piemonte, spero che coloro che lavorano nelle risaie, chi gestisce impianti sciistici, le guide alpine prendano parola per costruire insieme il cambiamento.

Qual è il ruolo dei social nell’informazione di massa sui consigli sulla sostenibilità?

I social hanno sempre avuto un ruolo importante, spesso emblematico nell’ascesa del movimento Fridays for future e di altri. I social possono essere ingannevoli, ma sono anche un grande strumento  per una comunicazione pop, inclusiva e attraente.

E sfidante, considerato che le persone restano su un post di Instagram circa 30 secondi.

Qui si trovano anche i green content creator, che parlano di sostenibilità. A volte, però, non capiscono che l’emergenza climatica è un’emergenza sociale e quindi non la si può trattare come sconnessa e a sé stante.

Anche sui social è importante non aver paura di essere scomodi e fare domande, perchè non si tratta solo di non fare bene la raccolta differenziata. Le singole azioni quotidiane possono fare la differenza se sommate, ma non possiamo dimenticare che ci sono 100 aziende che, da sole, sono responsabili del 71% delle emissioni globali. Serve che ad agire siano le Istituzioni.

Venerdì 23 settembre, la testimonianza di chi scende in piazza

Sono molte le realtà che hanno colto e condiviso l’appello dei Fridays For Future. Tra queste anche Ci sarà un bel clima, un progetto nato nel 2020 con l’intento di favorire un coinvolgimento più ampio intorno alla causa climatica ed ecologica.

Noi parteciperemo a Brescia alle manifestazioni della mattinata organizzate da Fridays For Future. Purtroppo dopo la pandemia la partecipazione in piazza è un po’ calata ma direi che dopo questa estate siccitosa e veramente molto calda, il clima è entrato nelle conversazioni di molti.

Quindi speriamo di essere in tanti, le elezioni sono vicine e questo deve essere l’argomento di base che unisce tutti gli altri. Non possiamo pensare di parlare di lavoro, istruzione, sanità, turismo o beni culturali se non parliamo di clima e di come arginare la crisi climatica” ha spiegato a Greenplanner.it Michele Argenta, co-fondatore di Ci sarà un bel clima.

Michele, che lavora come ingegnere energetico nell’edilizia, ricorda “che quest’estate l’Italia ha visto temperature superiori a 2°C rispetto la media. Il mediterraneo e le Alpi sono hotspot climatici e quindi il fatto che ogni decimo di grado conta nella lotta climatica qui vale più che in altre zone“.

E,  in merito alle elezioni e all’inclusione dell’ambiente nei programmi politici, Argenta cita l’Indice di impegno climatico, la pagella dei partiti dal punto di vista della lotta climatica.

Quando si parla di clima a livello politico talvolta lo si confonde con l’ambiente oppure si trattano i soliti slogan acchiappa-voto (pianteremo alberi! decarbonizzeremo al 2030!). Alcuni partiti hanno il clima e l’ambiente come base del proprio programma politico, alcuni lo inseriscono come ultimo punto del programma (ma comunque per la prima volta è presente in tutti i programmi di partito)”.

Proprio in questi giorni si è concluso con un’ultima valutazione il lavoro promosso da Climalteranti e Italian Climate Network sull’analisi dell’impegno climatico delle forze politiche che si presentano alle elezioni del 25 settembre.

Sul podio l’Alleanza Verdi e Sinistra (con 9,2 punti), Partito Democratico (8,7) e Unione Popolare (7,9). Ottengono il punteggio più basso Fratelli d’Italia e Forza Italia (4,1 entrambi), Lega per Salvini Premier (4,3) e Noi Moderati (4,2).

La crisi climatica è ormai innescata e innegabile. Per questo bisogna agire al più presto creando spazi di dialogo e di partecipazione all’interno dei processi decisionali e in rete con tutti gli attori della società – istituzioni, imprese, no profit – per progettare piani sostenibili ed attuabili” spiegano i membri di Change for Planet, associazione nata per coinvolgere attivamente i giovani nella lotta al cambiamento climatico.

Per questo, li troveremo in piazza venerdì 23 settembre.

Il tema ambientale è rimasto dormiente per anni, ora se ne sta parlando di più, ma non abbastanza. La gravità delle conseguenze che vivremo e che stiamo già vivendo con eventi estremi anche in Italia, deve essere presa sul serio sul piano politico nazionale e internazionale” sottolinea Roberta Bonacossa, presidente e co-fondatrice del gruppo.

Global strike: non solo associazioni

Allo sciopero aderirà anche Banca Etica con la chiusura di uffici e filiali per permettere ai dipendenti di partecipare alla mobilitazione per il clima. Un messaggio per sottolineare l’importanza di una finanza etica, che metta al primo posto il pianeta e le persone.

Per supportare l’impegno di sensibilizzazione dei giovani, il costo della giornata di stipendio dei lavoratori che prenderanno parte allo sciopero sarà devoluto per un 20% a Fridays for future e Extinction Rebellion.

Il restante 80% a Greenpeace Italia e Greenpeace Spagna, che da oltre 30 anni si battono per influenzare l’opinione pubblica verso stili di vita ecosostenibili.

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